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D.L. 463/1983

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114 provvedimenti

Risparmio di spesa e reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla qualificazione giuridica del cosiddetto 'risparmio di spesa'. Il caso riguarda un'impresa che ha ottenuto sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori in mobilità, omettendo di comunicare all'INPS l'esistenza di un collegamento societario ostativo al beneficio. La Corte d'Appello aveva qualificato il fatto come indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). La Cassazione dubita che un mancato versamento di somme dovute possa equivalere a una 'percezione' di una 'erogazione' e chiede alle Sezioni Unite di chiarire se il risparmio di spesa rientri in tale fattispecie e, in caso affermativo, se il reato si configuri come unico a consumazione prolungata o come una pluralità di illeciti.
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Omesso versamento ritenute: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore condannato per omesso versamento ritenute. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pagare a seguito della diffida per beneficiare della non punibilità spetta a chi ha commesso il reato, anche se non ricopre più la carica. L'ex amministratore può pagare come terzo per estinguere il debito della società e beneficiare personalmente della causa di non punibilità.
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Notifica avvocato: sentenza annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna della Corte d'Appello per omesso versamento di contributi. La decisione si fonda su un vizio procedurale decisivo: la mancata corretta notifica all'avvocato difensore del decreto di citazione a giudizio per l'udienza d'appello. Nonostante la notifica all'imputata si fosse perfezionata, l'omessa comunicazione al legale ha determinato una nullità insanabile, rendendo invalidi tutti gli atti successivi, inclusa la sentenza di secondo grado. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo procedimento.
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Bancarotta fraudolenta: no al ne bis in idem per reati fiscali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un amministratore, già condannato per reati fiscali come l'omesso versamento di imposte, può essere processato e condannato anche per bancarotta fraudolenta impropria. Secondo la Corte, non si viola il principio del 'ne bis in idem' (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto) perché i due reati, pur originando da una condotta simile, tutelano beni giuridici diversi e hanno eventi finali distinti: l'evasione fiscale da un lato e il dissesto della società dall'altro.
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Omesso versamento contributi: crisi e sanzioni
Un imprenditore, condannato per omesso versamento contributi, ha fatto ricorso in Cassazione adducendo la crisi economica aziendale. La Corte ha respinto questa difesa, confermando che la difficoltà finanziaria non esclude il dolo. Tuttavia, ha accolto il ricorso su un punto cruciale: ha stabilito che, per i reati commessi prima delle recenti riforme, la conversione della pena detentiva in pecuniaria è possibile anche se è già stata concessa la sospensione condizionale. La sentenza è stata annullata con rinvio su questo specifico aspetto.
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Integrazione al minimo pensione internazionale: le regole
La Corte di Cassazione affronta il caso di un pensionato titolare di una pensione italiana e di una belga, dibattendo se l'integrazione al minimo pensione internazionale sia dovuta. L'ente previdenziale nega il diritto, considerando le due prestazioni come un'unica entrata. La Corte, riconoscendo la complessità della questione e l'impatto della normativa europea, non decide nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per una discussione approfondita, data la rilevanza della questione per la corretta interpretazione delle norme.
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Competenza territoriale contributi: decide la sede INPS
Un'ordinanza della Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione, stabilendo la corretta competenza territoriale contributi. Il tribunale competente per opporsi a un'ingiunzione dell'ente previdenziale non è quello dove ha sede l'impresa, ma quello nella cui circoscrizione si trova l'ufficio dell'ente che ha emesso l'atto e ha il potere di gestire il credito. Questa competenza è speciale e inderogabile.
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Competenza territoriale INPS: dove impugnare l’ingiunzione
La Cassazione, con l'ordinanza 34942/2024, stabilisce la competenza territoriale INPS per le opposizioni a ordinanza-ingiunzione. Il foro competente è quello del tribunale nella cui circoscrizione si trova la sede dell'ente che ha emesso l'atto e gestisce il credito, non la sede dell'impresa debitrice. Questa decisione chiarisce un importante conflitto di giurisdizione.
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Contribuzione figurativa mobilità: la regola corretta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31460/2024, ha stabilito il corretto criterio per il calcolo della pensione dei lavoratori posti in mobilità. Il caso riguardava la richiesta di un lavoratore di ricalcolare la propria pensione basando la contribuzione figurativa mobilità sulla retribuzione dei dodici mesi precedenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione della Corte d'Appello. È stato chiarito che il valore dei contributi figurativi non va determinato su un dato virtuale, ma sulla retribuzione reale cui è riferito il trattamento straordinario di integrazione salariale, come specificamente previsto dalla legge n. 223/1991.
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Usucapione beni pubblici: i limiti della Cassazione
Un consorzio ha tentato di acquisire per usucapione alcuni terreni originariamente di un ente ospedaliero e poi trasferiti a un'ASL. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'usucapione di beni pubblici destinati a un servizio sanitario è impossibile. Tali beni fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato e non possono essere acquisiti da privati tramite possesso prolungato, in virtù di una normativa specifica che ne vieta l'alienazione fin dal 1974.
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Decadenza sanzione amministrativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio sulla decadenza della sanzione amministrativa per omessi versamenti di ritenute previdenziali. In caso di depenalizzazione dell'illecito, se l'autorità giudiziaria non trasmette gli atti all'ente impositore, il termine di 90 giorni per la notifica della violazione decorre dalla data di entrata in vigore della legge di depenalizzazione, qualora l'ente fosse già in possesso dei dati per l'accertamento. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando l'estinzione dell'obbligazione per decorso del termine.
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Termine notifica illecito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul termine di notifica per un illecito depenalizzato. Se l'autorità giudiziaria non trasmette gli atti all'ente preposto alla sanzione (in questo caso, l'INPS), il termine di 90 giorni per la notifica decorre dalla data di entrata in vigore della legge di depenalizzazione, qualora l'ente possieda già autonomamente le informazioni necessarie per procedere. La sentenza sottolinea la prevalenza dei principi di certezza del diritto e di tutela del cittadino rispetto all'inerzia della pubblica amministrazione.
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Decadenza sanzione amministrativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9022/2025, ha stabilito che la decadenza sanzione amministrativa per l'omesso versamento di ritenute previdenziali, in caso di depenalizzazione del reato e mancata trasmissione degli atti da parte dell'autorità giudiziaria, decorre dalla data di entrata in vigore della legge di depenalizzazione. Se l'ente previdenziale possiede già i dati per contestare la violazione, non può attendere indefinitamente, ma deve agire entro il termine di 90 giorni da tale data, a pena di estinzione del proprio potere sanzionatorio.
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Sanzioni amministrative contributi: il termine decorre
Un'azienda si opponeva a un'ingiunzione di pagamento per sanzioni relative a contributi non versati. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le violazioni depenalizzate, il termine di 90 giorni per la notifica delle sanzioni amministrative contributi decorre dalla data di entrata in vigore della legge di depenalizzazione, qualora l'ente avesse già tutti i dati per procedere. Il mancato rispetto di tale termine comporta l'estinzione dell'obbligo di pagare la sanzione.
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Omesso versamento contributi: prescrizione e ricorso
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per omesso versamento contributi, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La decisione è stata possibile perché il ricorso dell'imputato è stato ritenuto valido, in quanto la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato il rigetto di un motivo specifico relativo alla crisi di liquidità aziendale. Questo ha permesso alla Suprema Corte di rilevare la maturazione dei termini di prescrizione e annullare la condanna senza rinvio.
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Pensione estera: quando esclude l’integrazione?
Un pensionato, titolare di una pensione italiana integrata al minimo e di una pensione svizzera, si è visto revocare l'integrazione dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per verificare il superamento dei limiti di reddito, la pensione estera deve essere calcolata convertendola in euro. La Corte d'Appello aveva erroneamente basato la sua decisione sull'importo in franchi svizzeri, commettendo un errore di diritto. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione chiarisce che la prescrizione dei contributi previdenziali sui premi di produzione decorre dal momento in cui il premio doveva essere corrisposto (principio di competenza) e non da quando viene effettivamente pagato. Annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato il principio di cassa, la Suprema Corte afferma che il ritardo nel pagamento non sposta il termine iniziale (dies a quo) per il calcolo della prescrizione contributi.
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Maxi-sanzione: la Cassazione applica la norma penale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema della maxi-sanzione per lavoro sommerso. Il caso riguarda un'azienda sanzionata per aver mascherato un rapporto di lavoro subordinato con contratti di collaborazione. La Corte ha stabilito che la maxi-sanzione, pur essendo formalmente amministrativa, ha una natura sostanzialmente penale. Di conseguenza, deve essere applicato il principio di retroattività della norma più favorevole (lex mitior), annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale applicazione e rinviando per una nuova valutazione alla luce di una normativa successiva più mite.
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Decadenza sanzioni amministrative: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, confermando la decadenza del suo potere sanzionatorio. La vicenda riguarda sanzioni amministrative per omesso versamento di contributi, a seguito di depenalizzazione. La Corte ha stabilito che, in caso di mancata trasmissione degli atti da parte dell'autorità giudiziaria, il termine di 90 giorni per la contestazione decorre dall'entrata in vigore della legge di depenalizzazione, se l'ente possiede già le informazioni per procedere. Questa decisione rafforza i principi di certezza del diritto e tutela del diritto di difesa del cittadino.
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Decadenza sanzioni INPS: i termini per la notifica
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del potere sanzionatorio dell'INPS per la tardiva notifica di violazioni relative a contributi previdenziali omessi. La sentenza chiarisce che il termine di 90 giorni per la notifica, previsto dalla normativa sulla depenalizzazione (D.Lgs. 8/2016), è un termine perentorio. L'ente impositore ha l'onere di provare di aver agito entro tale scadenza. La decisione si fonda sulla necessità di garantire la certezza del diritto e il diritto di difesa del cittadino, principi costituzionalmente tutelati.
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