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d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81

11 provvedimenti

Dichiarazione fraudolenta: l’appalto fittizio costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un imprenditore accusato di dichiarazione fraudolenta. L'imputato aveva registrato in contabilità cinque fatture relative a un fittizio contratto di appalto di servizi con una cooperativa. Le indagini hanno dimostrato che l'appalto mascherava una somministrazione irregolare di manodopera, priva dei requisiti di legge come l'assunzione del rischio d'impresa e l'organizzazione dei mezzi da parte dell'appaltatore. I giudici hanno stabilito che l'uso di fatture riferite a un contratto apparente, diverso da quello reale, integra il reato tributario poiché altera la rappresentazione fiscale dell'operazione.
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Collaborazioni etero-organizzate: tutele per i rider
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27857/2023, ha consolidato l'orientamento sulle collaborazioni etero-organizzate nel settore del food delivery. Il caso riguarda la qualificazione del rapporto di lavoro dei rider che operano tramite app. La Corte ha stabilito che, quando le modalità di esecuzione della prestazione (tempi e luoghi) sono imposte dal committente, si applica la disciplina del lavoro subordinato. Questa decisione garantisce ai lavoratori tutele piene, indipendentemente dalla qualificazione formale del contratto come lavoro autonomo.
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Fatture per operazioni inesistenti: il caso del lavoro
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo per reati fiscali, chiarendo che l'uso di fatture per operazioni inesistenti si configura anche quando un contratto di appalto di servizi maschera una mera somministrazione di manodopera. La sentenza sottolinea che la divergenza tra la natura giuridica dell'operazione dichiarata in fattura e quella effettiva è sufficiente a integrare il reato, poiché finalizzata a ottenere indebiti vantaggi fiscali come la detrazione dell'IVA. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, ritenendo irrilevante l'effettiva esistenza delle cooperative emittenti le fatture, data la natura fittizia dell'operazione contrattuale rappresentata.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'amministratrice di una società era stata condannata per aver utilizzato fatture emesse da società che, pur avendo fornito manodopera, erano mere intermediarie fittizie. La Corte d'Appello, pur assolvendo l'imputata da uno dei capi d'accusa, non aveva rideterminato la pena, violando il divieto di 'reformatio in peius'. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio, confermando nel resto la responsabilità penale.
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Obbligo di repêchage: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17036/2024, ha chiarito i limiti dell'obbligo di repêchage a carico del datore di lavoro. Nel caso esaminato, due autisti licenziati per giustificato motivo oggettivo a seguito della perdita di un appalto non sono stati ricollocati in mansioni inferiori (addetti mensa) perché privi del bagaglio professionale necessario. La Corte ha stabilito che l'obbligo di repêchage non si estende fino a imporre al datore di lavoro di fornire una specifica e nuova formazione per rendere il lavoratore idoneo a mansioni diverse e inferiori. Il licenziamento è stato quindi ritenuto legittimo, confermando che la ricollocazione è possibile solo per posizioni compatibili con le competenze già possedute dal dipendente al momento del recesso.
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Sequestro preventivo: quando è possibile un nuovo ordine?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del principio del 'ne bis in idem' cautelare. Un nuovo sequestro preventivo è ammissibile dopo un annullamento per vizio formale, a patto che il Pubblico Ministero non persegua contemporaneamente anche l'impugnazione del primo provvedimento. La sentenza analizza anche i requisiti del 'fumus commissi delicti' in caso di somministrazione illecita di manodopera mascherata da appalto, e del 'periculum in mora', che deve basarsi su indici concreti di rischio di dispersione del patrimonio.
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Dolo specifico: Cassazione annulla condanna per fatture
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per dichiarazione fraudolenta a carico di un amministratore. L'imputato aveva utilizzato fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per mascherare un'interposizione illecita di manodopera. La Suprema Corte ha ritenuto che, sebbene i fatti fossero stati correttamente inquadrati come reato, la sentenza d'appello non aveva adeguatamente motivato la sussistenza del dolo specifico, ovvero la finalità precisa di evadere le imposte. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo punto cruciale.
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Fatture inesistenti: Cassazione su appalto di manodopera
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli amministratori di due società contro un sequestro preventivo. Il caso riguarda un'ipotesi di appalto di manodopera mascherato, finalizzato all'evasione dell'IVA tramite l'utilizzo di fatture inesistenti. La Corte ribadisce che il ricorso di legittimità non può riesaminare i fatti e sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza degli atti.
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Fatture soggettivamente inesistenti: reato anche per IRPEF
Un imprenditore ha utilizzato fatture emesse da una ditta individuale per mascherare un'illecita somministrazione di manodopera, deducendo i relativi costi ai fini delle imposte dirette. La Corte di Cassazione, confermando la condanna d'appello, ha stabilito che l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti integra il reato di dichiarazione fraudolenta anche se l'evasione riguarda solo l'IRPEF e non l'IVA. Il reato sussiste perché la fattura documenta un negozio giuridico apparente (appalto di servizi) diverso da quello reale (somministrazione di manodopera), rendendo l'operazione giuridicamente inesistente ai fini fiscali.
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Dolo specifico dichiarazione fraudolenta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per il reato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 d.lgs. 74/2000). Il caso riguardava un amministratore accusato di aver utilizzato fatture per un contratto di appalto che mascherava una somministrazione illecita di manodopera. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente provare l'irregolarità del contratto, ma è indispensabile dimostrare il dolo specifico, ovvero l'intenzione mirata dell'imputato di evadere le imposte sui redditi o l'IVA. Poiché la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato su questo elemento psicologico, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Divieto conversione fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per i dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Nel caso di una professoressa d'orchestra impiegata per anni con contratti a termine, la Corte ha stabilito che, nonostante l'accertato abuso, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione ma garantendo al lavoratore un risarcimento del danno. La decisione si fonda sulla natura peculiare di tali enti e su norme imperative che limitano le assunzioni. Viene quindi ribadito il principio del divieto conversione fondazioni liriche.
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