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Art. 99 l.fall.

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255 provvedimenti

Fallimento: soglia debito e prove in appello
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società in liquidazione, rigettando il ricorso basato sulla presunta tardività della costituzione dei creditori in appello. La sentenza chiarisce che il superamento della soglia di debito di 30.000 euro, necessaria per il fallimento, può essere accertato anche in sede di reclamo tramite nuove prove riferite a fatti anteriori. Inoltre, la desistenza di un creditore avvenuta dopo la sentenza dichiarativa non ne comporta la revoca automatica.
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Privilegio crediti professionali: studio associato e chirografo
Uno studio legale associato ha impugnato l'esclusione di alcuni crediti professionali dallo stato passivo di una società fallita. Il tribunale di merito aveva ammesso solo una parte dei compensi come crediti chirografari, negando il privilegio crediti professionali richiesto. La contestazione riguardava sia la mancanza di prova certa sul conferimento dell'incarico per le attività giudiziali, sia la natura collettiva della prestazione resa dallo studio associato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per godere della prelazione ex art. 2751-bis n. 2 c.c., lo studio deve dimostrare che l'attività è stata svolta personalmente o prevalentemente da un singolo professionista. In assenza di tale prova e di un mandato scritto specifico per ogni fase, il credito resta privo di privilegio.
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Conversione della domanda di rivendica: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti temporali per la conversione della domanda di rivendica in richiesta di ammissione al passivo per equivalente. Una società di leasing aveva richiesto la restituzione di beni concessi a un'azienda in amministrazione straordinaria. Poiché i beni erano stati trasferiti all'estero e non erano più recuperabili, la società ha tentato di chiedere il controvalore in denaro durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Suprema Corte ha stabilito che tale modifica costituisce una mutatio libelli inammissibile in quella fase. La conversione della domanda di rivendica è permessa esclusivamente durante l'udienza di verifica del passivo davanti al giudice delegato, come previsto dall'art. 103 della legge fallimentare. La decisione affronta anche l'applicazione della Legge 124/2017 ai contratti di leasing risolti dopo la sua entrata in vigore.
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Stato passivo: rigetto per crediti non provati
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione allo stato passivo presentata da un gruppo di lavoratori contro un ente in liquidazione coatta amministrativa. I ricorrenti rivendicavano differenze retributive e premi incentivanti, ma la domanda è stata dichiarata inammissibile. La decisione si fonda sulla mancata specificazione delle singole voci di credito e sull'esistenza di un precedente giudicato amministrativo che aveva già negato tali spettanze. La Corte ha ribadito che la genericità delle allegazioni e il contrasto con decisioni definitive precedenti precludono l'accoglimento delle pretese creditorie.
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Leasing traslativo: ammissione al passivo.
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per crediti derivanti da un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento. Il Tribunale aveva rigettato l'opposizione ritenendo inammissibile la richiesta di equo compenso e risarcimento perché formulata solo in sede di impugnazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se il creditore ha già analiticamente indicato e quantificato le voci di credito nella domanda iniziale, la successiva precisazione giuridica basata sull'Art. 1526 c.c. non costituisce una domanda nuova vietata.
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Eccezione di inadempimento: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che aveva rigettato l'ammissione al passivo di un credito derivante da contratti di trasporto. Il Tribunale aveva applicato d'ufficio l'eccezione di inadempimento per bloccare la pretesa, nonostante la curatela avesse sollevato solo un'eccezione di compensazione basata su presunti abusi di direzione e coordinamento. La Suprema Corte ha stabilito che tale operazione viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, poiché l'eccezione di inadempimento non era stata proposta dalle parti e riguardava titoli giuridici differenti rispetto ai crediti azionati.
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Compensazione fallimentare: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della compensazione fallimentare operata tra il credito di un'ex affittuaria d'azienda e il controcredito del fallimento per indennità di occupazione. Il curatore, in sede di opposizione allo stato passivo, può sollevare nuove eccezioni per paralizzare la pretesa del creditore, purché non introduca domande riconvenzionali autonome. L'indennità ex art. 1591 c.c. è stata ritenuta un credito certo e liquido, idoneo a estinguere per compensazione il debito della procedura.
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Opposizione allo stato passivo: i termini di ricorso
Un professionista ha presentato ricorso per cassazione contro il decreto che dichiarava inammissibile la sua opposizione allo stato passivo perché ritenuta tardiva. Il Tribunale aveva calcolato il termine di trenta giorni dalla prima comunicazione del decreto di esecutività, nonostante questo fosse ambiguo e successivamente oggetto di correzione per errore materiale. La Suprema Corte ha invece stabilito che, se la correzione incide su elementi sostanziali del credito, il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre dalla notifica del decreto di correzione.
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Contributo unificato: no al raddoppio in opposizione
Una società cooperativa ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale aveva applicato il raddoppio del **contributo unificato**, ritenendo l'opposizione un'impugnazione. La Cassazione ha chiarito che l'opposizione allo stato passivo è un giudizio di primo grado a cognizione piena e non un appello, escludendo quindi la sanzione pecuniaria per il rigetto.
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Data certa e restituzione beni nel fallimento
Una società ha richiesto la restituzione di matrici industriali e materiali plastici da un'impresa fallita. Il tribunale ha accolto la domanda solo per le matrici, poiché la registrazione del brevetto garantiva la data certa del titolo di proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto per i restanti materiali, ribadendo che la mancanza di data certa è rilevabile d'ufficio dal giudice e che la richiesta del controvalore economico non può essere formulata per la prima volta nella fase di opposizione allo stato passivo.
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Addizioni e impianti mobili: la guida legale
Un proprietario terriero ha rivendicato la proprietà di un impianto di irrigazione e di alcuni macchinari agricoli installati da una società affittuaria successivamente fallita. Il ricorrente sosteneva che tali beni costituissero addizioni che, per accordo contrattuale, dovevano restare al proprietario del fondo senza indennizzo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che i beni in questione, essendo autonomi, amovibili e non funzionalmente collegati al terreno in modo permanente, non integrano la nozione di addizioni ma restano beni mobili della massa fallimentare.
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Stato passivo: inammissibile l’opposizione al progetto
Una società creditrice ha proposto opposizione contro il progetto di stato passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'impugnazione era rivolta a un atto preparatorio e non allo stato passivo definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che l'interesse ad agire sorge solo nei confronti dell'elenco dei crediti esecutivo, unico atto capace di produrre effetti lesivi per il creditore.
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Stato passivo: prova crediti manutenzione in LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dallo stato passivo di un credito vantato da una società per lavori di manutenzione su immobili di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante la Corte abbia precisato che in tale procedura è possibile emendare la domanda in sede di opposizione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente non ha fornito prova dell'opponibilità del titolo di detenzione né dell'autorizzazione del liquidatore per l'esecuzione dei lavori, rendendo il credito non azionabile verso la procedura.
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Compenso liquidatore fallimento: limiti al raddoppio
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo per il compenso liquidatore fallimento e per attività di consulenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i pagamenti già ricevuti durante la procedura assorbivano le nuove richieste, trattandosi di un unico rapporto gestionale senza contratti aggiuntivi formalizzati.
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Errore materiale Cassazione: guida alla correzione
Il caso esamina la richiesta di correzione di un errore materiale Cassazione riscontrato in una precedente ordinanza. La Suprema Corte, pur accogliendo il ricorso, aveva erroneamente indicato la Corte d'Appello come sede di rinvio anziché il Tribunale competente per un'opposizione allo stato passivo. Attraverso il procedimento di correzione, i giudici hanno rettificato l'autorità giudiziaria e la qualificazione dell'atto impugnato, ristabilendo la coerenza formale del provvedimento senza alterarne il contenuto decisorio.
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Ricognizione di debito: CUD e TFR nel fallimento
Un lavoratore chiede l'ammissione al passivo del fallimento della sua nuova società datrice di lavoro per il TFR maturato presso il precedente datore. Sebbene l'accordo di accollo del debito non avesse data certa, il Tribunale ha ammesso il credito basandosi sui modelli CUD, considerati una valida ricognizione di debito. La Corte di Cassazione conferma che la ricognizione di debito con data certa è opponibile al fallimento, ma cassa la decisione perché il Tribunale ha omesso di pronunciarsi sull'eccezione del curatore circa l'inefficacia dell'atto di accollo ai sensi della legge fallimentare.
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Ricognizione di debito: CUD opponibile al fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33073/2023, ha stabilito che la Certificazione Unica (CUD) costituisce una valida ricognizione di debito opponibile alla massa dei creditori in caso di fallimento. Anche se l'accordo sottostante di accollo del debito TFR non ha data certa, il CUD, se emesso prima del fallimento, fa piena prova del credito del lavoratore, invertendo l'onere della prova a carico del curatore. La Corte ha però cassato la decisione per omessa pronuncia su un'eccezione di inefficacia dell'atto di accollo.
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Domanda di rivendicazione fallimento: la decisione
La Cassazione chiarisce che la domanda di rivendicazione nel fallimento, o la richiesta del controvalore del bene, non può essere accolta se il bene non è mai entrato a far parte dell'attivo fallimentare. Se il creditore ha già intrapreso un'azione legale contro un terzo per recuperare il bene, non può contemporaneamente chiedere il controvalore al fallimento, poiché ciò comporterebbe un'ingiustificata duplicazione di valore. La scelta di agire per la restituzione del bene preclude la via dell'insinuazione al passivo per il suo valore.
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Accantonamento fallimentare: quando è obbligatorio?
Un istituto di credito si è visto negare l'accantonamento fallimentare di somme contese perché non aveva richiesto una specifica misura cautelare durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che la pendenza del giudizio di opposizione non è di per sé sufficiente a giustificare l'accantonamento, che è previsto solo in casi tassativi.
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Prededuzione crediti e PMI: la prova è essenziale
Una società di trasporti si è vista negare la prededuzione dei crediti verso una grande azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il creditore ha l'onere di provare tutti i requisiti di legge, incluso il proprio status di Piccola o Media Impresa (PMI). La mancata dimostrazione di questo requisito soggettivo è stata decisiva per il rigetto della richiesta di pagamento prioritario.
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