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D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 — Anno 2025

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159 provvedimenti

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Accertamento studi di settore: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20242/2025, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento basato sugli studi di settore. La Corte ha chiarito che, una volta instaurato il contraddittorio, se il giudice di merito valuta le giustificazioni del contribuente come irrilevanti, non si configura un omesso esame di un fatto decisivo. L'accertamento studi di settore si fonda su presunzioni semplici e spetta al contribuente l'onere di provare la specificità della propria situazione economica per superare la 'grave incongruenza' rilevata.
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Recesso per gravi motivi: la Cassazione chiarisce
Un'azienda conduttrice ha tentato di recedere anticipatamente da un contratto di locazione commerciale, adducendo sia la nullità del contratto originario per mancanza dell'attestato energetico, sia la sussistenza di gravi motivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa dell'epoca non prevedeva la nullità del contratto per tale mancanza. Inoltre, ha confermato che il recesso per gravi motivi è legittimo solo in presenza di eventi imprevedibili, sopravvenuti ed estranei alla volontà del conduttore, requisiti non soddisfatti nel caso di specie.
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Avviso di rettifica: quando la Cassazione lo conferma
Un'associazione religiosa ha impugnato un avviso di rettifica relativo al valore di un terreno edificabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che le contestazioni del contribuente sul metodo di valutazione (uso dei valori OMI) e sull'analisi delle prove costituivano una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. Non è stata riscontrata alcuna inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
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Onere della prova: appello inammissibile senza prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Sia in primo che in secondo grado, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova della tempestiva notifica del ricorso grava sul contribuente. La mancata produzione di tale prova, vizio rilevabile d'ufficio dal giudice, rende l'impugnazione inammissibile, impedendo l'esame nel merito della questione.
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Stipendio personale estero: no alla trattenuta IIS
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando l'illegittimità della trattenuta dell'Indennità Integrativa Speciale (IIS) sullo stipendio del personale estero. La decisione si fonda sull'evoluzione dei contratti collettivi: la norma che permetteva la trattenuta, presente nel CCNL del 2003, non è stata rinnovata in quelli successivi. Pertanto, lo stipendio personale estero non può subire riduzioni non esplicitamente previste dalla contrattazione vigente.
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Prescrizione ripetizione utili: 5 o 10 anni?
La Cassazione ha stabilito che l'azione di una società per recuperare utili non dovuti, distribuiti ai soci in assenza di profitti reali, è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella quinquennale. L'azione, qualificata come ripetizione di indebito, si fonda su una causa di obbligazione autonoma rispetto al rapporto sociale, giustificando così l'applicazione del termine più lungo, un punto chiave nella gestione della prescrizione ripetizione utili.
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Costi mutuo e usura: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la verifica del superamento del tasso soglia antiusura, devono essere considerati tutti i costi del mutuo, ad eccezione di imposte e tasse. La sentenza analizza il caso di una mutuataria che aveva ricevuto una somma inferiore a quella pattuita, a causa di spese trattenute dalla banca. La Corte ha chiarito che la quietanza firmata nel rogito non impedisce di provare l'effettivo importo erogato. Di conseguenza, tutti i costi mutuo e usura devono essere conteggiati nel Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), accogliendo il ricorso della cliente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Avviso di accertamento: requisiti di validità
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per imposta sulla pubblicità, lamentandone la carenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i requisiti minimi di validità dell'atto. La Corte ha stabilito che l'avviso è valido se contiene gli elementi essenziali per identificare la pretesa tributaria, anche senza indicazioni iperdettagliate come il numero civico. Inoltre, ha confermato che l'omessa indicazione del responsabile del procedimento non comporta la nullità dell'avviso di accertamento.
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Prelazione agraria: esclusa per destinazione edilizia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria terriera che rivendicava il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante. La decisione si fonda sul principio che la potenziale destinazione edilizia, industriale o turistica di un terreno, prevista dagli strumenti urbanistici, è sufficiente a escludere tale diritto, a prescindere dall'uso agricolo attuale. La Corte ha inoltre chiarito diversi aspetti procedurali, come l'ammissibilità di documenti formatisi dopo la scadenza dei termini.
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Spese condominiali: la solidarietà tra comproprietari
Un condomino si opponeva a un decreto ingiuntivo per spese condominiali straordinarie, sostenendo la nullità della delibera e l'illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il principio fondamentale per cui i comproprietari di un'unità immobiliare sono tenuti in solido al pagamento delle spese condominiali. L'ordinanza chiarisce anche che il giudice dell'opposizione può sindacare la nullità della delibera, ma non l'annullabilità se non eccepita con domanda riconvenzionale.
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Opposizione atti esecutivi: vizio formale e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di alcuni terzi proprietari che avevano proposto un'opposizione atti esecutivi lamentando la mancata apposizione della formula esecutiva sul titolo notificato. La Corte ha stabilito che, per i vizi formali, non è sufficiente lamentare l'irregolarità, ma è necessario allegare e dimostrare un concreto pregiudizio al diritto di difesa, cosa che i ricorrenti non avevano fatto. Ha inoltre chiarito i criteri per la prova della titolarità del credito in caso di cessioni in blocco.
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Studi di settore e onere della prova: la Cassazione
Una società ha contestato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore, sostenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse adempiuto al proprio onere della prova. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un significativo scostamento dai parametri, discusso in un regolare contraddittorio, è sufficiente a fondare l'accertamento. Inoltre, le eccezioni sollevate per la prima volta in sede di legittimità, come la contestazione dello specifico cluster applicato, sono state dichiarate inammissibili.
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Giurisdizione iscrizione ipotecaria: chi decide?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di iscrizione ipotecaria basata su debiti sia tributari che previdenziali. La Corte ha stabilito un principio di "giurisdizione frazionata": la competenza a decidere sull'impugnazione spetta al giudice tributario per i crediti fiscali e al giudice ordinario per quelli previdenziali. Inoltre, ha chiarito che la prescrizione per i tributi erariali come l'IRPEF è decennale. L'ordinanza ha anche dichiarato la cessazione della materia del contendere per i debiti inferiori a 1.000 euro, annullati per legge.
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Contributo unificato sospensiva: quando è dovuto?
Una professionista legale impugnava una richiesta di pagamento per contributo unificato relativo a un'istanza di sospensiva in appello. La Corte di Cassazione ha chiarito che il contributo unificato per la sospensiva è dovuto quando l'istanza dà avvio a un sub-procedimento autonomo e urgente. Tuttavia, ha accolto il ricorso in parte, annullando la condanna alle spese di primo grado a favore della Cancelleria, in quanto quest'ultima non si era costituita in giudizio.
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Giurisdizione Giudice Ordinario: garanzie pubbliche
Un'ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione stabilisce la giurisdizione del Giudice Ordinario nelle controversie sulla revoca di garanzie pubbliche. Il caso riguardava una banca che si era vista negare l'efficacia di una garanzia da un fondo pubblico, a causa della presunta mancanza di requisiti da parte dell'impresa beneficiaria. La Corte ha chiarito che, una volta concessa la garanzia, la successiva verifica dei requisiti attiene all'esecuzione del rapporto e non a un potere discrezionale della P.A., configurando una questione di diritto soggettivo.
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Accertamenti bancari sui soci: quando sono legittimi?
Una società a responsabilità limitata ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie riscontrate sui conti correnti personali dei suoi soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità degli accertamenti bancari sui soci. Secondo la Corte, in presenza di una società a ristretta base sociale e di altri indizi, come i legami familiari e la sproporzione tra i versamenti e i redditi dichiarati dai soci, si può presumere che le somme appartengano alla società stessa, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Giurisdizione revoca garanzia: decide il giudice civile
La Corte di Cassazione stabilisce che la controversia sulla revoca di una garanzia pubblica, concessa da un fondo statale a una banca, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La decisione si fonda sul fatto che la revoca è avvenuta per la mancata dichiarazione di una garanzia preesistente, configurando un inadempimento contrattuale e non un esercizio di potere discrezionale della P.A. La questione, pertanto, riguarda un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, escludendo la competenza del giudice amministrativo. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della banca, confermando la giurisdizione civile sulla revoca della garanzia.
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Riconoscimento sentenza straniera: limiti e ordine pubblico
Una società ha impugnato il riconoscimento in Italia di una sentenza canadese che rendeva esecutivo un Memorandum of Understanding per l'acquisto di quote societarie, lamentando la violazione dell'ordine pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il controllo per il riconoscimento di una sentenza straniera non riesamina il merito della causa né l'applicazione del diritto estero, ma si limita a verificare che gli effetti della pronuncia non contrastino con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano. La Corte ha ritenuto che la procedura canadese garantisse un risultato equivalente alle tutele previste dalla legge italiana.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
Un cliente ha citato in giudizio il suo commercialista e il suo avvocato per non aver impugnato una sentenza tributaria, causandogli un danno economico significativo. I tribunali di merito hanno accertato la responsabilità professionale dei due professionisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di questi ultimi, chiarendo importanti principi sulla responsabilità professionale avvocato, sul disconoscimento della firma su atti processuali e sull'onere della prova. La Corte ha stabilito che la firma del difensore che autentica la procura ha fede privilegiata e può essere contestata solo con querela di falso.
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