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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

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811 provvedimenti

Risarcimento contratti a termine: sì, anche con assunzione
Un'azienda sanitaria pubblica ha impugnato una condanna al risarcimento del danno a favore di un'infermiera per l'abuso di contratti a termine, sostenendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice tramite concorso avesse sanato la situazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto al risarcimento per contratti a termine, poiché l'assunzione non era una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva autonoma.
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Retribuzione feriale: le indennità vanno incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19992/2024, ha stabilito che le indennità accessorie, come quella di assenza dalla residenza e di utilizzazione professionale, devono essere incluse nella retribuzione feriale. La decisione si fonda sul principio del diritto europeo secondo cui la retribuzione durante le ferie non deve essere inferiore a quella ordinaria, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del proprio diritto al riposo. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda di trasporti è stato respinto, confermando le sentenze dei gradi precedenti a favore dei lavoratori.
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Utili extra bilancio: quando si presumono distribuiti?
Un socio unico di una società a ristretta base partecipativa è stato oggetto di un accertamento fiscale per la presunta percezione di utili extra bilancio, ovvero profitti non dichiarati dalla società. La Corte di Cassazione, con la sentenza 19409/2024, ha respinto il ricorso del contribuente, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione di tali utili ai soci. La Corte ha inoltre stabilito che il socio non può contestare l'accertamento societario una volta che questo è divenuto definitivo.
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Iscrizione ipotecaria: rigetto per doppio conforme
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Agente della Riscossione contro una contribuente per un'iscrizione ipotecaria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in base al principio della "doppia conforme", poiché le decisioni dei giudici di primo e secondo grado si basavano sulla stessa valutazione dei fatti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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Qualifica artigiana: quando si applica il CCNL Industria?
Un'azienda, pur essendo iscritta all'albo delle imprese artigiane, è stata ritenuta soggetta al CCNL Industria a causa del superamento del limite di dipendenti consentito per mantenere la qualifica artigiana. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il giudice può disapplicare l'iscrizione formale all'albo se i requisiti sostanziali di legge, come quelli dimensionali, non sono di fatto rispettati.
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Licenziamento da organo senza poteri: quando è valido?
Un lavoratore impugna il suo licenziamento sostenendo che fosse nullo perché disposto dal Presidente di un Consorzio la cui nomina era stata successivamente dichiarata illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22618/2024, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il licenziamento da organo senza poteri non è nullo, ma solo temporaneamente inefficace. L'atto può essere sanato con la ratifica da parte del datore di lavoro, che può avvenire anche implicitamente attraverso la costituzione in giudizio per difendere la validità del recesso.
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Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
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Risoluzione contratto locazione Covid: onere della prova
Una dentista chiede la risoluzione del contratto di locazione per onerosità dovuta al Covid. La Cassazione, con l'ordinanza 23156/2024, conferma la decisione d'appello: la pandemia è un fatto noto, ma il professionista deve provare specificamente il calo di fatturato subito. In assenza di tale prova, la domanda di risoluzione contratto locazione viene respinta e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Crediti prededucibili: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti derivanti da forniture a un'impresa in amministrazione straordinaria sono crediti prededucibili anche nel successivo fallimento. Questa priorità non richiede un formale subentro del commissario nel contratto, poiché i rapporti pendenti proseguono per legge per garantire la continuità aziendale. La Corte ha rigettato il ricorso del Fallimento, confermando la decisione del Tribunale che aveva ammesso al passivo con prededuzione il credito della società fornitrice.
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Molestia di diritto: quando il locatore è responsabile?
Un gestore di un hotel cessava l'attività a seguito della riapertura, da parte di terzi, di una porta precedentemente murata per ragioni di sicurezza, accusando il locatore di inadempimento. La Cassazione ha escluso la responsabilità del locatore, definendo l'azione del terzo non come una 'molestia di diritto', ma come l'esercizio di un proprio diritto di proprietà. La Corte ha sottolineato che il locatore non è tenuto a garantire il conduttore da azioni di terzi che non avanzino pretese legali in conflitto con il contratto di locazione. Inoltre, il conduttore non ha provato il nesso causale tra la riapertura della porta e la necessaria cessazione dell'attività.
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Contributo solidarietà: la Cassazione lo boccia
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato una sentenza che dichiarava illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che una tale imposizione, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotta solo da una legge e non da un regolamento interno dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Trasferimento ramo d’azienda: i limiti del sindacato
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un'operazione di trasferimento ramo d'azienda, sostenendo la mancanza di autonomia funzionale della divisione ceduta e la natura fraudolenta dell'operazione. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sull'esistenza di un vero ramo d'azienda è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, se non per vizi logici o errori di diritto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i lavoratori condannati al pagamento delle spese.
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Notifica atto tributario: le regole per la validità
La Cassazione chiarisce che la notifica di un atto tributario tramite posta privata non autorizzata è nulla, non inesistente. Sebbene sanabile con la costituzione in giudizio del destinatario, la sanatoria non sana la tardività del ricorso, che resta inammissibile se la ricezione avviene oltre i termini di legge.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulle pensioni dei suoi iscritti. L'ente non ha autonomia per introdurre una tale trattenuta, che, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, necessita di una specifica base legale. La Corte ha inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Servitù di passaggio: la clausola di stile non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio basandosi su una generica clausola presente nell'atto di acquisto. La Corte ha stabilito che tale dicitura, nota come 'clausola di stile', è priva di valore probatorio se non sono specificati gli elementi oggettivi del diritto, come l'ubicazione e le modalità di esercizio. La sentenza ha inoltre confermato l'inammissibilità delle domande riconvenzionali presentate tardivamente, ribadendo i rigidi termini processuali.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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Risoluzione consensuale: la forma è tutto? Analisi.
La Corte di Cassazione stabilisce che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non può avvenire per fatti concludenti, come la prolungata assenza del lavoratore, ma richiede il rispetto delle procedure telematiche previste dalla legge (D.Lgs. 151/2015), pena l'inefficacia dell'atto. Nonostante la declaratoria di sussistenza del rapporto, al lavoratore non spetta la retribuzione se non ha formalmente messo a disposizione le proprie energie lavorative, costituendo in mora il datore di lavoro.
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Lavoro autonomo avvocato: quando è genuino
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28274/2024, ha stabilito che la collaborazione di un legale con un grande studio legale si qualifica come lavoro autonomo avvocato quando, nonostante l'integrazione organizzativa, il professionista mantiene autonomia decisionale sul contenuto tecnico della prestazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'avvocata che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, sottolineando che elementi come la mono-committenza, l'uso di risorse dello studio e un compenso fisso non sono sufficienti a provare la subordinazione in assenza di un potere direttivo e conformativo del committente.
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Lavoro temporaneo: nullo se la causale è generica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28227/2024, ha stabilito che un contratto di lavoro temporaneo è nullo se la causale addotta, come 'punte di più intensa attività', è generica e non specifica. Tale genericità comporta la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l'impresa utilizzatrice. La Corte ha inoltre chiarito che, secondo la normativa all'epoca vigente (L. 196/1997), la violazione dei limiti numerici (clausola di contingentamento) non comportava la conversione del rapporto, a differenza della nullità della causale.
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Azione revocatoria ordinaria: vendita e frode ai creditori
Una società in difficoltà finanziarie vende i suoi rami d'azienda a un'altra società, gestita dal figlio dell'amministratore, per pagare i debiti. La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia della vendita tramite l'azione revocatoria ordinaria, stabilendo che l'operazione era un meccanismo fraudolento poiché esisteva un'alternativa più semplice (un mutuo diretto) e perché ha danneggiato alcuni creditori rimasti insoddisfatti.
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