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D.Lgs. 163/2006 — Sezione Quinta Penale

2 provvedimenti

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Falso ideologico in gara pubblica: Cassazione annulla condanna
L'amministratore di una società partecipa a un appalto comunale e autocertifica l'assenza di cause ostative. La Prefettura aveva emesso a carico dell'impresa un'informativa antimafia, poi sospesa in via cautelare dal TAR. I giudici di merito condannano l'amministratore per il reato di falso ideologico in gara pubblica, ritenendo omessa la segnalazione di un procedimento di prevenzione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la condanna con rinvio. La Suprema Corte rileva una grave confusione tra le diverse ipotesi di esclusione previste dalla legge e stigmatizza la mancata valutazione degli effetti della sospensiva amministrativa.
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Turbata libertà della scelta del contraente ed appalti diretti
La vicenda nasce dall'assegnazione di incarichi di consulenza legale e informatica da parte di società pubbliche regionali a diversi professionisti esterni. I giudici di merito avevano accertato condotte collusive e irregolarità documentali, dichiarando la prescrizione dei reati ma confermando i risarcimenti civili. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di turbata libertà della scelta del contraente non sussiste quando la pubblica amministrazione adotta un affidamento diretto senza gara. Pertanto, la Corte ha assolto i professionisti e i dirigenti da tale accusa con formula piena revocando i risarcimenti civili collegati. È stata invece confermata la responsabilità dei vertici pubblici per il reato di falso ideologico in atto pubblico, a causa della retrodatazione e alterazione delle determine amministrative.
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