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D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 188

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64 provvedimenti

Ingiusta detenzione: negata per colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a tre familiari, precedentemente assolti dall'accusa di associazione a delinquere e turbativa d'asta. La Corte ha ritenuto che la loro condotta, consistita nel partecipare a gare d'appalto con diverse imprese riconducibili a un unico gruppo familiare, costituisse una colpa grave. Tale comportamento ha generato una falsa apparenza di illegalità, inducendo in errore l'autorità giudiziaria e causando l'applicazione delle misure cautelari, escludendo così il diritto all'indennizzo.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa la esclude
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo che chiedeva un indennizzo per ingiusta detenzione. La sua richiesta è stata negata perché la sua condotta, caratterizzata da mendacio e tentativi di transazioni illecite, è stata ritenuta gravemente colposa e causa diretta della sua detenzione, creando una falsa apparenza di colpevolezza.
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Ingiusta detenzione: niente risarcimento con colpa grave
Un soggetto, assolto dalle accuse di associazione mafiosa e narcotraffico, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che le sue frequentazioni ambigue e l'uso di linguaggio criptico con noti criminali costituivano una 'colpa grave'. Tale comportamento, pur non integrando un reato, ha contribuito a generare i sospetti che hanno portato alla sua carcerazione, escludendo così il diritto all'indennizzo.
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Prescrizione e Diritto alla Prova: la Cassazione decide
Un imprenditore, accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ha visto il suo processo interrotto per una dichiarazione di prescrizione prima di poter presentare le prove a difesa. La Corte di Cassazione ha rilevato un errore nel calcolo del termine di prescrizione. Di conseguenza, ha annullato la sentenza e ha assolto l'imputato, affermando che il processo non doveva essere interrotto. Questa decisione sottolinea la prevalenza del prescrizione e diritto alla prova su una declaratoria di estinzione del reato errata, specialmente in presenza di dubbi sulla colpevolezza.
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