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D.L. 146/2013

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46 provvedimenti

Liberazione anticipata speciale: No ai reati ostativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la liberazione anticipata speciale. Il beneficio è stato negato in quanto il richiedente sconta una pena per reati ostativi, categoria esclusa da questa misura. La Corte ha stabilito che l'esclusione è legittima e non viola il principio di irretroattività, poiché la norma che introduce la liberazione anticipata speciale è un provvedimento eccezionale che può legittimamente definire i propri limiti di applicazione in base alla pericolosità dei reati.
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Liberazione anticipata speciale: i limiti della legge
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10111/2024, ha respinto il ricorso di un detenuto, chiarendo i rigidi limiti di applicazione della liberazione anticipata speciale. Il beneficio è stato negato a causa di gravi infrazioni disciplinari, che possono avere effetto retroattivo sui semestri precedenti, e per l'impossibilità di applicarlo a periodi trascorsi in detenzione domiciliare o a cavallo dell'arco temporale previsto dalla legge. La Corte ha escluso la possibilità di creare "semestri virtuali" per aggirare tali divieti.
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Appello tardivo: quando il ricorso è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi per tardività, chiarendo che la correzione di un errore materiale nella sentenza non riapre i termini per l'impugnazione. La Corte sottolinea che i termini decorrono dal deposito della motivazione, anche se un coimputato non era menzionato nell'intestazione. Un terzo ricorso è stato respinto in quanto manifestamente infondato, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti sulla base di intercettazioni e pedinamenti. La sentenza ribadisce il rigore sui termini processuali e l'irrilevanza di notifiche non dovute, come quella dell'estratto contumaciale a un imputato mai dichiarato tale.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Un individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti dopo essere stato trovato in possesso di un'ingente quantità di cocaina. In sede di ricorso, ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'elevato quantitativo della sostanza, l'alto grado di purezza e le circostanze fattuali (come il comportamento del soggetto e il luogo del ritrovamento) sono elementi sufficienti a escludere la fattispecie meno grave e a confermare l'intento di spaccio.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21265/2025, ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, escludendo l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La decisione si basa su una valutazione complessiva che ha tenuto conto della notevole quantità di droga (oltre 100 grammi di cocaina), del contesto organizzato dell'attività e della professionalità dimostrata dall'imputato. La Corte ha ribadito che anche un solo elemento di particolare gravità è sufficiente per negare la qualificazione del reato come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: no con 160gr di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità è stata respinta, poiché la notevole quantità di cocaina (160,05 grammi), le modalità di confezionamento e il luogo pubblico del rinvenimento sono stati ritenuti elementi ostativi, prevalenti sulla giovane età e l'incensuratezza dell'imputato.
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