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Art. 98 Legge Fallimentare

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143 provvedimenti

Aggio sulla riscossione: nessun privilegio nel fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6760/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia fallimentare: l'aggio sulla riscossione, spettante all'agente incaricato, non gode del privilegio che assiste il credito tributario principale. Questo compenso, qualificato come corrispettivo per un servizio, deve essere ammesso al passivo come credito chirografario. La Corte ha inoltre confermato che, ai fini dell'insinuazione al passivo, è sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo, senza la necessità di provare la notifica delle singole cartelle esattoriali.
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Giudicato sulla competenza: no usucapione fuori sede
Una ricorrente tenta di ottenere la proprietà di un immobile per usucapione contro un fallimento. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il giudicato sulla competenza, formatosi a seguito di una precedente decisione non impugnata che indicava il tribunale fallimentare come unico foro competente, preclude la riproposizione della domanda in sede ordinaria.
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Compenso del sindaco: inadempimento e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4309/2024, ha stabilito che in caso di fallimento, la curatela può legittimamente rifiutare il pagamento del compenso del sindaco sollevando l'eccezione di inadempimento. In questo scenario, l'onere di provare l'esatto e corretto svolgimento delle proprie funzioni ricade sul sindaco che richiede il compenso, e non sulla curatela. Il ricorso dell'ex sindaco, che non aveva fornito prove adeguate della sua attività, è stato quindi respinto.
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Estinzione processo: rinuncia e accordo sulle spese
Un ex dirigente aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per crediti di lavoro. Durante il giudizio, il dirigente ha rinunciato al ricorso e la società fallita ha accettato la rinuncia, con un accordo per la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Prova testimoniale: la Cassazione e i limiti di valore
Una società si oppone all'esclusione di un credito dallo stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la certificazione di conformità di un notaio su una fattura può conferirle data certa. Inoltre, chiarisce che il diniego della prova testimoniale basato solo sul valore del contratto è illegittimo se il giudice non fornisce una motivazione specifica, considerando la natura delle parti e del rapporto, invece di limitarsi a un richiamo tautologico della norma.
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Concordato fallimentare: esclusi i crediti tardivi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 725/2024, ha stabilito che la proposta di concordato fallimentare presentata da un terzo assuntore può legittimamente limitare l'impegno di pagamento ai soli crediti già insinuati nel passivo al momento della proposta stessa. Di conseguenza, è stata respinta l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate, il cui credito era stato insinuato tardivamente. La Corte ha chiarito che la norma (art. 124 L. Fall.) crea una preclusione processuale per dare certezza alla procedura e favorirne la chiusura, senza violare i diritti dei creditori privilegiati, i quali sono comunque tenuti a rispettare i termini per l'insinuazione.
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Prova compenso amministratore: non basta la nomina
Una società creditrice, che aveva acquistato il diritto al compenso di un ex amministratore di un'azienda fallita, si è vista rigettare la richiesta di insinuazione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il compenso non è sufficiente provare la nomina alla carica di amministratore. È indispensabile fornire la prova specifica e concreta dell'attività effettivamente svolta, onere che nel caso di specie non è stato assolto. La genericità delle prove testimoniali proposte è stata una delle ragioni principali del rigetto del ricorso.
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Estratto di ruolo: la prova del credito nel fallimento
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la validità probatoria dell'estratto di ruolo per l'ammissione dei crediti tributari nel passivo fallimentare. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela, stabilendo che la semplice mancanza di una firma sull'attestazione di conformità non invalida il documento, a meno che non vi sia una contestazione specifica e circostanziata sulla sua difformità dall'originale informatico. Anche un errore nell'indirizzo PEC di notifica è stato ritenuto sanato dal raggiungimento dello scopo.
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Eccezione di inadempimento: compenso amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento dei compensi di un'amministratrice di una società poi fallita. La Corte ha stabilito che parte del credito era prescritta e che la curatela fallimentare aveva validamente sollevato l'eccezione di inadempimento, pur senza formule sacramentali, semplicemente allegando la grave mala gestio dell'amministratrice che aveva causato danni ingenti alla società.
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Onere di allegazione: la Cassazione e la specificità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni legali contro un fallimento, ribadendo un principio fondamentale: l'onere di allegazione. La Corte ha stabilito che la produzione di documenti non può sanare la genericità di un atto introduttivo. È necessario che i fatti a fondamento della pretesa siano specificati fin dall'inizio, altrimenti le prove documentali risultano irrilevanti. La decisione sottolinea l'importanza di definire con precisione il 'thema decidendum' prima del 'thema probandum'.
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Interessi corrispettivi e ipoteca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fallimento che contestava l'ammissione al passivo di un credito con privilegio ipotecario per interessi qualificati come corrispettivi. La Corte ha stabilito che la distinzione tra interessi corrispettivi e moratori costituisce una 'quaestio facti', ovvero una valutazione di merito basata sull'esame dei documenti, non sindacabile in sede di legittimità. La decisione riafferma i limiti del giudizio di Cassazione e l'importanza della corretta qualificazione del credito nelle fasi di merito.
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Transazione con socio occulto: non si estende al socio
La Corte di Cassazione stabilisce che una transazione con un socio occulto non può essere estesa per estinguere il debito di un altro socio, se il creditore non era a conoscenza dell'esistenza della società di fatto e della conseguente obbligazione solidale al momento dell'accordo. La conoscenza della pluralità di debitori è un requisito fondamentale per l'applicazione dell'art. 1304 c.c., a tutela della buona fede contrattuale.
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Privilegio sanzioni tributarie: no ai tributi locali
Una società creditrice chiedeva l'ammissione in via privilegiata di un credito per tributi locali, comprensivo di sanzioni, nel fallimento di un'altra società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, negando il privilegio per le sanzioni tributarie locali. La decisione si fonda sull'interpretazione restrittiva dell'art. 2752 c.c., che, a differenza di quanto previsto per i tributi statali, non menziona esplicitamente le sanzioni tra i crediti privilegiati dei comuni, sottolineando la natura eccezionale delle norme sui privilegi e la distinta natura afflittiva delle sanzioni rispetto al tributo.
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Società in house: vale come ente impositore?
Una società di riscossione, operante come società in house di un Comune, ha visto respingere la sua domanda di ammissione a un passivo fallimentare. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non valutare la natura di 'in house' della società. Tale qualifica, se provata, la equipara a un ente impositore, consentendole di fondare la propria pretesa creditoria sui soli avvisi di accertamento definitivi, senza necessità di notificare cartelle di pagamento.
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Eccezione di decadenza: quando il ricorso è nullo
Un istituto di credito ha impugnato in Cassazione il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento per un credito garantito da fideiussione. Il tribunale aveva accolto l'eccezione di decadenza del curatore, ritenendo che il creditore non avesse agito giudizialmente contro il debitore principale entro sei mesi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, poiché il ricorrente non ha dimostrato di aver sollevato e discusso nel merito le questioni decisive, come la rinuncia contrattuale alla decadenza.
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Estratto di ruolo: sufficiente per insinuarsi al passivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32864/2024, ha stabilito che l'estratto di ruolo è un documento sufficiente per l'Agente della Riscossione per chiedere l'ammissione del proprio credito al passivo di un fallimento. La Corte ha chiarito che, in caso di eccezione di prescrizione sollevata dal curatore fallimentare, spetta a quest'ultimo, e non all'ente creditore, l'onere di provare la data di notifica delle cartelle di pagamento per dimostrare l'effettivo decorso del termine prescrizionale.
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Opposizione stato passivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente della riscossione contro l'esclusione di un credito dallo stato passivo di un fallimento. La decisione si fonda sull'impossibilità di contestare in sede di legittimità la valutazione delle prove documentali effettuata dal tribunale. La Corte ha stabilito che la doglianza del ricorrente, basata su un presunto omesso esame di un documento, costituiva in realtà un tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in Cassazione. Il caso evidenzia l'importanza di fornire prove chiare e inequivocabili nell'ambito di una opposizione stato passivo.
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Ammissione al passivo con riserva: il coobbligato
Una società, coobbligata per debiti tributari di un'altra società poi fallita, si oppone al diniego di ammissione del proprio credito di regresso allo stato passivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta per mancata prova del pagamento integrale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa di definire questioni fondamentali sull'ammissione al passivo con riserva del credito del coobbligato, anche prima del pagamento integrale, e sulla natura di tale credito come condizionale.
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Privilegio legale: oneri del creditore nel fallimento
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una banca contro l'esclusione del privilegio legale su un credito agrario in un fallimento. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un privilegio speciale, il creditore ha l'onere di indicare specificamente i beni su cui intende esercitare la prelazione, non potendo invocare una generica impossibilità di conoscerli.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una società di cartolarizzazione ha presentato ricorso contro la decisione di un tribunale che aveva respinto la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La decisione del tribunale si basava su una doppia ratio decidendi: l'incertezza sul beneficiario di una garanzia e l'inidoneità della documentazione probatoria prodotta. Il ricorrente ha impugnato solo una delle due motivazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in presenza di più ragioni autonome a sostegno di una decisione, l'omessa impugnazione anche di una sola di esse rende l'intero ricorso inammissibile per difetto di interesse.
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