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Art. 99 l.fall.

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255 provvedimenti

Opposizione stato passivo: quando è inammissibile
Un professionista ha presentato ricorso contro la parziale ammissione del suo credito in un fallimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la presunta parzialità del giudice si contesta con la ricusazione, non con l'impugnazione. La Corte ha inoltre ribadito che la valutazione delle prove nell'opposizione stato passivo spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se non per vizi specifici non riscontrati nel caso.
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Crediti prededucibili: stop dopo l’omologa del concordato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10307 del 2025, ha stabilito un importante principio in materia di crisi d'impresa. I crediti sorti durante la fase di esecuzione di un concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero dopo il decreto di omologazione, non sono considerati crediti prededucibili in caso di successivo fallimento. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il riconoscimento della prededuzione per crediti fiscali maturati in questa fase, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda su una reinterpretazione del criterio di "funzionalità", allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite, e mira a proteggere i creditori originari che avevano accettato il piano concordatario.
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Riassunzione del giudizio: il deposito è decisivo
La Corte di Cassazione chiarisce che nella riassunzione del giudizio, quando la legge prevede la forma del ricorso, la tempestività si valuta sulla data di deposito dell'atto in cancelleria, non sulla data di notifica. Un gruppo di eredi ha riassunto una causa di opposizione fallimentare notificando una citazione entro i termini, ma depositandola tardivamente. La Corte ha confermato la decisione del tribunale, dichiarando inammissibile la riassunzione e estinto il giudizio, sottolineando che il principio di conversione degli atti non sana il mancato rispetto del termine perentorio di deposito.
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Prova del credito nel fallimento: la Cassazione decide
Una società mandataria in un'associazione temporanea di imprese ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società partner per crediti derivanti da anticipazioni. La richiesta, basata su rendiconti interni, è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la prova del credito nel fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi su documenti di parte. Il principio di non contestazione è attenuato in ambito fallimentare dai poteri di verifica d'ufficio del giudice delegato. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure relative alla compensazione, in quanto l'argomento era secondario rispetto alla mancata dimostrazione del credito stesso.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce le regole
Un ente previdenziale ha richiesto un risarcimento danni a una società appaltatrice per gravi inadempimenti contrattuali nella gestione di un patrimonio immobiliare. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, invertendo l'onere della prova a carico dell'ente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha cassato la decisione, ribadendo il principio fondamentale secondo cui, in caso di inadempimento, spetta al debitore (l'appaltatore) dimostrare di aver adempiuto correttamente alla propria prestazione, mentre al creditore basta allegare l'inadempimento. La sentenza sottolinea come una motivazione che ignori le critiche alla perizia tecnica sia solo apparente e quindi nulla.
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Aliud pro alio: limiti nelle vendite forzate
Una società di navigazione acquistava una nave in una procedura concorsuale, scoprendo poi che la sua capacità di carico era inferiore a quella descritta. La società ha tentato di ottenere un risarcimento sostenendo che si trattasse di una vendita "aliud pro alio" (una cosa per un'altra), unica eccezione alla regola che esclude la garanzia per vizi nelle vendite forzate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che si ha "aliud pro alio" solo quando il bene è radicalmente diverso o totalmente inidoneo all'uso. Una minore capacità, non alterando la funzione principale della nave, non rientra in questa casistica.
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Azione revocatoria e prova del credito: la guida
Il curatore di un fallimento ha intentato un'azione revocatoria per annullare la vendita di immobili, il cui ricavato era stato usato per estinguere un debito bancario. La richiesta si basava sul presunto pregiudizio ad altri creditori, in particolare l'Erario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: nell'azione revocatoria contro un terzo acquirente, l'ammissione di un credito allo stato passivo del fallimento non è una prova assoluta. Il terzo può contestare e dimostrare l'inesistenza di quel credito. Avendo la Corte d'Appello accertato che i crediti tributari erano stati annullati da una sentenza, è venuto meno l'"eventus damni", presupposto essenziale dell'azione.
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Giudicato endofallimentare: no a nuovo creditore
Una banca ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto di una sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La corte ha respinto il ricorso basandosi sul principio del giudicato endofallimentare, poiché la stessa pretesa, avanzata dal precedente titolare del credito (cedente), era già stata respinta in via definitiva per mancanza di prova della titolarità. La Cassazione ha stabilito che la decisione negativa nei confronti del cedente si estende al cessionario, impedendogli di riproporre la domanda.
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Data certa contratto: quando è opponibile al fallimento?
Un professionista si è visto ridurre un ingente credito verso una società insolvente poiché il suo contratto di prestazione d'opera mancava di data certa. Nonostante il contratto fosse menzionato in altri atti depositati con data certificata, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che la semplice menzione di un documento non è sufficiente a conferirgli data certa, confermando la decisione del tribunale e sottolineando l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Privilegio spese esecutive: prova di utilità essenziale
Una creditrice ha impugnato in Cassazione il provvedimento del Tribunale che negava il riconoscimento di un privilegio speciale per le spese di procedure esecutive avviate prima del fallimento di una società. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per ottenere tale privilegio è necessario dimostrare l'effettiva utilità delle azioni esecutive per la massa dei creditori e indicare specificamente i beni su cui grava la prelazione. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità della richiesta di interessi ulteriori, in quanto costituiva una modifica non consentita della domanda originaria di insinuazione al passivo.
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Prova del credito: oneri e limiti nel ricorso
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo per una parte del suo credito a causa di documentazione incompleta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che non è possibile richiedere una nuova valutazione della prova del credito in sede di legittimità e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non generici.
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Opposizione stato passivo: onere della prova e verifica
La Corte di Cassazione stabilisce che nell'opposizione allo stato passivo, il giudice ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la tempestività del ricorso. Non può dichiarare l'inammissibilità per mancata prova da parte del creditore, ma deve consultare il fascicolo fallimentare se il ricorrente ha allegato i fatti a sostegno della tempestività. La sentenza ribalta una decisione di merito che aveva erroneamente posto l'intero onere della prova sul creditore.
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Difetto di rappresentanza: sanabile nel fallimento
L'opposizione allo stato passivo di una società di gestione crediti era stata dichiarata inammissibile per la tardiva produzione della procura. La Cassazione ha annullato la decisione, affermando che il difetto di rappresentanza è sanabile con effetto retroattivo, anche nel rito fallimentare, se la documentazione viene prodotta alla prima difesa utile dopo l'eccezione della controparte.
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Giudicato esterno: non vale se le parti sono diverse
Un Ente Regionale si è visto respingere una domanda di ammissione al passivo perché un Agente della Riscossione aveva già presentato una domanda simile, precedentemente decisa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che il principio del giudicato esterno non si applica se le parti nei due giudizi non sono identiche. La diversità soggettiva tra l'ente creditore e il suo agente di riscossione impedisce la formazione del giudicato, consentendo una nuova valutazione del credito.
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Termine impugnazione fallimento: lungo o breve?
Un Comune ha impugnato l'esclusione dal passivo fallimentare di una società costruttrice. L'opposizione è stata presentata entro il termine "breve" di 30 giorni dalla notifica, ma dopo la scadenza del termine "lungo" semestrale dalla pubblicazione del decreto. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine impugnazione fallimento è regolato dalla scadenza che si verifica per prima. Di conseguenza, l'opposizione è stata dichiarata tardiva e inammissibile, poiché il termine "lungo" era già spirato.
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Nullità contratto bancario: il curatore può rilevarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la nullità di un contratto bancario per difetto di forma scritta può essere sollevata dal curatore fallimentare per tutelare la massa dei creditori. La Corte ha chiarito che un successivo riconoscimento di debito non può sanare la mancanza del contratto originale, quando la forma scritta è richiesta per la validità stessa dell'atto. Di conseguenza, la richiesta di ammissione al passivo di un istituto di credito, priva del contratto di finanziamento, è stata respinta.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione attende le Sezioni Unite
Un garante, nell'ambito di una procedura fallimentare, ha contestato la validità di un mutuo fondiario concesso da una banca, sostenendo che si trattasse di un 'mutuo solutorio' finalizzato a ripianare debiti pregressi. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul ricorso. La Corte ha infatti rilevato che la questione centrale, relativa alla qualificazione e validità del mutuo solutorio, è già stata rimessa al vaglio delle Sezioni Unite con un'altra ordinanza. Pertanto, il giudizio è stato rinviato in attesa della pronuncia del massimo organo nomofilattico per garantire un'applicazione uniforme del diritto.
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Mutuo fondiario: nullo se supera il limite?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di mutuo fondiario che supera il limite di finanziabilità legale (80% del valore dell'immobile) non è nullo. Il caso riguardava l'opposizione di un fallimento alla richiesta di ammissione al passivo di un istituto di credito. La Corte, richiamando un principio delle Sezioni Unite, ha chiarito che tale limite è una norma di 'vigilanza prudenziale' posta a tutela della stabilità patrimoniale della banca, e la sua violazione non invalida il contratto, che rimane valido ed efficace.
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Estratto di ruolo: quando basta nel fallimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 51/2025, ha stabilito che l'estratto di ruolo è sufficiente per l'ammissione al passivo fallimentare, a meno che il curatore non sollevi contestazioni specifiche e non generiche. In questo caso, una società fallita contestava un debito previdenziale, ma la Corte ha ritenuto le sue obiezioni troppo generiche per imporre all'Agente della Riscossione di fornire prove ulteriori, confermando l'ammissione del credito.
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Prededuzione dei crediti: onere della prova sul fornitore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 55/2025, ha stabilito che spetta al creditore dimostrare che la propria fornitura, eseguita dopo la domanda di concordato preventivo, fosse funzionale all'interesse della massa dei creditori per ottenere il riconoscimento della prededuzione. Nel caso di specie, una società di distribuzione farmaceutica si è vista negare la prededuzione per le forniture a una farmacia poi fallita, non avendo fornito prova della coerenza dell'operazione con il piano concordatario. La Corte ha chiarito che il semplice proseguimento dell'attività non è sufficiente a garantire la prededuzione, e che l'onere della prova ricade interamente sul creditore che la richiede.
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