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Art. 99 l.fall.

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255 provvedimenti

Data certa: accordo inopponibile al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di un'altra società per un credito derivante da una clausola penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'accordo contenente la penale era privo di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, rendendolo così inopponibile alla curatela. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice del rinvio poteva esaminare tale questione, poiché non coperta da un precedente giudicato implicito, essendo stata assorbita in precedenza secondo il principio della "ragione più liquida".
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Eccezione di inadempimento sindaco: compensi a rischio
La Corte di Cassazione ha confermato che si può sollevare l'eccezione di inadempimento nei confronti del sindaco di una società, negandogli il compenso, qualora abbia omesso di vigilare su operazioni societarie dannose, come una fusione, che hanno contribuito al fallimento. La Corte ha stabilito che un grave inadempimento ai doveri di controllo può giustificare il mancato pagamento anche per le prestazioni rese in periodi successivi all'evento dannoso, se le conseguenze negative si sono manifestate nel tempo, poiché l'incarico viene valutato per annualità.
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Eccezione di inadempimento: il sindaco non pagato
Un professionista, membro del collegio sindacale di una società poi fallita, si è visto negare il pagamento del proprio compenso. La curatela fallimentare ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, accusando il sindaco di non aver vigilato su un grave errore contabile: un finanziamento ministeriale era stato iscritto a bilancio come ricavo anziché come debito, mascherando così la perdita del capitale sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del professionista inammissibile, confermando che il grave inadempimento ai doveri di controllo giustifica il mancato pagamento del corrispettivo.
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Integrazione contraddittorio: Cassazione e cessione
Una società cessionaria di un credito ha impugnato in Cassazione una decisione sfavorevole senza coinvolgere la banca cedente, ancora parte nel giudizio precedente. La Corte di Cassazione, rilevando un difetto procedurale, ha sospeso il giudizio e ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti della banca cedente, ritenuta litisconsorte necessario. La decisione sottolinea che, in caso di cessione del diritto controverso, sia il cedente che il cessionario sono parti necessarie nel processo di impugnazione, a meno che il cedente non sia stato formalmente estromesso.
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Responsabilità sindaci: quando si perde il compenso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza si estende anche agli effetti dannosi di atti di 'mala gestio' precedenti alla loro nomina, se tali effetti perdurano. In caso di inadempimento, la perdita del diritto al compenso va valutata su base annuale e non per l'intero mandato triennale, data la natura annuale della retribuzione. L'ordinanza chiarisce che il dovere di controllo del collegio sindacale è continuo e non si esaurisce con il compimento dell'atto illecito da parte degli amministratori.
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Patto commissorio: nullità contratti collegati
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società finanziaria, confermando la nullità di un'operazione di compravendita e leasing. I giudici hanno stabilito che i contratti, sebbene formalmente distinti, costituivano un'unica operazione elusiva del divieto di patto commissorio, finalizzata a garantire un creditore con la proprietà di un bene del debitore in caso di inadempimento. Viene inoltre ribadita la limitata efficacia probatoria del giudicato endofallimentare in un giudizio ordinario.
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Eccezione di inadempimento: Cassazione chiarisce
Una società di revisione ha richiesto il pagamento per le sue prestazioni a una società in amministrazione straordinaria. Quest'ultima ha sollevato l'eccezione di inadempimento per la non corretta esecuzione del servizio. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società di revisione, confermando che l'eccezione è proponibile anche dopo lo scioglimento del contratto per fallimento e chiarendo i limiti del vizio di extra petita e dell'onere probatorio.
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Eccezione di inadempimento: valida anche post-fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato che l'eccezione di inadempimento è uno strumento valido anche dopo la risoluzione di un contratto per fallimento. In un caso riguardante il compenso di una società di revisione, il cui credito è stato contestato per la qualità del servizio, la Corte ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il debitore può sempre rifiutarsi di pagare per una prestazione non eseguita a regola d'arte, anche se il rapporto contrattuale è formalmente cessato.
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Eccezione di inadempimento: la Cassazione decide
Una società di revisione ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un'azienda in amministrazione straordinaria. Quest'ultima si è opposta sollevando l'eccezione di inadempimento per la presunta scarsa qualità del lavoro svolto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società di revisione, stabilendo che l'eccezione di inadempimento è valida anche dopo lo scioglimento del contratto per fallimento. Inoltre, ha confermato che spetta al creditore, in questo caso la società di revisione, dimostrare di aver eseguito correttamente la propria prestazione.
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Assistenza finanziaria: la Cassazione decide?
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di un mutuo concesso da una banca e parzialmente usato per l'acquisto di azioni della stessa. La questione centrale è l'applicabilità del divieto di assistenza finanziaria (art. 2358 c.c.) alle banche popolari e le conseguenze di nullità totale o parziale del contratto, data la complessità e i contrasti giurisprudenziali in materia.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 523/2024, ha rinviato a pubblica udienza una questione di diritto fondamentale: qual è la sorte di un accordo di ristrutturazione del debito quando l'impresa debitrice fallisce successivamente? Il caso riguarda una società creditrice che, dopo aver accettato un pagamento parziale in un accordo, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito originario. La Corte dovrà chiarire se il fallimento provochi l'automatica inefficacia dell'accordo o se sia necessaria un'azione del creditore.
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Prova rapporto di lavoro: onere a carico del lavoratore
Un lavoratore si oppone all'esclusione del suo credito da lavoro dallo stato passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 78/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'onere della prova del rapporto di lavoro subordinato grava interamente sul lavoratore che intende far valere il proprio credito. La Corte ha chiarito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito.
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Onere della prova: no a crediti senza data certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di crediti per compensi e finanziamenti. La decisione si fonda sulla mancanza di un adeguato onere della prova, in particolare sull'assenza di documenti con data certa opponibili alla procedura. La Suprema Corte ha ribadito che il creditore deve fornire prove rigorose e che un ricorso generico, che non si confronta con la decisione impugnata, è destinato all'inammissibilità.
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Prova incarico professionale: come dimostrarlo?
Un avvocato si è visto respingere la richiesta di pagamento per le sue prestazioni professionali nei confronti di una società fallita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la prova dell'incarico professionale non può basarsi su capitoli di prova testimoniale generici o su presunzioni vaghe. L'ordinanza ribadisce la necessità di fornire elementi specifici e dettagliati per dimostrare il conferimento di un mandato e l'effettivo svolgimento dell'attività, specialmente in assenza di un contratto scritto.
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Opponibilità credito professionale: prova e data certa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un avvocato per l'ammissione al passivo di un credito professionale. La richiesta, basata su un compenso variabile non previsto nel mandato originario, è stata respinta per mancanza di prova e per la non opponibilità del credito professionale alla curatela, poiché i documenti a supporto erano privi di data certa. Il Tribunale aveva già giudicato la pretesa inverosimile e non sufficientemente provata.
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Compenso amministratore: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso amministratore può essere legittimamente negato se emergono gravi inadempimenti gestionali (mala gestio). Nel caso specifico, un amministratore di una società poi fallita si è visto rifiutare il pagamento per i suoi servizi a causa della distrazione di fondi pubblici, un fatto già accertato dalla Corte dei Conti. La Suprema Corte ha chiarito che l'eccezione di inadempimento può essere sollevata dalla curatela fallimentare anche se il rapporto contrattuale è concluso e non costituisce una doppia sanzione (ne bis in idem) rispetto alla condanna contabile.
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Privilegio studio associato: i requisiti della Cassazione
La richiesta di un'associazione professionale per il riconoscimento di un credito privilegiato in un fallimento è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che per ottenere il privilegio studio associato, non è sufficiente che un socio abbia svolto il lavoro. L'associazione deve dimostrare che il cliente ha scelto specificamente quel professionista (intuitus personae) e che il compenso richiesto è direttamente destinato a remunerare il suo lavoro personale. Mancando tale prova, il credito è stato considerato chirografario.
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Mutuo solutorio: Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
Una società creditrice si è opposta al rigetto della sua istanza di ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale aveva qualificato il contratto come mutuo solutorio nullo, poiché le somme non erano state materialmente consegnate ma solo usate per ripianare un debito preesistente. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema del mutuo solutorio, ha sospeso la decisione e rinviato la causa in attesa di una pronuncia risolutiva da parte delle Sezioni Unite.
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Privilegio sanzioni tributarie: è esteso sempre?
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato un decreto del Tribunale che negava il privilegio sanzioni tributarie per una sanzione pecuniaria legata all'uso di fatture fittizie. Il Tribunale riteneva la sanzione non accessoria a un tributo specifico. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità della questione sull'estensione del privilegio ex art. 2752 c.c., ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Privilegio professionista: no se l’incarico è alla società
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del privilegio del professionista a una società cooperativa di ingegneria. La sentenza chiarisce che, per ottenere la prelazione, è necessario dimostrare che l'incarico sia stato conferito 'intuitus personae', ovvero a un singolo professionista scelto dal cliente, anche se formalmente il contratto è con la società. In assenza di questa prova, il credito è considerato chirografario e non privilegiato.
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