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d.lgs. n. 128 del 2015

22 provvedimenti

Raddoppio termini di accertamento: illegittimo per l’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per presunte fatture inesistenti relative all'anno 2006, recuperando IRPEF, IVA e IRAP oltre i termini ordinari. Il Fisco ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di reati tributari. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente: ha sancito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica mai all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il giudice tributario deve verificare autonomamente la presenza di indizi di reato per giustificare la proroga dei termini sulle altre imposte, annullando la decisione impugnata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte cooperativa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una Società Cooperativa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento poiché alla società era contestata solo una violazione amministrativa, non penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza di seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esito del processo penale. Nel caso specifico, l'indagine coinvolgeva un'operazione unitaria complessa che riguardava anche il legale rappresentante della società, giustificando così il maggior tempo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale in presenza di reati tributari. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio è legittimo se sussistono elementi che comportano l'obbligo di denuncia penale, anche se questa è tardiva o il procedimento viene archiviato. Ha però escluso l'applicazione del raddoppio per l'IRAP, in quanto le relative violazioni non sono penalmente sanzionate.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
Con l'ordinanza n. 23368/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, stabilendo che la presunzione legale sulla deducibilità costi sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera dalla prova dell'effettiva esistenza della spesa. La Corte ha chiarito che tale presunzione copre solo l'inerenza e la congruità del costo, ma spetta al contribuente dimostrare che la prestazione è stata realmente eseguita. Inoltre, è stato ribadito che una sentenza di assoluzione penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario.
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Detrazione IVA e frodi: la prova della buona fede
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del diniego della detrazione IVA a una società del settore petrolifero coinvolta, inconsapevolmente secondo la sua difesa, in una frode carosello. L'ordinanza sottolinea che, a fronte di solidi indizi di frode forniti dall'Amministrazione Finanziaria, spetta al contribuente dimostrare con prove concrete di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il raddoppio dei termini di accertamento data la rilevanza penale dei fatti contestati.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23403/2024, ha stabilito che la presunzione legale sulla deducibilità dei costi di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettiva esistenza della prestazione. Anche in presenza di un'assoluzione in sede penale, il giudice tributario può ritenere indeducibili i costi se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla loro inesistenza e il contribuente non offre una prova contraria adeguata.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e raddoppio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16493/2024, ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. Se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla fittizietà delle operazioni, spetta al contribuente dimostrarne l'effettività. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato tributario e ha stabilito la natura sostanziale e non retroattiva della nuova disciplina sulla prova introdotta dall'art. 7, comma 5-bis, del d.lgs. n. 546/1992.
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Raddoppio dei termini: onere della prova sul Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale non è automatico. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di dimostrare concretamente i presupposti dell'obbligo di denuncia penale a carico del contribuente, inclusa la potenziale configurabilità di un reato tributario che superi le soglie di punibilità. In assenza di tale prova, l'avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari è illegittimo.
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Dichiarazione d’intenti falsa: onere del fornitore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13959/2024, ha rigettato il ricorso di una società a cui era stata contestata la vendita di beni in sospensione d'IVA sulla base di una dichiarazione d'intenti falsa fornita da un cliente. La Corte ha stabilito che il fornitore ha un onere di diligenza e non può beneficiare dell'esenzione se dispone di elementi per sospettare dell'irregolarità. Inoltre, è stata confermata la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato e l'irrilevanza, nel giudizio tributario, di una eventuale sentenza di assoluzione penale per i medesimi fatti.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una società del settore elettronico contro un avviso di accertamento per operazioni soggettivamente inesistenti. La decisione ribadisce i principi sull'onere della prova frode IVA: spetta all'Amministrazione Finanziaria dimostrare gli elementi oggettivi della frode e la consapevolezza del contribuente, mentre quest'ultimo deve provare di aver agito con la massima diligenza, non essendo sufficiente la mera regolarità formale dei documenti.
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Raddoppio dei termini: esito penale irrilevante
Una società ha impugnato un avviso di accertamento, sostenendo che fosse tardivo poiché il procedimento penale che giustificava il "raddoppio dei termini" si era concluso con un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha ribadito che la valutazione del giudice tributario sull'obbligo di denuncia penale, presupposto per il raddoppio dei termini, è autonoma e indipendente dall'esito del processo penale. Tuttavia, ha specificato che tale raddoppio non si applica all'IRAP.
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Compenso amministratore: quando è deducibile per la Srl
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1051/2025, ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può limitarsi a contestare l'entità del compenso amministratore ritenendolo eccessivo. Se si ipotizza un'elusione fiscale, spetta al Fisco l'onere di provare il disegno elusivo. Nel caso di specie, una società di trasporti aveva dedotto un compenso elevato per il proprio amministratore. La Corte ha confermato la decisione di merito che annullava l'accertamento, poiché l'Agenzia non aveva fornito prove sufficienti a dimostrare l'intento elusivo, mentre la società aveva giustificato l'importo con i buoni risultati economici ottenuti.
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Sovrafatturazione: detrazione IVA negata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per indebita detrazione IVA. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture per importi maggiorati, una pratica nota come sovrafatturazione. La Corte ha confermato che tale pratica equivale a un'operazione parzialmente inesistente e comporta la perdita totale del diritto alla detrazione, non solo per la parte eccedente. È stato inoltre ribadito che le sentenze penali di assoluzione non hanno efficacia vincolante nel processo tributario e che l'onere di provare la realtà dell'operazione, una volta contestata dall'Ufficio, spetta al contribuente.
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Raddoppio dei termini: non vale per l’IRAP
Una società cooperativa ha impugnato avvisi di accertamento per IRES, IVA e IRAP basati su fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione del raddoppio dei termini per l'accertamento, concludendo che tale meccanismo, legittimo per IRES e IVA in presenza di reati tributari, non è applicabile all'IRAP. Le violazioni relative all'IRAP, infatti, non sono presidiate da sanzioni penali. Di conseguenza, gli avvisi di accertamento per l'IRAP sono stati annullati per decorrenza dei termini ordinari.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento fiscale in un caso di presunte fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità di costi di sponsorizzazione. La Corte ha stabilito che per il raddoppio dei termini è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale, e ha rigettato il ricorso del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese.
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Fatture inesistenti: quando i costi non sono deducibili
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi di sponsorizzazione a causa di fatture inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. La Corte ha inoltre stabilito che la registrazione di fatture false costituisce una violazione sostanziale della tenuta delle scritture contabili, rendendo i costi indeducibili.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per costi di sponsorizzazione indeducibili, derivanti da fatture parzialmente inesistenti. L'ordinanza conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento, basato sul solo obbligo di denuncia penale da parte dell'ufficio, indipendentemente dall'esito del processo penale. Si chiariscono i principi sull'onere della prova e sulla motivazione degli atti impositivi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini accertamento fiscale relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti parzialmente inesistenti. L'ordinanza chiarisce che per l'applicazione del raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale da parte dei funzionari, a prescindere dall'esito di un eventuale processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento e separando nettamente il giudizio tributario da quello penale.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche in assenza di una condanna. Il caso riguarda la deduzione di costi per fatture parzialmente inesistenti. La Corte ha chiarito che il giudice tributario deve solo verificare la sussistenza dei presupposti per la denuncia e non l'esito del processo penale.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18046/2025, ha chiarito che, per la normativa applicabile fino al 2015, il raddoppio dei termini di accertamento fiscale scatta in presenza dell'obbligo di denuncia per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia stessa. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società, cassando la decisione dei giudici di merito che avevano annullato un avviso di accertamento per decorrenza dei termini. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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