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Decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12

6 provvedimenti

Gestione Separata: obbligo iscrizione dopo i 65 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31751/2023, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione Separata per i liberi professionisti sussiste anche dopo il compimento dei 65 anni, qualora l'attività lavorativa prosegua. La Corte ha chiarito che la facoltà di cancellazione prevista da una norma del 1996 era una misura transitoria, valida solo per il quinquennio 1996-2001. Pertanto, un professionista non poteva invocare tale esenzione per l'annualità 2006. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione per i contributi del 2004 era già maturata.
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Gestione Separata professionisti: obbligo di iscrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2987/2023, ha chiarito l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata professionisti per un ingegnere già iscritto a un'altra forma di previdenza obbligatoria per un lavoro dipendente. La Corte ha confermato che il versamento del solo contributo integrativo alla cassa professionale non esonera dall'iscrizione. Inoltre, ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente dichiarato la prescrizione del credito dell'ente previdenziale, non considerando la sospensione dei termini dovuta a eventi eccezionali (sisma in Abruzzo).
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Prescrizione contributi: il dies a quo per i redditi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28592/2024, interviene sul tema della prescrizione contributi dovuti alla Gestione Separata. Il caso riguarda un avviso di addebito per contributi del 2009, ritenuto prescritto nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha cassato la decisione, evidenziando che il termine di decorrenza della prescrizione (dies a quo) non era quello originario, ma quello successivo stabilito da un decreto di differimento dei versamenti fiscali, rilevabile d'ufficio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Iscrizione Gestione separata: reddito e abitualità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un professionista a cui un ente previdenziale richiedeva il versamento di contributi per l'iscrizione alla Gestione separata. L'ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione basata sulla natura abituale dell'attività, nonostante il professionista avesse percepito redditi inferiori a 5.000 euro annui. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ribadito che un reddito basso non esclude di per sé il requisito dell'abitualità, ma costituisce un indizio che, unitamente ad altri elementi e alla mancata prova contraria da parte dell'ente, può legittimamente portare a qualificare l'attività come occasionale. L'onere della prova della natura abituale dell'attività professionale grava sull'ente previdenziale.
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Gestione Separata avvocati: obbligo e sanzioni
Una professionista ha contestato la richiesta dell'INPS per contributi alla Gestione Separata relativi al 2009, dato il suo reddito inferiore a 5.000 euro e il versamento del contributo integrativo alla cassa di categoria. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di versare i contributi, specificando che solo quelli che generano una copertura pensionistica effettiva (e non il contributo integrativo) esonerano dall'iscrizione. Tuttavia, in linea con una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato le sanzioni civili per il periodo antecedente alla legge chiarificatrice del 2011.
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Prescrizione contributi INPS: il DPCM sposta i termini
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ente previdenziale, stabilendo che un decreto ministeriale che posticipa la data di versamento dei contributi sposta di conseguenza anche l'inizio del termine di prescrizione. La Corte ha chiarito che il periodo di cinque anni per la prescrizione decorre dalla nuova scadenza e non da quella originaria. È stato invece ritenuto inammissibile il motivo di ricorso che mirava a qualificare come evasione la mancata compilazione di un quadro specifico della dichiarazione dei redditi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi principi e di una sopravvenuta sentenza della Corte Costituzionale.
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