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D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149

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129 provvedimenti

Contributo unificato ricorso cumulativo: come si calcola
Un contribuente ha impugnato diversi avvisi di accertamento con un unico ricorso, calcolando il contributo unificato sul valore totale della controversia. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che in un contributo unificato ricorso cumulativo in ambito tributario, il calcolo deve basarsi sulla somma dei contributi dovuti per ogni singolo atto impugnato. Questa regola speciale, secondo la Corte, non lede i diritti costituzionali del contribuente, poiché il contributo è una tassa volta a finanziare il servizio giustizia.
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Requisiti del ricorso: Cassazione e onere dei fatti
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una controversia sulle distanze tra edifici, sostenendo che una ristrutturazione fosse in realtà una nuova costruzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma perché l'atto non rispettava i requisiti del ricorso, omettendo una chiara e completa esposizione dei fatti di causa, un onere fondamentale per chi si rivolge al giudice di legittimità.
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Responsabilità magistrati: limiti al risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina che chiedeva un risarcimento danni allo Stato per un presunto errore del Consiglio di Stato. La Corte ha stabilito che la responsabilità dei magistrati per errore di fatto (nel caso di specie, sulla pericolosità di un immobile) è limitata alla rara ipotesi di 'errore revocatorio', cioè un errore su un fatto pacifico e non controverso tra le parti. La semplice valutazione del materiale probatorio, anche se ritenuta errata, non rientra in questa casistica e non può fondare una richiesta di risarcimento, a tutela dell'autonomia e indipendenza della funzione giudiziaria.
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Giudicato esterno e IMU: quando non si applica?
Due contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2013, basando il loro ricorso su sentenze favorevoli ottenute per altre annualità (giudicato esterno) relative alla stessa area. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte ha chiarito che il principio del giudicato esterno non si applica quando la controversia riguarda elementi variabili nel tempo, come la qualifica edificabile di un terreno o il suo valore venale. Questi fattori, a differenza di elementi fattuali stabili, possono cambiare da un periodo d'imposta all'altro, rendendo ogni annualità autonoma e non vincolata da decisioni precedenti.
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Sospensione sentenza appello: quando viene negata?
La Corte d'Appello di Bologna ha rigettato un'istanza di sospensione sentenza appello. La decisione si basa sulla mancanza dei presupposti previsti dalla nuova normativa (art. 283 c.p.c.): l'impugnazione non è stata ritenuta 'manifestamente fondata' e non è stato provato un 'pregiudizio grave e irreparabile' derivante dall'esecuzione della sentenza di primo grado.
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Incarichi dirigenziali: giurisdizione e criteri
Un candidato ha impugnato la procedura di selezione per un incarico dirigenziale nel settore pubblico, contestando la giurisdizione del giudice e diverse presunte irregolarità. La Corte d'Appello ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario per gli incarichi dirigenziali nel pubblico impiego privatizzato, ribaltando la decisione di primo grado. Tuttavia, ha respinto nel merito tutte le censure del ricorrente, affermando la legittimità delle scelte discrezionali della commissione esaminatrice in assenza di una manifesta irragionevolezza.
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Sospensione sentenza appello: il danno irreparabile
La Corte di Appello ha concesso la sospensione di una sentenza che ordinava l'abbattimento di un albero. Nonostante l'appello non fosse ritenuto palesemente fondato, la decisione si basa sulla valutazione del 'pregiudizio grave e irreparabile'. La Corte ha stabilito che l'abbattimento dell'albero costituirebbe un danno irreversibile, prevalendo sui disagi, non urgenti, lamentati dalla controparte, giustificando così la sospensione sentenza appello.
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Compenso avvocato PSS: Sì al protocollo, no a errori
Un avvocato ricorre contro una liquidazione di compensi ritenuta troppo bassa per un'assistenza in regime di patrocinio a spese dello Stato (PSS). La Corte d'Appello, pur confermando la legittimità dell'uso di un protocollo d'intesa locale, accoglie parzialmente il ricorso. Rileva che il giudice precedente aveva erroneamente applicato solo le tariffe base del protocollo, omettendo le maggiorazioni previste per la complessità del caso. Di conseguenza, ricalcola il compenso avvocato PSS da 1.130 euro a 2.147 euro, stabilendo un importante principio sulla corretta e integrale applicazione degli accordi locali.
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Quietanza di pagamento: valore di confessione in atto
Un venditore ha citato in giudizio l'acquirente per la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare, sostenendo di non aver ricevuto il pagamento. Il Tribunale ha respinto la domanda, evidenziando che la quietanza di pagamento inserita nell'atto notarile costituisce una confessione stragiudiziale con piena efficacia probatoria. Poiché il venditore non ha provato errore di fatto o violenza, unici motivi validi per invalidare la confessione, la sua azione è stata giudicata infondata e temeraria, con conseguente condanna al pagamento delle spese legali e di un'ulteriore somma a titolo di sanzione.
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