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D.lgs. n. 509 del 1994

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Cumulo pensione e lavoro: INPGI non può tagliare la pensione al giornalista
Un giornalista pensionato continuava a lavorare come freelance. L'INPGI gli aveva trattenuto parte della pensione, applicando il proprio regolamento che prevedeva una decurtazione in caso di cumulo pensione e lavoro. I giudici di merito avevano dichiarato illegittime le trattenute, disapplicando il regolamento INPGI. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che all'INPGI, in quanto ente con regime sostitutivo, si applica la stessa disciplina dell'INPS per il cumulo pensione e lavoro. Pertanto, l'articolo 15 del Regolamento INPGI, che prevedeva la decurtazione, è stato disapplicato. Il ricorso dell'INPGI è stato rigettato.
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Pensione e Lavoro: INPGI non può limitare il Cumulo reddito
Un giornalista pensionato ha contestato la decurtazione della sua pensione di anzianità applicata dall'Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI). L'Istituto aveva applicato una propria norma regolamentare che prevedeva una riduzione della pensione in caso di svolgimento di attività lavorativa e percezione di redditi da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che il Regolamento INPGI non poteva derogare alle leggi nazionali sul Cumulo pensione e reddito da lavoro. Queste leggi si applicano sia all'INPS sia agli enti di previdenza sostitutiva come l'INPGI. Il ricorso dell'INPGI è stato rigettato, confermando il diritto del giornalista a ricevere la pensione senza decurtazioni.
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Giornalista vs INPGI: Diritto al Cumulo Pensione e Reddito da Lavoro
Un giornalista pensionato ha contestato la decurtazione della sua pensione da parte dell'INPGI, che aveva ridotto l'importo a causa del suo continuo svolgimento di attività lavorativa e percezione di redditi. L'INPGI si basava sul proprio regolamento che limitava il cumulo pensione e reddito da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, stabilendo che la disciplina sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro per gli iscritti all'INPGI deve essere la stessa prevista per l'INPS. Questo significa che il regolamento INPGI che prevedeva la decurtazione è stato disapplicato, riconoscendo al giornalista il diritto al pieno cumulo.
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INPGI: Cumulo pensione e redditi da lavoro, prevale la disciplina INPS
Un giornalista pensionato ha contestato le trattenute sulla sua pensione operate dall'INPGI, che applicava una norma interna per il **cumulo pensione e redditi da lavoro**. Questa norma prevedeva una decurtazione della pensione in caso di svolgimento di attività lavorativa. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'INPGI. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del giornalista. Ha stabilito che anche per gli iscritti all'INPGI si deve applicare la stessa disciplina del cumulo prevista per l'INPS, che permette una maggiore cumulabilità. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame.
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Pensione e coefficiente di neutralizzazione: la Cassazione dà ragione alla Cassa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Cassa di Previdenza dei Ragionieri contro la decisione che escludeva l'applicazione del coefficiente di neutralizzazione sulla pensione di anzianità di un professionista. Il lavoratore riteneva che tale riduzione violasse il principio del pro rata. La Suprema Corte ha invece chiarito che il coefficiente di neutralizzazione è legittimo perché non elimina diritti acquisiti, ma rappresenta una misura di contenimento finanziario legata alla scelta del professionista di andare in pensione continuando a svolgere l'attività lavorativa. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: Cassa perde ma credito salvo
La Cassa di Previdenza ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il mancato riversamento di contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto invocando la legge di stabilità del 2013, che prevede l'automatico annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti più vecchi e di basso importo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di Previdenza, confermando la legittimità della norma. I giudici hanno chiarito che l'annullamento dei ruoli esattoriali elimina solo la procedura di riscossione coattiva e il titolo esecutivo per ragioni di efficienza contabile, ma non estingue il diritto di credito sottostante. La Cassa di Previdenza potrà quindi ancora agire con le vie ordinarie per recuperare le somme dai singoli debitori.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: la Cassa perde contro ADER
Una Cassa di Previdenza professionale ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per ottenere il pagamento di oltre 690.000 euro relativi a somme iscritte a ruolo e mai riversate. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la legge di stabilità del 2013 che prevede l'annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti più vecchi e l'esclusione di responsabilità per i concessionari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa di Previdenza. I giudici hanno chiarito che la normativa sull'annullamento dei ruoli esattoriali si applica anche agli enti previdenziali privatizzati, poiché svolgono una funzione pubblica. Inoltre, l'eliminazione del ruolo non cancella il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora richiedere con le vie ordinarie. La Cassa di Previdenza perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Riscossione a mezzo ruolo: l’Ente perde ma il credito resta
Un Ente Previdenziale ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per il recupero di somme iscritte a ruolo e non riversate. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la Legge di Stabilità 2013, che prevede l'annullamento d'ufficio dei ruoli sotto i 2.000 euro antecedenti al 1999. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso dell'Ente. La Suprema Corte ha chiarito che la normativa sulla riscossione a mezzo ruolo si applica anche agli enti previdenziali privatizzati. L'annullamento del ruolo non estingue il credito originario, che resta azionabile con le vie ordinarie, ma cancella solo la specifica procedura esattoriale per ragioni di economicità. L'Ente Previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Principio del pro rata: Cassa perde contro il pensionato
Un professionista in pensione ha contestato il regolamento della propria Cassa di previdenza, che aveva modificato in senso peggiorativo i criteri di calcolo della quota reddituale della sua pensione, maturata prima del 2007. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del pensionato, ordinando la ricalcolazione del trattamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso della Cassa. I giudici hanno stabilito che le casse previdenziali privatizzate non possono introdurre modifiche peggiorative retroattive sui contributi già versati. Questa tutela è garantita dal principio del pro rata, che protegge l'affidamento dei lavoratori sulla consistenza della pensione in rapporto ai contributi effettivamente versati nel tempo. La Cassa è stata quindi condannata a ricalcolare la pensione e a pagare le spese legali.
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Riliquidazione della pensione: sconfitto il taglio della Cassa
Un professionista ha ottenuto la riliquidazione della pensione di vecchiaia erogata dal 2005. La Cassa di previdenza aveva applicato un calcolo peggiorativo basato su un regolamento successivo. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto al calcolo più favorevole per i contributi versati fino al 2003, applicando la prescrizione decennale. La Cassa ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le modifiche peggiorative non si applicano retroattivamente alle pensioni antecedenti al 2007. Inoltre, ha ribadito che quando si contesta il calcolo della pensione, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni e non quella quinquennale delle singole rate. Il pensionato vince definitivamente la causa.
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Contributo di solidarietà: scontro tra rimborso e prescrizione
La Pensionata, titolare di una pensione di reversibilità, ha ottenuto dal Tribunale e dalla Corte d'Appello la condanna dell'Ente Previdenziale alla restituzione del contributo di solidarietà versato tra il 2009 e il 2013. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la spettanza del rimborso e sostenendo che il diritto al rimborso fosse soggetto a prescrizione quinquennale anziché decennale. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza nomofilattica della questione relativa al termine di prescrizione applicabile, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla Quarta Sezione Civile per una decisione approfondita.
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Contribuzione minima previdenziale: si paga anche senza reddito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Cassa di previdenza dei geometri contro un professionista che si opponeva al pagamento della contribuzione minima previdenziale per l'anno 2005. Il professionista sosteneva di non dover pagare in quanto non aveva prodotto reddito come geometra, essendosi dedicato alla professione di ingegnere prima della formale cancellazione dall'albo. La Suprema Corte ha chiarito che l'iscrizione all'albo professionale costituisce condizione sufficiente a far scattare l'obbligo contributivo minimo, rendendo del tutto irrilevante l'assenza di reddito o il carattere occasionale dell'attività. Di conseguenza, l'opposizione alla cartella esattoriale è stata rigettata e il professionista è stato condannato al pagamento delle somme dovute e delle spese di giudizio.
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Iscrizione Cassa geometri: contributi dovuti anche senza reddito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un geometra contro la cartella di pagamento della Cassa Geometri per contributi non versati. Il professionista sosteneva di non dover pagare in quanto svolgeva attività di amministratore societario come lavoratore dipendente, senza percepire compensi professionali diretti. I giudici hanno invece chiarito che l'iscrizione all'albo professionale rende l'iscrizione Cassa geometri iscrizione obbligatoria, con il conseguente dovere di pagare la contribuzione minima. Questo obbligo sussiste anche se l'attività professionale viene svolta in modo occasionale o saltuario e persino in assenza di un reddito effettivo, poiché l'attività di amministrazione svolta comprendeva compiti tipici della professione come la progettazione e la direzione di lavori edili.
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Principio del pro rata: perché la pensione può scendere
Un professionista ha fatto causa alla propria Cassa di previdenza per ottenere il ricalcolo della pensione di vecchiaia anticipata, decorrente dal 2008. Il lavoratore pretendeva l'applicazione delle vecchie regole di calcolo più favorevoli, invocando il principio del pro rata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per le pensioni liquidate dopo il 1° gennaio 2007, le Casse professionali privatizzate possono modificare i criteri di calcolo in senso peggiorativo per garantire l'equilibrio finanziario di lungo termine. Il principio del pro rata non è più un vincolo assoluto, ma va bilanciato con i criteri di gradualità e di equità tra generazioni. Di conseguenza, il professionista ha perso la causa e deve pagare le spese processuali.
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Iscrizione obbligatoria cassa geometri: si paga senza reddito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Cassa di Previdenza dei Geometri contro un professionista che si opponeva al pagamento dei contributi previdenziali. Il professionista sosteneva di non dover pagare in quanto svolgeva l'attività in modo occasionale e senza produrre reddito. I giudici hanno invece stabilito che l'iscrizione all'albo professionale è l'unico requisito sufficiente a far scattare l'iscrizione obbligatoria cassa geometri e il conseguente obbligo di versare la contribuzione minima di solidarietà. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al lavoratore è stata annullata e la causa è stata rinviata per una nuova decisione che applichi questo principio di diritto.
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Contributo di solidarietà: scontro sulla prescrizione in Cassazione
Un professionista in pensione ha ottenuto nei primi gradi di giudizio la restituzione di oltre undicimila euro versati alla propria Cassa di Previdenza a titolo di contributo di solidarietà tra il 2006 e il 2009, ritenuto non dovuto. La Cassa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la restituzione e sostenendo la prescrizione quinquennale del diritto al rimborso, contrariamente alla decisione dei giudici di merito che avevano applicato la prescrizione decennale. La Sesta Sezione Civile, rilevando la complessità e l'importanza della questione sul termine di prescrizione applicabile, ha ritenuto insussistenti i presupposti per una decisione semplificata. Con la presente ordinanza, la Corte ha rimesso la causa alla Quarta Sezione Civile per una trattazione approfondita.
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Contributo di solidarietà: scontro sui tempi del rimborso
Un professionista in pensione ha chiesto alla propria Cassa di previdenza la restituzione delle somme versate a titolo di contributo di solidarietà per un totale di oltre dodicimila euro. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ordinando il rimborso e applicando il termine di prescrizione ordinario di dieci anni. La Cassa di previdenza ha proposto ricorso in Cassazione, contestando sia la non dovutezza del contributo sia il termine di prescrizione applicato. La sesta sezione civile della Corte di Cassazione, con l'ordinanza numero 5356 del 2022, non ha deciso la controversia ma ha rimesso la causa alla quarta sezione. I giudici hanno ritenuto che la questione sulla prescrizione del rimborso richieda una pronuncia di rilievo nomofilattico per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Iscrizione alla Cassa previdenziale: obbligo anche senza reddito
Un geometra iscritto all'albo professionale si opponeva alla cartella esattoriale con cui la Cassa di previdenza dei geometri richiedeva i contributi per l'anno 2013. Il professionista sosteneva di non svolgere l'attività in modo continuo e di essere già iscritto all'INPS come artigiano edile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'iscrizione all'albo professionale è condizione sufficiente a far scattare l'obbligo di iscrizione alla Cassa previdenziale e il pagamento dei contributi minimi. L'attività occasionale, l'assenza di reddito o la contemporanea iscrizione ad altra gestione previdenziale non escludono tale obbligo, a meno che non si presenti una specifica autocertificazione di non esercizio dell'attività professionale secondo le regole della Cassa stessa. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Iscrizione obbligatoria Cassa Geometri: paga anche il dipendente
Un geometra, dipendente bancario e amministratore di società immobiliari, contestava l'obbligo di iscriversi alla Cassa Geometri (CIPAG), ritenendo che la sua iscrizione all'INPS e l'esercizio occasionale della professione escludessero tale dovere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'iscrizione all'albo professionale è condizione sufficiente a far scattare l'iscrizione obbligatoria Cassa Geometri e il pagamento dei contributi minimi. L'esercizio occasionale dell'attività e l'assenza di reddito professionale non escludono l'obbligo previdenziale, e la contemporanea iscrizione ad un'altra gestione previdenziale (come l'INPS) non rileva, salvo il rispetto di specifiche procedure di esenzione previste dai regolamenti interni della Cassa, non applicabili in questo caso.
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Contributo solidarietà pensione: Cassa condannata al rimborso
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà pensione imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata ai suoi iscritti. La Cassa aveva applicato una trattenuta sulle pensioni già liquidate per assicurare il proprio equilibrio finanziario. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'ente non ha questo potere. L'introduzione di un prelievo obbligatorio è una materia coperta da 'riserva di legge', cioè di esclusiva competenza dello Stato. L'autonomia della Cassa non può violare i diritti acquisiti dei pensionati, protetti dal principio del 'pro rata'. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente trattenute.
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