LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. n. 81 del 2015

20 provvedimenti

Lavoro interinale abusivo: la Cassazione riapre la strada ai lavoratori
Un Lavoratore ha svolto per anni mansioni presso un'Azienda Utilizzatrice tramite una serie di contratti di somministrazione a tempo determinato. Ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma i giudici di merito hanno respinto la sua domanda per decadenza dall'impugnazione dei singoli contratti. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, anche in caso di decadenza, il giudice deve valutare se la successione di missioni configuri un Lavoro interinale abusivo, eludendo la natura temporanea del rapporto e violando la Direttiva europea 2008/104/CE. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
Continua »
Somministrazione Abusiva: La Cassazione Protegge il Lavoro Stabile
Un Lavoratore ha contestato una serie di contratti di somministrazione a tempo determinato, ritenendoli una somministrazione di lavoro abusiva e chiedendo il riconoscimento di un rapporto a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, in parte per decadenza dall'impugnativa e in parte perché non ritenevano necessario giustificare la reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che la decadenza per i singoli contratti non impedisce al giudice di valutare se la successione di missioni temporanee costituisca un abuso o una frode alla legge, eludendo la natura temporanea del lavoro somministrato. La sentenza è stata cassata e rinviata a un nuovo giudice per riesaminare il caso alla luce dei principi europei sulla temporaneità.
Continua »
Licenziamento collettivo: legittimo escludere alcune sedi
Una lavoratrice ha impugnato il proprio licenziamento collettivo intimato da un'azienda di telecomunicazioni, contestando la legittimità dei criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare solo ad alcune sedi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che è legittimo limitare la selezione dei dipendenti da licenziare a specifiche unità produttive se vi sono ragioni tecnico-organizzative oggettive, come l'insostenibilità economica di trasferimenti di massa. Inoltre, ha confermato l'infungibilità tra operatori inbound (lavoratori subordinati) e outbound (collaboratori esterni), escludendo la necessità di una comparazione tra queste due categorie. L'azienda vince la causa e la lavoratrice è condannata a pagare le spese processuali.
Continua »
Somministrazione di lavoro: 180 contratti nulli ma c’è abuso
Il caso riguarda un lavoratore che ha svolto attività per un'azienda tramite circa 180 contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato in cinque anni. Il lavoratore ha chiesto la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato, contestando la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta e l'abuso dello strumento. La Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare i contratti si applica anche in caso di mancanza di forma scritta. Tuttavia, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche se il lavoratore è decaduto dall'impugnazione dei singoli contratti passati, il giudice deve comunque valutare l'intera sequenza dei rapporti. Se la reiterazione dei contratti supera un limite temporale ragionevole, si configura un abuso e una frode alla legge, con conseguente nullità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Stagionalità: limiti ai contratti a termine agricoli
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un operatore agricolo che ha contestato l'uso abusivo di contratti a termine reiterati da parte di un ente pubblico regionale. Il cuore della controversia riguarda la stagionalità come requisito essenziale per superare i limiti temporali massimi previsti per il lavoro a tempo determinato. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente in questione, essendo un ente pubblico non economico, non può essere considerato un imprenditore agricolo ai sensi dell'art. 2135 c.c. Di conseguenza, per legittimare la successione di contratti a termine, il datore di lavoro deve provare rigorosamente che le mansioni svolte rientrino in attività stagionali tipizzate, non essendo sufficiente la generica ciclicità del settore agricolo.
Continua »
Stagionalità: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della stagionalità nell'ambito dei contratti a tempo determinato presso un ente pubblico regionale. Un lavoratore ha denunciato l'abuso della reiterazione di contratti a termine, mentre l'ente sosteneva la legittimità delle deroghe basate sulla natura agricola e stagionale delle mansioni. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente in questione, essendo un ente pubblico non economico, non può essere equiparato a un imprenditore agricolo. Di conseguenza, l'utilizzo della stagionalità come giustificazione per superare i limiti temporali dei contratti a termine richiede una prova rigorosa da parte del datore di lavoro, specialmente se le mansioni riguardano la manutenzione di macchinari, attività che può protrarsi per tutto l'anno.
Continua »
Risarcimento contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico con una serie di contratti a termine illegittimi chiede il risarcimento del danno. La Cassazione, con Ordinanza n. 31652/2023, dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha discrezionalità nel quantificare il risarcimento contratto a termine tra un minimo e un massimo, potendo considerare anche il reperimento di una nuova occupazione non come detrazione, ma come criterio per la liquidazione.
Continua »
Provvedimento abnorme: quando l’errore del giudice è grave
Due imputati chiedono l'oblazione per estinguere due contravvenzioni. Il Giudice la concede, ma calcola un importo errato applicando la continuazione tra i reati, non contestata. La Cassazione qualifica l'atto come provvedimento abnorme, lo annulla e chiarisce che il giudice non può introdurre elementi non presenti nell'accusa durante la fase dell'oblazione, in quanto crea una situazione non altrimenti rimediabile.
Continua »
Risarcimento danno precarizzazione: no se c’è assunzione
Un gruppo di lavoratori del settore pubblico, dopo aver subito la revoca della stabilizzazione e essere stati successivamente assunti a tempo indeterminato, ha richiesto un indennizzo. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al risarcimento danno precarizzazione, stabilendo che l'assunzione definitiva, se non specificamente contestata, costituisce una misura satisfattiva che sana l'abuso pregresso dei contratti a termine, precludendo ulteriori richieste economiche.
Continua »
Danno comunitario: risarcimento anche per contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno comunitario per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La nullità formale, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può vanificare la tutela sostanziale prevista dal diritto europeo contro il lavoro precario.
Continua »
Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una lavoratrice assunta da un ente lirico con una serie di contratti a termine. La Corte ha stabilito che, anche nei periodi in cui la legge italiana non prevedeva un limite massimo di durata per i contratti a termine fondazioni liriche, questi devono comunque rispondere a esigenze effettivamente temporanee e provvisorie per non violare la normativa europea contro l'abuso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva considerato legittimi i contratti in quanto acausali e senza limiti di durata, è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Demansionamento: la guida alla valutazione corretta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7353/2024, ha annullato una sentenza di merito che aveva confermato il demansionamento di un dipendente bancario. La Corte ha stabilito che per valutare un caso di demansionamento non basta un'analisi superficiale, ma è necessaria una comparazione concreta e dettagliata tra le vecchie e le nuove mansioni, basata sulle declaratorie contrattuali e su specifici parametri qualitativi e quantitativi, per tutelare il patrimonio professionale del lavoratore.
Continua »
Danno da demansionamento: guida alla prova e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7209/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la condanna per aver demansionato un proprio dipendente, ex direttore di agenzia. La Corte ha ribadito che il danno da demansionamento può essere provato anche tramite presunzioni e che la sua quantificazione, effettuata in via equitativa come percentuale della retribuzione, è legittima se adeguatamente motivata.
Continua »
Contratto a termine nullo: risarcimento per abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La Corte ha chiarito che la nullità, imputabile principalmente al datore di lavoro pubblico, non può vanificare la tutela eurounitaria contro il precariato. La nullità formale si aggiunge alla violazione sostanziale, rafforzando il diritto del lavoratore alla tutela risarcitoria agevolata (c.d. danno comunitario), senza necessità di provare il danno specifico. È stato invece respinto il motivo relativo a un compenso per la mera disponibilità alla chiamata.
Continua »
Frode fiscale liquidatore: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni per un liquidatore accusato di frode fiscale. Il reato consisteva nell'aver utilizzato, nella dichiarazione IVA, fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, anche se queste erano state acquisite dalla gestione precedente. La Corte ha stabilito che la responsabilità penale ricade su chi firma la dichiarazione, poiché ha il dovere di verificare la contabilità. Lo status di socio di maggioranza, detenuto prima della nomina a liquidatore, ha rafforzato la prova dell'intenzionalità, rendendo la difesa basata sulla buona fede inefficace. La sentenza chiarisce i doveri e le responsabilità del liquidatore in materia di frode fiscale.
Continua »
Demansionamento infermieri: limiti e risarcimento danni
Una struttura sanitaria ha assegnato sistematicamente a un'infermiera mansioni inferiori, proprie del personale di supporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che l'assegnazione di compiti inferiori, se non marginale, deve essere puramente occasionale. È stato quindi confermato il risarcimento del danno alla dignità professionale, poiché il demansionamento infermieri costante e sistematico costituisce una violazione dei diritti del lavoratore.
Continua »
Demansionamento infermiere: quando è risarcibile
Un infermiere veniva sistematicamente assegnato a mansioni inferiori proprie di un operatore sociosanitario. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, chiarendo che il demansionamento infermiere è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è costante e sistematica, anche se le mansioni qualificanti restano prevalenti. Tale condotta lede la dignità professionale e dà diritto a un risarcimento del danno, liquidato in via equitativa.
Continua »
Demansionamento infermieri: limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12138/2025, ha affrontato il caso di demansionamento infermieri, stabilendo che l'assegnazione sistematica e non marginale a mansioni inferiori (tipiche degli OSS) è illegittima, anche se le mansioni principali restano prevalenti. La Corte ha confermato il diritto al risarcimento del danno alla professionalità, che può essere provato anche tramite presunzioni basate sulla durata e natura delle mansioni dequalificanti.
Continua »
Indennità di esclusività: legittima la riduzione?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della riduzione proporzionale dell'indennità di esclusività per un dirigente medico con rapporto di lavoro a orario ridotto. La Corte ha ribaltato la decisione del tribunale di primo grado, affermando che tale indennità, avendo natura retributiva e essendo legata alla prestazione lavorativa, può essere riparametrata in base al principio 'pro rata temporis' senza violare il divieto di discriminazione.
Continua »
Cambio mansioni: quando è legittimo? Analisi Cassazione
Una lavoratrice, trasferita da mansioni di centralinista a quelle di cuoca, ha contestato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del cambio mansioni, ritenendolo conforme alla nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. che permette l'adibizione a compiti riconducibili allo stesso livello e categoria legale, senza dequalificazione. Il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, consolidando i limiti del potere del datore di lavoro.
Continua »