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d.lgs. 24 settembre 2015, n. 156

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26 provvedimenti

Proposta di mediazione: si può appellare la sentenza?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può appellare una sentenza di primo grado, anche se questa ha accolto integralmente la sua originaria proposta di mediazione, qualora tale proposta non sia stata accettata dall'Agenzia delle Entrate. L'ordinanza chiarisce che il rigetto della proposta da parte del Fisco fa perdere a quest'ultima ogni effetto vincolante, lasciando il contribuente libero di perseguire in giudizio un risultato ancora più favorevole.
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Rateizzazione debito: quando sana i vizi di notifica?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sollevando in un secondo momento vizi di notifica delle cartelle presupposte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di rateizzazione del debito implica la conoscenza del debito stesso, sanando di fatto i vizi di notifica. Tale richiesta fa decorrere un nuovo termine per l'impugnazione delle cartelle; se questo termine non viene rispettato, ogni successiva contestazione diventa inammissibile. La Corte ha accolto il ricorso solo per verificare la possibile estinzione di debiti di importo minimo per effetto di una legge successiva.
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Compensazione spese di lite: quando è legittima?
Un contribuente impugnava un'intimazione di pagamento. In corso di causa, l'Agenzia delle Entrate annullava in autotutela le cartelle sottostanti, basandosi su una sentenza non definitiva di un'altra commissione tributaria. I giudici di merito dichiaravano cessata la materia del contendere e disponevano la compensazione spese di lite. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso del contribuente. Secondo la Corte, l'annullamento non derivava da un'illegittimità originaria dell'atto, ma da un fatto sopravvenuto, giustificando così la deroga al principio della soccombenza virtuale e la legittima compensazione delle spese.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: le regole
Una società ha impugnato una serie di cartelle di pagamento, ma il suo appello è stato respinto sia in primo che in secondo grado. Successivamente, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che ha dichiarato il ricorso per Cassazione inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano formulati in modo tecnicamente errato, mescolando diverse censure in modo confuso e non affrontando specificamente le ragioni della decisione del giudice d'appello. Anche la richiesta di sospensione del processo è stata respinta.
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Spese di lite: quando l’Agenzia Entrate va rimborsata
Un contribuente, dopo aver rinunciato a un ricorso tributario, si è opposto alla condanna al pagamento delle spese di lite a favore dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, anche quando l'Agenzia è difesa da propri funzionari e non da avvocati esterni, la normativa vigente le riconosce il diritto al rimborso delle spese legali. La Corte ha inoltre ribadito che la rinuncia al ricorso comporta, di norma, la condanna alle spese secondo il principio di causalità.
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Spese di lite e Agenzia Entrate: la Cassazione decide
Un contribuente, dopo aver rinunciato a un ricorso, ha impugnato la condanna al pagamento delle spese di lite a favore dell'Agenzia delle Entrate, sostenendo che non fossero dovute poiché l'Ente si era difeso con un proprio funzionario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la normativa speciale del processo tributario consente la liquidazione delle spese legali a favore dell'Amministrazione finanziaria anche in caso di difesa interna, seppur con una riduzione forfettaria. La Corte ha ribadito che la condanna segue il principio di causalità, per cui chi rinuncia alla causa deve sostenere i costi generati.
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