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D.M. 10.3.2014, n. 55

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48 provvedimenti

Carenza di interesse: appello inammissibile
Una società immobiliare ha impugnato una decisione relativa alle spese legali di un giudizio di revocazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione, in un diverso procedimento, ha annullato la sentenza principale oggetto della revocazione. Di conseguenza, l'attuale ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'annullamento del giudizio principale ha travolto anche quello accessorio sulla revocazione e le relative spese.
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Impegno di spesa: Comune non paga debiti del comitato
Una società alberghiera ha citato in giudizio un Comune per le fatture insolute di un comitato sportivo di cui l'ente era membro. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Comune non è responsabile in assenza di un formale e scritto impegno di spesa, come previsto dalle norme di contabilità pubblica. Il principio del legittimo affidamento non può superare tali regole inderogabili.
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Esclusione danno all’opera: la polizza è decisiva
Un professionista, citato per danni durante lavori condominiali, chiede la manleva alla sua assicurazione. Quest'ultima nega la copertura basandosi sulla clausola di "esclusione danno all'opera" presente nel frontespizio della polizza. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al professionista, la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la dicitura chiara ed esplicita sul frontespizio del contratto prevale sulle condizioni generali, definendo in modo inequivocabile la volontà delle parti e l'effettiva estensione della garanzia. Di conseguenza, la domanda di garanzia del professionista viene rigettata.
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Fideiussione omnibus: la nullità parziale spiegata
La Corte d'Appello di Bologna ha respinto l'appello di alcuni fideiussori, confermando la validità di una fideiussione omnibus. La sentenza stabilisce che la violazione della normativa antitrust, derivante dall'uso di clausole dello schema ABI, comporta solo una nullità parziale e non totale del contratto. Viene inoltre ribadita l'autonomia dell'obbligazione del garante rispetto a quella del debitore principale e l'infondatezza delle accuse di usura basate su metodi di calcolo non conformi alle istruzioni della Banca d'Italia.
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Querela di falso: limiti del giudice e obiter dicta
Un contribuente avvia una querela di falso per notifiche fiscali con firme contraffatte. Il Tribunale accerta la falsità ma fa commenti incidentali (obiter dicta) sul possibile coinvolgimento del fratello del ricorrente, compensando le spese. La Corte d'Appello respinge l'impugnazione, chiarendo che gli obiter dicta non fanno parte della decisione vincolante e non possono essere appellati. Viene confermata la compensazione delle spese legali data la natura oggettiva del procedimento.
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Obblighi informativi intermediario: la sentenza
La Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado, confermando la responsabilità di un intermediario finanziario per la violazione degli obblighi informativi. La decisione ribadisce che l'onere di provare di aver agito correttamente grava sulla banca. Tuttavia, la Corte ha ridotto il risarcimento dovuto ai clienti, poiché questi ultimi, avendo trasferito una parte dei titoli oggetto di causa, non sono stati in grado di dimostrare il danno e il nesso di causalità diretto con l'inadempimento dell'intermediario per quella specifica operazione.
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Esclusione socio cooperativa: termini e conseguenze
Un socio di una cooperativa edilizia viene escluso per mancati pagamenti. La Corte d'Appello conferma la legittimità dell'esclusione perché impugnata oltre i termini di decadenza. Tuttavia, la Corte riforma parzialmente la sentenza di primo grado, accogliendo l'eccezione di prescrizione sul diritto all'indennità di occupazione e ricalcolandone l'importo. Viene inoltre riconosciuto il diritto del socio alla restituzione delle quote versate, al netto delle spese, ma negata la compensazione diretta con il debito per l'occupazione.
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Prescrizione contributi: l’opposizione tardiva è nulla
Un'impresa si è opposta a un'intimazione di pagamento per contributi previdenziali, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e l'avvenuta prescrizione contributi. Il Tribunale di Trento ha respinto il ricorso, stabilendo che le notifiche erano regolari e, soprattutto, che l'eccezione di prescrizione doveva essere sollevata entro 40 giorni dalla notifica delle cartelle. Non avendolo fatto, il ricorrente è decaduto dal diritto di farla valere. La Corte ha inoltre rilevato plurimi atti interruttivi della prescrizione successivi alle notifiche.
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