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D.Lgs. 10 ottobre 2022 n. 150, Art. 94

5 provvedimenti

Trattazione orale: come si chiede in appello?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43782/2023, ha rigettato il ricorso di un imputato per stalking, stabilendo un principio cruciale sulla richiesta di trattazione orale in appello. La Corte ha chiarito che, secondo la normativa emergenziale, tale richiesta non può essere validamente inserita nell'atto di appello cartaceo, ma deve essere formulata con un'istanza 'ad hoc', separata e trasmessa telematicamente alla cancelleria della Corte d'Appello entro i termini previsti. La mancata osservanza di questa procedura rende la richiesta inefficace. Inoltre, l'eventuale nullità derivante dalla mancata celebrazione del rito orale si sana se non eccepita immediatamente dalla difesa.
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Rimessione in termini: quando inizia il decorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la rimessione in termini. Il ricorrente sosteneva di non aver potuto impugnare una sentenza di condanna perché non gli era stata comunicata. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, per le impugnazioni proposte dopo il 30 giugno 2024, il termine per ricorrere decorre dal deposito della sentenza e non dalla sua comunicazione, la quale è considerata una mera cortesia. Di conseguenza, la mancata comunicazione non costituisce un 'caso fortuito' che giustifichi la rimessione in termini.
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Partecipazione imputato detenuto: nullità assoluta
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per furto a causa di un grave vizio procedurale. È stato negato il diritto alla partecipazione dell'imputato detenuto al processo d'appello, nonostante una richiesta tempestiva presentata dal difensore. La Corte ha ribadito che tale diniego causa una nullità assoluta e insanabile del giudizio. Inoltre, un capo d'imputazione è stato archiviato per mancanza della querela della persona offesa, requisito reso necessario dalla recente riforma legislativa.
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Bancarotta fraudolenta: l’amministratore risponde
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione, oltre che per bancarotta semplice. L'imputato sosteneva di essere un mero prestanome ('testa di legno') e che il reato di bancarotta semplice fosse prescritto. La Corte ha confermato le condanne per bancarotta fraudolenta, rigettando la difesa della 'testa di legno' e ribadendo i doveri di vigilanza dell'amministratore. Tuttavia, ha annullato la condanna per bancarotta semplice, riconoscendo l'avvenuta prescrizione del reato.
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Bancarotta fraudolenta: dolo e prova del reato
La Corte di Cassazione conferma una condanna per un amministratore per bancarotta fraudolenta documentale. L'appello, basato sulla presunta assenza di dolo specifico e sulla richiesta di attenuanti, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che tenere la contabilità in modo confuso, rendendo impossibile la ricostruzione del patrimonio, integra il reato che richiede il solo dolo generico, a differenza della bancarotta semplice.
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