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D.L. 138/2002

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Transazione fiscale: l’archiviazione del Fisco va in Cassazione
I Contribuenti presentavano istanza di transazione fiscale per debiti iscritti a ruolo. Successivamente, una nuova legge abrogava la norma agevolativa. L'Agenzia delle Entrate disponeva quindi l'archiviazione della pratica. I Contribuenti impugnavano il provvedimento. La Commissione Tributaria Regionale riteneva l'archiviazione assimilabile a un diniego impugnabile e negava l'effetto retroattivo dell'abrogazione. L'Agenzia ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la particolare rilevanza nomofilattica della questione riguardante l'efficacia temporale delle norme sulla transazione fiscale e l'impugnabilità dell'archiviazione, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Giurisdizione contabile e società pubbliche
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la giurisdizione contabile sussiste per le azioni di responsabilità contro i dipendenti di una società concessionaria di infrastrutture stradali. Nonostante il trasferimento delle azioni a una holding pubblica, la natura sostanziale dell'ente rimane pubblicistica. La decisione nasce da un caso di corruzione che ha causato un grave danno all'immagine della società. La Corte ha chiarito che la forma societaria di diritto privato non esclude il controllo della Corte dei Conti se permangono poteri autoritativi e finalità di tutela pubblica.
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Assunzione in società pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la violazione della regola del concorso pubblico per l'assunzione in società pubblica determina la nullità del contratto di lavoro. Di conseguenza, anche in presenza di un utilizzo abusivo di contratti a termine, non è possibile la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Questa decisione ribadisce la natura imperativa delle norme sul reclutamento nel settore pubblico allargato, finalizzate a garantire trasparenza e imparzialità.
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Credito d’imposta inesistente: la Cassazione decide
Una società si è vista contestare un credito d'imposta per R&S, maturato nel 2007 e utilizzato nel 2009. L'Amministrazione Finanziaria lo ha qualificato come credito d'imposta inesistente a causa di una normativa successiva (del 2008) che introduceva un'autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda, cassando la sentenza precedente per omessa pronuncia sulla motivazione dell'atto e sull'applicazione delle sanzioni. Pur confermando la legittimità della legge retroattiva, la Corte ha sottolineato la necessità di distinguere correttamente tra credito inesistente e credito non spettante ai fini sanzionatori, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Credito d’imposta inesistente: il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro una cartella di pagamento per un credito d'imposta inesistente. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, giudicati privi di specificità e autosufficienza. La Corte ha sottolineato che un ricorso non può limitarsi a critiche generiche, ma deve attaccare puntualmente le argomentazioni giuridiche della sentenza impugnata, pena la sua nullità.
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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: l’obbligo del form
Una società si è vista negare un credito d'imposta per ricerca e sviluppo perché, pur avendolo maturato nel 2007, lo ha utilizzato nel 2009 senza presentare un formulario introdotto da una legge del 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che il fattore decisivo per l'obbligo di presentazione del modello è la data di fruizione del credito, non quella di maturazione. Utilizzando il credito dopo il 1° gennaio 2009, la società era tenuta a rispettare la nuova procedura, pena la decadenza dal beneficio.
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Nullità contratti appalto pubblico: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la nullità di una serie di contratti di appalto pubblico stipulati tra un'azienda di servizi e un ente a partecipazione statale. La decisione si fonda sulla violazione delle norme di evidenza pubblica, in particolare per il frazionamento artificioso degli incarichi e il divieto di rinnovo tacito. Viene chiarito che anche le società per azioni qualificate come organismi di diritto pubblico sono soggette a tali regole imperative. La Corte rigetta inoltre la richiesta di pagamento dell'azienda fornitrice, distinguendo tra l'azione di ripetizione di indebito, non applicabile a prestazioni di 'facere', e quella di arricchimento ingiustificato, per la quale non è stata fornita prova adeguata.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile (Cass. 779/24)
Un'impresa si è vista confermare il diritto a un credito d'imposta per un investimento. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione fino in Cassazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha applicato il principio della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un riesame dei fatti se due sentenze di merito sono identiche nelle motivazioni, e ha rilevato la carenza di specificità del ricorso stesso.
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Declinatoria arbitrato: nomina arbitro non è rinuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 208/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di appalti pubblici e arbitrato. Nel caso di una controversia tra un'impresa di costruzioni e un ente pubblico, la Corte ha chiarito che se la clausola arbitrale deriva dalla legge e non da un accordo tra le parti, la successiva declinatoria arbitrato da parte dell'ente è un diritto potestativo. La nomina del proprio arbitro, effettuata dopo la declinatoria e al solo fine di eccepire l'incompetenza, non costituisce una rinuncia alla scelta di adire la giurisdizione ordinaria. Di conseguenza, la sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Credito d’imposta investimenti: l’onere della prova
Una società si è vista negare un credito d'imposta investimenti per non aver rispettato i requisiti formali. La società sosteneva che l'investimento fosse anteriore all'introduzione di tali obblighi, ma non è riuscita a fornirne prova certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare la data di inizio dell'investimento spetta al contribuente e ha chiarito i principi sul valore probatorio dei documenti e sulla validità del richiamo a verbali già noti al contribuente.
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