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D.L. 113/2018

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32 provvedimenti

Parcheggiatore abusivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di parcheggiatore abusivo recidivo. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera ripetizione di quelli già presentati in appello e respinti, portando alla conferma della condanna e all'imposizione di una sanzione pecuniaria.
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Parcheggiatore abusivo: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore. L'ordinanza sottolinea che la ripetizione della condotta, dopo una precedente sanzione, è sufficiente per configurare il reato, rendendo irrilevante la percezione di un compenso. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte in appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata.
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Protezione speciale: no alla domanda diretta al Questore
Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso d'urgenza di un cittadino straniero che chiedeva di poter presentare domanda di protezione speciale direttamente al Questore. Secondo l'ordinanza, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 50/2023, tale richiesta può essere avanzata unicamente all'interno del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale, escludendo la via diretta alla Questura. Il giudice ha ritenuto insussistente il 'fumus boni iuris', ovvero la parvenza di fondatezza del diritto vantato.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato ex art. 21 ter D.L. 113/2018. I motivi, relativi alla mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. e delle attenuanti generiche, sono stati ritenuti manifestamente infondati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Parcheggiatore abusivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'attività di parcheggiatore abusivo. L'appello è stato ritenuto manifestamente infondato poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di merito, senza sollevare specifiche critiche alla sentenza d'appello e tentando impropriamente di ottenere una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Parcheggiatore abusivo recidivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di parcheggiatore abusivo recidivo, anche se la prima violazione amministrativa era avvenuta prima dell'entrata in vigore della norma penale. La Corte ha stabilito che la precedente sanzione costituisce un presupposto di fatto del reato, e non parte del precetto, rendendo irrilevante la sua anteriorità rispetto alla legge. L'elemento cruciale è la reiterazione della condotta sotto la vigenza della nuova norma incriminatrice. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Espulsione straniero: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro un'ordinanza di espulsione. La Corte ha stabilito che l'espulsione straniero, come misura alternativa alla detenzione, è obbligatoria quando il permesso di soggiorno è scaduto e non rinnovabile a causa dello stato di detenzione. Elementi come un precedente permesso di lungo periodo o la buona condotta in carcere sono considerati irrilevanti ai fini della decisione, che deve basarsi sulla legge in vigore al momento dell'emissione del provvedimento.
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Motivazione apparente: annullata convalida espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di convalida di espulsione emesso da un Giudice di Pace. La decisione è fondata sulla motivazione apparente del provvedimento, in quanto basato su un modulo prestampato privo di argomentazioni specifiche sul caso concreto. La Corte ha ribadito che i provvedimenti che limitano la libertà personale devono rispettare un 'minimo costituzionale' di motivazione, rendendo comprensibile l'iter logico-giuridico seguito dal giudice.
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Protezione speciale: contratto a termine non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino tunisino contro il rigetto della sua domanda di protezione internazionale. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Palermo, stabilendo che un contratto di lavoro a termine di quattro mesi, peraltro non pienamente documentato, e una lettera di assunzione futura non costituiscono prova sufficiente di un'effettiva integrazione sociale ed economica nel territorio nazionale, requisito necessario per la concessione della protezione speciale.
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Respingimento differito: quando non serve la convalida
Un cittadino straniero impugna un provvedimento di respingimento differito sostenendo la necessità della convalida del giudice. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che l'ordine di lasciare il territorio entro sette giorni, non essendo una misura coercitiva che limita la libertà personale, non richiede alcuna convalida giurisdizionale. La sentenza distingue nettamente tra l'accompagnamento coattivo alla frontiera, che necessita di convalida, e l'ordine volontario di allontanamento, che ne è esente.
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Ne bis in idem: quando non si può eccepire in Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti per sollevare l'eccezione del principio ne bis in idem. Il caso riguarda una condanna per occupazione abusiva di un immobile pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, specificando che il divieto di un secondo processo per lo stesso fatto non può essere eccepito per la prima volta in Cassazione se richiede un'analisi fattuale, riservata ai giudici di merito.
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Bene in comunione confiscato: la divisione è possibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che il comproprietario di un bene, la cui altra quota è stata oggetto di confisca statale, ha il diritto di chiedere lo scioglimento della comunione. La confisca di una sola quota non estingue i diritti del terzo proprietario. Se il bene è divisibile in natura, si procede alla divisione. Se indivisibile, può essere interamente assegnato al comproprietario privato, previo accertamento della sua buona fede e pagamento di un conguaglio allo Stato per il valore della quota confiscata. La sentenza annulla la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente negato la divisione basandosi su un presunto vincolo di destinazione pubblica del bene.
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