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D.Lgs. 124/1993

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70 provvedimenti

Portabilità fondo pensione: la Cassazione conferma
Una nota istituzione finanziaria ha contestato il diritto di alcuni lavoratori di trasferire la propria posizione pensionistica da un vecchio fondo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando il principio inderogabile della portabilità fondo pensione per tutte le forme di previdenza complementare, incluse quelle preesistenti e a prestazione definita, consolidando un orientamento a tutela dei lavoratori.
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Portabilità previdenza complementare: no al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex dipendenti contro un istituto di credito. La richiesta di risarcimento danni per la negata portabilità della previdenza complementare e per la gestione di un fondo pensione è stata respinta per vizi procedurali e mancanza di prove specifiche. La Corte ha sottolineato che i ricorrenti non avevano mai formalmente richiesto la portabilità, ma solo un risarcimento, e non avevano fornito prove concrete di una cattiva gestione del fondo da parte della banca.
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Portabilità fondo pensione: l’accordo si applica?
Un gruppo di ex dipendenti ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere il riscatto delle proprie posizioni da un fondo pensione preesistente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34066/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto. La decisione ha confermato che i criteri di un accordo collettivo del 2009 potevano essere applicati per analogia ai lavoratori già cessati dal servizio, poiché il ricorso non aveva impugnato una delle due autonome ragioni giuridiche della corte d'appello. Il caso sottolinea l'importanza della portabilità fondo pensione.
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Previdenza complementare: motivazione apparente del giudice
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata sulla sua previdenza complementare, contestando l'aliquota applicata. Dopo il rigetto nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha ritenuto che la motivazione fornita dal giudice di secondo grado fosse meramente apparente, in quanto non spiegava adeguatamente le ragioni del rigetto della domanda del cittadino, violando così l'obbligo di fornire una giustificazione comprensibile e verificabile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rimborso fondi pensione: la prova del rendimento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un contribuente non ha diritto al rimborso IRPEF con aliquota agevolata sul rendimento di un fondo pensione se non fornisce la prova rigorosa che tale rendimento derivi da un effettivo investimento sul mercato finanziario. La semplice certificazione dell'ex datore di lavoro non è considerata sufficiente. Il caso riguarda un ex dirigente che chiedeva un rimborso fiscale sostenendo l'applicazione di un'aliquota del 12,50% sulla quota di rendimento del suo fondo di previdenza integrativa. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ribaltando le decisioni dei giudici di merito e affermando che l'onere della prova grava interamente sul contribuente.
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Accordo transattivo: come interpretare l’oggetto
Dei clienti firmano un accordo transattivo con un promotore finanziario a seguito di presunti illeciti. Successivamente, citano in giudizio la banca, sostenendo che una specifica polizza assicurativa fosse esclusa dall'accordo. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, confermando l'interpretazione del giudice di merito secondo cui l'accordo, facendo riferimento alla citazione originale che menzionava la polizza, copriva tutte le controversie correlate. La Corte ha stabilito che l'accordo risolveva le pretese di responsabilità anche nei confronti della banca, quale terza beneficiaria, per l'operato del promotore, nonostante la banca non avesse firmato l'accordo transattivo.
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Tassazione rendimenti fondo pensione: la prova spetta a te
La Cassazione, in un caso sulla tassazione rendimenti fondo pensione, ha stabilito che l'aliquota agevolata del 12,5% si applica solo ai guadagni derivanti da effettivi investimenti sul mercato finanziario. Il contribuente, un ex dirigente, non ha fornito la prova di tale investimento, limitandosi a produrre una certificazione generica. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione favorevole al contribuente e respinto la sua richiesta di rimborso, ribadendo che l'onere della prova spetta a chi chiede il rimborso.
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Tassazione pensione integrativa: parità tra pubblici e privati
Una dipendente pubblica ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte versate sulla sua pensione integrativa. La Corte di Cassazione, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito l'illegittimità della normativa che prevedeva un trattamento fiscale deteriore per i dipendenti pubblici rispetto a quelli privati. Di conseguenza, ha annullato la decisione sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale, affermando il diritto della contribuente a un regime di tassazione pensione integrativa più favorevole e paritario.
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Tassazione fondi pensione: onere della prova
In un caso di rimborso IRPEF su un'indennità di previdenza, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione della tassazione dei fondi pensione. L'ordinanza stabilisce che l'onere della prova per distinguere tra capitale e rendimento, al fine di beneficiare dell'aliquota agevolata del 12,50%, spetta al contribuente. Non è sufficiente una semplice attestazione del fondo, ma è necessaria la dimostrazione dell'effettivo investimento sul mercato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali del contribuente, confermando che un mero errore materiale nel nome non invalida il ricorso se la parte è comunque identificabile.
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Danno da demansionamento: prova e risarcimento
Un dipendente, dopo aver svolto mansioni dirigenziali, subisce un demansionamento. La Cassazione interviene sul caso, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova e i criteri di liquidazione del danno da demansionamento. Si specifica che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adibito il lavoratore a mansioni corrette. Viene inoltre affrontata la questione del risarcimento del danno professionale, distinguendolo dalla perdita di chance, e si statuisce sulla necessità di accertare la soggettività giuridica dei fondi di previdenza complementare prima di poter decidere sulla relativa domanda di contribuzione.
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