Un imputato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenuto in carcere, chiede gli arresti domiciliari. Sostiene che il tempo trascorso (sette anni dal fatto e tre dall'arresto) abbia ridotto il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. Per reati di mafia, la legge presume la massima pericolosità, che richiede la custodia in carcere. Secondo i giudici, il semplice passare del tempo non è sufficiente a superare questa presunzione, specialmente se la personalità dell'imputato e i suoi legami con l'organizzazione criminale dimostrano che il rischio di commettere nuovi crimini è ancora concreto e attuale. L'imputato rimane quindi in carcere.
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