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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

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811 provvedimenti

Recesso anticipato locazione: la prova dei gravi motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore che aveva effettuato un recesso anticipato da una locazione commerciale adducendo generici 'gravi motivi' legati alla crisi economica. La Corte ha ribadito che il conduttore ha l'onere di dimostrare in modo specifico, con dati oggettivi, l'imprevedibilità e la gravità della situazione che rende la prosecuzione del contratto eccessivamente onerosa, confermando la sua condanna al pagamento dei canoni non versati.
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Retribuzione feriale: sì alle indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità accessorie intrinsecamente collegate alle mansioni, come l'indennità di assenza dalla residenza e il premio irregolarità. Escluderle crea un deterrente illegittimo alla fruizione delle ferie, violando la normativa europea. La decisione conferma che lo stipendio durante le vacanze deve essere paragonabile a quello dei periodi lavorativi.
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Licenziamento periodo di prova: quando è legittimo?
Un lavoratore è stato licenziato per mancato superamento del periodo di prova. Ha contestato il licenziamento, sostenendo che la clausola di prova fosse nulla perché le mansioni non erano specificate nel contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del licenziamento periodo di prova. I giudici hanno stabilito che le mansioni potevano essere desunte da un accordo pre-assuntivo collegato e che il lavoratore non è riuscito a dimostrare che il licenziamento fosse ritorsivo o basato su motivi illeciti.
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Collaboratori linguistici: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13490/2024, ha affrontato il caso di due collaboratori linguistici contro un'università per il corretto inquadramento retributivo e previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ateneo, confermando la natura privatistica del rapporto di lavoro. Il punto cruciale della decisione è il riconoscimento del diritto alla retribuzione per un collaboratore anche per il periodo di lavoro svolto dopo una dichiarazione di decadenza per cumulo di impieghi, stabilendo che le norme sull'incompatibilità del pubblico impiego non si applicano a questa categoria.
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Compenso amministratore: la prova del credito in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13480/2024, ha respinto il ricorso di un amministratore unico che richiedeva il pagamento del proprio compenso. La Corte ha stabilito che una copia non certificata della delibera assembleare che fissa il compenso amministratore non costituisce prova sufficiente del credito, confermando che l'onere di fornire una prova formale e adeguata ricade interamente sull'amministratore stesso.
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Prova delle esportazioni: la motivazione è valida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria riguardante la prova delle esportazioni ai fini IVA. La Corte ha stabilito che la motivazione 'per relationem' della corte d'appello è valida se dimostra un'analisi autonoma dei motivi di gravame e delle prove, confermando la decisione di primo grado. La decisione ha risolto anche una controversia collegata per l'anno successivo, basata sul medesimo presupposto, a favore della società contribuente.
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Omesso esame di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
Un ex dipendente ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello relativa alla quantificazione di un suo credito di lavoro. Il ricorso, fondato principalmente sul vizio di omesso esame di fatto decisivo, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che tale motivo di ricorso non può essere utilizzato per sollecitare una nuova valutazione delle prove o per criticare l'interpretazione del giudice di merito, ma deve riguardare un fatto storico specifico e decisivo completamente ignorato nel giudizio precedente.
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Inquadramento superiore: quando è un diritto del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di trasporti, per ottenere un inquadramento superiore a livello quadro, ottenendo ragione sia in primo grado che in appello. La società ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'attendibilità di un testimone. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando il diritto del dipendente all'inquadramento superiore. La sentenza ribadisce che la valutazione della complessità delle mansioni e della credibilità dei testimoni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Prescrizione buonuscita: 5 anni per la richiesta
Un ex dipendente pubblico, passato a un nuovo impiego statale, ha richiesto la buonuscita dopo oltre cinque anni dalla cessazione del primo rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la prescrizione buonuscita è quinquennale e decorre dalla data di fine del rapporto di lavoro, non da un successivo atto amministrativo. La richiesta tardiva ha comportato la perdita del diritto.
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Decadenza alloggio pubblico: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un assegnatario di casa popolare contro la decadenza alloggio pubblico disposta per abbandono. La sentenza ribadisce che il controllo del giudice amministrativo sulla legittimità del provvedimento, basato su prove raccolte dall'amministrazione, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Lo status di rifugiato non esonera dal requisito della stabile occupazione dell'immobile.
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Accertamento antieconomicità: legittimo se palese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13187/2024, ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria può legittimamente procedere a un accertamento fiscale induttivo basato sull'antieconomicità della gestione, qualora un'impresa dichiari per anni utili irrisori a fronte di costi elevati. Nel caso specifico, una società di ristorazione è stata oggetto di accertamento per l'anno 2010 dopo aver mostrato per cinque anni consecutivi una palese sproporzione tra ricavi e costi. La Corte ha rigettato il ricorso dell'impresa, affermando che una condotta imprenditoriale palesemente contraria a ogni logica di profitto costituisce una presunzione grave, precisa e concordante che giustifica la rettifica del reddito dichiarato, anche in presenza di scritture contabili formalmente corrette.
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Impegno di spesa ente locale: nullo senza copertura
Un gruppo di proprietari immobiliari stipula un accordo con un Comune per locare i propri appartamenti a famiglie bisognose, a fronte della garanzia del pagamento del canone da parte dell'ente. A seguito dell'inadempimento, i proprietari agiscono in giudizio. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Comune, ha dichiarato la nullità assoluta dell'accordo, poiché privo del fondamentale requisito dell'impegno di spesa ente locale e della relativa attestazione di copertura finanziaria, come imposto dal Testo Unico degli Enti Locali. Di conseguenza, nessuna obbligazione è mai sorta in capo al Comune.
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Diffamazione a mezzo stampa e verità della notizia
Un gruppo editoriale pubblica un articolo che collega un magistrato a una grave inchiesta per corruzione, pur specificando la sua "posizione defilata". La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa, stabilendo che creare un collegamento suggestivo con fatti a cui una persona è totalmente estranea viola il requisito della verità della notizia, anche se i singoli elementi sono veri. L'omissione di informazioni cruciali, come il fatto che il magistrato non fosse indagato, è risultata decisiva per la condanna.
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Licenza NCC: Stop alle restrizioni del Comune di Venezia
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni amministrative emesse dal Comune di Venezia contro una società di trasporto acqueo e un operatore individuale. La controversia riguardava le restrizioni imposte agli operatori con licenza NCC rilasciata da altri comuni per la circolazione nelle acque interne di Venezia. La Corte ha ritenuto l'ordinanza comunale illegittima per eccesso di potere, in quanto creava una discriminazione ingiustificata, violando i principi di libera concorrenza e libera circolazione dei servizi. Di conseguenza, le multe sono state annullate.
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Commissione conto corrente: obbligo di pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12934/2024, ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione contro un ente postale, confermando l'obbligo di pagare la commissione conto corrente per i servizi di gestione dei versamenti tributari. La Corte ha stabilito che un rapporto imposto per legge in regime di monopolio non implica la gratuità del servizio. Sono state inoltre respinte le censure relative alla violazione del diritto europeo su aiuti di Stato e abuso di posizione dominante, e le questioni di legittimità costituzionale.
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Denuncia dei vizi: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12814/2024, ha rigettato il ricorso di due committenti riguardo i vizi di un impianto idraulico. La Corte ha stabilito che il termine per la denuncia dei vizi decorre dal momento in cui i committenti acquisiscono una sufficiente consapevolezza del difetto, non essendo necessario attendere l'esito di perizie tecniche. Nel caso di specie, i committenti erano a conoscenza dei problemi già dal 2006, ma hanno sporto denuncia solo nel 2010, risultando quindi tardivi e perdendo il diritto alla garanzia.
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Formazione sicurezza orario lavoro: obbligo anche fuori turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che la formazione obbligatoria in materia di sicurezza può essere svolta anche al di fuori del normale orario di lavoro, purché venga retribuita come lavoro straordinario. Un lavoratore si era rifiutato di partecipare a un corso programmato fuori dal suo turno, venendo per questo sospeso senza retribuzione. La Corte ha respinto il suo ricorso, chiarendo che l'espressione 'durante l'orario di lavoro' include qualsiasi prestazione esigibile dal datore, anche straordinaria, e sottolineando il dovere di collaborazione del dipendente per la tutela della sicurezza.
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Trattamento retributivo: il giudicato lo protegge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11334/2024, ha confermato il diritto di una collaboratrice linguistica universitaria a percepire le differenze retributive basate su un precedente giudicato. La Corte ha stabilito che, anche in presenza di modifiche normative successive, il trattamento retributivo più favorevole accertato da una sentenza passata in giudicato viene salvaguardato dalle apposite clausole legislative, non potendo essere peggiorato. Il ricorso dell'ateneo, basato sull'inapplicabilità del vecchio giudicato, è stato integralmente respinto.
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Interessi Moratori Usura: La Cassazione Chiarisce
Una società finanziata ha citato in giudizio il proprio istituto di credito, sostenendo che il tasso di interesse di mora applicato al loro contratto del 2009 fosse usurario. La Corte di Cassazione, pur correggendo l'errore di diritto della corte d'appello e affermando che la disciplina anti-usura si applica anche agli interessi moratori, ha respinto il ricorso. Applicando la corretta formula di calcolo per il periodo in questione, la Corte ha stabilito che il tasso pattuito del 9,40% era inferiore alla soglia legale di usura, calcolata all'11,235%. Il punto chiave della decisione è la chiara metodologia per verificare l'usura sugli interessi moratori per i contratti più datati.
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Consegna documenti agente: i limiti del decreto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della richiesta di consegna documenti dell'agente tramite decreto ingiuntivo. Il ricorso di un agente, che richiedeva documentazione contabile per calcolare provvigioni indirette, è stato respinto. La Corte ha stabilito che un decreto ingiuntivo può essere emesso solo per la consegna di 'cose mobili determinate'. Una richiesta di documenti basata su affari solo ipotizzati è stata ritenuta troppo generica ed esplorativa per questo strumento, confermando che l'agente deve utilizzare altre vie processuali per tali accertamenti.
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