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D.lgs. n. 546 del 1992, art. 36

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135 provvedimenti

Rimborso oneri fideiussori: la Cassazione decide
Una società si è vista negare il rimborso dei costi per una polizza fideiussoria, necessaria per ottenere un'erogazione IVA, perché l'istanza era stata presentata oltre il termine di due anni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per il rimborso oneri fideiussori si applica la prescrizione ordinaria decennale e non la decadenza biennale prevista per i tributi. La Corte ha chiarito che la garanzia è un rapporto autonomo rispetto all'imposta, accogliendo il ricorso della società.
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Prova di resistenza: Cassazione attende le Sezioni Unite
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento IVA relativo a un'errata applicazione del pro-rata per i ricavi derivanti da slot machine. In Cassazione, la società ha lamentato la violazione del contraddittorio endoprocedimentale. La Corte Suprema ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo il giudizio. La decisione è stata rinviata in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite sulla definizione e sui limiti della cosiddetta 'prova di resistenza', un onere che grava sul contribuente per dimostrare l'utilità del contraddittorio omesso.
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Rimborso IVA: il dies a quo per la decadenza
Una società di telecomunicazioni ha richiesto un rimborso IVA per un'imposta versata in eccesso, ma l'istanza è stata respinta per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il termine di decadenza biennale per il rimborso IVA decorre non dalla data di rendicontazione finale di un progetto, ma dal momento in cui il contribuente ha potuto concretamente accertare il versamento indebito, ovvero dalla ricezione della fattura del subappaltatore con aliquota agevolata. La parola chiave è rimborso IVA.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce le regole
Una società di costruzioni ha impugnato avvisi di accertamento basati sull'applicazione del raddoppio dei termini per reati fiscali. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di successione di leggi, si applica la normativa in vigore al momento della notifica dell'avviso. Di conseguenza, ha ritenuto legittimo il raddoppio dei termini per gli avvisi notificati prima delle riforme del 2015, che lo avevano limitato. Ha inoltre confermato che il raddoppio non si applica all'IRAP e che la violazione del termine dilatorio di 60 giorni post-verifica causa la nullità dell'atto.
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Definizione agevolata liti: ripresa automatica processo
La Corte di Cassazione chiarisce che, in tema di definizione agevolata liti, se il contribuente chiede la sospensione ma non deposita la domanda di definizione e i versamenti, il processo riprende automaticamente. Non è necessaria un'istanza di parte per la riassunzione del giudizio, poiché la sospensione iniziale cessa senza che si attivi quella, più lunga, legata all'effettiva adesione alla sanatoria. La Corte ha quindi annullato la decisione che aveva erroneamente dichiarato estinto il processo per inerzia della parte.
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Estinzione del giudizio: la guida completa
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, durante il processo, ha aderito a una definizione agevolata, rinunciando al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito e compensando le spese legali tra le parti.
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Capitali all’estero: la Cassazione e il condono
Un contribuente deteneva capitali all'estero tramite un professionista svizzero e società schermo. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione i redditi per gli anni 2001-2004. La Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che il condono tombale non copre gli obblighi di monitoraggio fiscale e che gli indizi raccolti (come la cosiddetta 'lista Pessina') sono prove sufficienti per l'accertamento.
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Indagini finanziarie e deduzione dei costi: la svolta
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie che presumevano maggiori ricavi da versamenti e prelievi bancari. La Corte di Cassazione, pur rigettando la maggior parte dei motivi di ricorso, ha accolto quello fondamentale sulla deduzione dei costi. In linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che, a fronte di ricavi presunti, deve essere riconosciuta al contribuente la possibilità di provare, anche in via presuntiva, i costi correlati, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa per un nuovo esame su questo punto.
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Fatture false: onere della prova e buona fede
Una società della grande distribuzione è stata accusata di aver emesso fatture false per operazioni di esportazione non imponibili, basate su dichiarazioni d'intento ideologicamente false. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di coinvolgimento in una frode fiscale, l'onere della prova della propria buona fede ricade sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode. La Corte ha però annullato la sentenza sulle sanzioni, rinviando alla corte d'appello per l'applicazione dei principi di 'continuazione' e 'favor rei' (norma più favorevole).
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Buona fede contribuente: onere della prova in frode IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 198/2025, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di frodi IVA. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'esistenza di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver adottato la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha accolto il ricorso di una società solo su alcuni vizi procedurali della sentenza di secondo grado, confermando però il principio cardine sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Notifica nulla ma sanabile se raggiunge lo scopo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 585/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia processuale: una notifica nulla, come quella di un ricorso tributario inviato per posta anziché via PEC, è da considerarsi sanata se l'atto raggiunge comunque il suo scopo, ovvero se il destinatario si costituisce in giudizio. La Corte distingue tra nullità (vizio sanabile) e inesistenza (vizio insanabile), affermando che l'utilizzo di un metodo di notifica diverso da quello telematico obbligatorio configura una mera nullità, la cui sanatoria ha effetto retroattivo (ex tunc), rendendo ammissibile il ricorso sin dall'origine.
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Imposta di registro lodo arbitrale: la Cassazione decide
Una società di costruzioni ha impugnato l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale su un lodo arbitrale che le riconosceva una somma a titolo di "risarcimento danni". La società sosteneva che la somma fosse soggetta a IVA, invocando il principio di alternatività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la tassazione dipende esclusivamente dalla qualificazione giuridica data all'atto stesso. Poiché il lodo definiva la somma come risarcimento, essa è esente da IVA e correttamente soggetta a imposta di registro proporzionale.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata. Il caso originava da un avviso di accertamento per IRPEF, annullato in appello perché l'Agenzia delle Entrate aveva duplicato un reddito già dichiarato dal contribuente, sebbene con una qualificazione errata. L'adesione del contribuente alla sanatoria durante il giudizio di cassazione ha reso superflua la decisione nel merito, portando alla cessazione della materia del contendere.
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Responsabilità oggettiva depositario: Cassazione decide
Una società operante nel settore energetico è stata ritenuta responsabile per il mancato pagamento delle accise su prodotti petroliferi, illecitamente sottratti da un dipendente infedele. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la sua responsabilità oggettiva. La decisione si fonda sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, secondo cui il depositario fiscale è sempre tenuto al pagamento, a meno che non si verifichi una distruzione fisica o una perdita irrimediabile del prodotto. La frode di terzi non è considerata una causa di esonero.
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Favor rei sanzioni: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte dei motivi, ma ha accolto quello relativo all'applicazione del principio del 'favor rei' per le sanzioni. A seguito di una modifica normativa più favorevole per il contribuente, intervenuta durante il processo, la Corte ha cassato la sentenza impugnata limitatamente alla misura delle sanzioni, rinviando la causa al giudice di merito per la rideterminazione.
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Terreno edificabile IVA: la Cassazione fa chiarezza
Una società vendeva un terreno classificato come agricolo dal suo certificato urbanistico. L'Agenzia Fiscale sosteneva fosse un terreno edificabile, basandosi sul prezzo elevato e una precedente rivalutazione. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando che, ai fini fiscali, la edificabilità di un'area si determina unicamente sulla base degli atti di pianificazione urbanistica ufficiali. Fattori come il valore di mercato o le intenzioni delle parti sono irrilevanti per definire lo status legale del bene ai fini IVA.
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Costi antieconomici: quando sono indeducibili?
Una società finanziaria impugna un avviso di accertamento per costi antieconomici e altre spese. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando l'indeducibilità dei costi ritenuti non inerenti e frutto di pianificazione fiscale elusiva con parti correlate, e chiarisce il valore probatorio del verbale di constatazione.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un ente di edilizia residenziale pubblica ha contestato un avviso di accertamento IMU. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'esenzione IMU per alloggi sociali non è automatica per tutti gli immobili dell'ente, ma spetta solo a quelli che rispettano specifici requisiti di legge. La Corte ha annullato la sentenza precedente perché il giudice non aveva verificato questa caratteristica fondamentale, ribadendo che l'onere della prova spetta all'ente che richiede il beneficio fiscale.
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Motivazione apparente: quando una sentenza è nulla?
Una società di torrefazione contesta un avviso di accertamento per detrazione IVA illegittima. Il suo ricorso in Cassazione, basato su una presunta motivazione apparente della sentenza di appello e sulla violazione del contraddittorio, viene respinto. La Corte Suprema chiarisce i limiti del vizio di motivazione e conferma che il dialogo tra Fisco e contribuente si era effettivamente svolto, condannando la società anche per abuso del processo.
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Onere della prova: Fisco non può chiedere dati noti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può addossare l'onere della prova al contribuente richiedendogli documenti che già possiede o che può facilmente acquisire. Nel caso specifico, relativo a una plusvalenza su un terreno ereditato, l'Agenzia delle Entrate aveva erroneamente azzerato il costo di acquisto perché il cittadino non aveva prodotto la dichiarazione di successione, i cui estremi erano però già noti all'ufficio. La Corte ha cassato la sentenza di merito, riaffermando il principio di collaborazione e l'obbligo per il Fisco di acquisire d'ufficio le informazioni in suo possesso.
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