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Art. 93 L.F.

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54 provvedimenti

Interruzione del processo: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sull'interruzione del processo. Il termine per la riassunzione non decorre dalla semplice dichiarazione dell'evento interruttivo da parte dell'avvocato, ma solo dalla dichiarazione giudiziale di interruzione emessa dal giudice. In un caso riguardante un'azione revocatoria fallimentare, la Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato estinto il processo per tardiva riassunzione. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che in assenza di un provvedimento del giudice che dichiari l'interruzione del processo, il termine perentorio per la riassunzione non inizia a decorrere.
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Onere di allegazione: la Cassazione e la specificità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni legali contro un fallimento, ribadendo un principio fondamentale: l'onere di allegazione. La Corte ha stabilito che la produzione di documenti non può sanare la genericità di un atto introduttivo. È necessario che i fatti a fondamento della pretesa siano specificati fin dall'inizio, altrimenti le prove documentali risultano irrilevanti. La decisione sottolinea l'importanza di definire con precisione il 'thema decidendum' prima del 'thema probandum'.
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Responsabilità sindaco: obblighi su bilanci passati
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del sindaco di una società si estende anche al controllo dei bilanci degli esercizi precedenti al suo incarico. Un inadempimento in tal senso 'attualizza' la sua colpa al momento dell'assunzione delle funzioni, legittimando il curatore fallimentare a contestare il suo compenso tramite l'eccezione di inadempimento. La Corte ha cassato la decisione di merito che limitava l'analisi della condotta del professionista al solo periodo del mandato, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Privilegio legale: oneri del creditore nel fallimento
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una banca contro l'esclusione del privilegio legale su un credito agrario in un fallimento. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un privilegio speciale, il creditore ha l'onere di indicare specificamente i beni su cui intende esercitare la prelazione, non potendo invocare una generica impossibilità di conoscerli.
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Privilegio ipotecario interessi: la domanda esplicita
Una società finanziaria si è vista negare il privilegio ipotecario sugli interessi maturati prima di un fallimento perché non lo aveva richiesto esplicitamente nella domanda di ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il privilegio ipotecario interessi non è un'estensione automatica di quello sul capitale, ma necessita di una richiesta specifica e chiara per tutelare la parità di trattamento tra i creditori.
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Sale and lease back: quando è nullo per violazione?
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di sale and lease back utilizzato per eludere il divieto di patto commissorio. La sentenza chiarisce che la presenza di difficoltà economiche del venditore, la sproporzione tra il valore del bene e il prezzo, e l'uso del prezzo per estinguere debiti preesistenti verso una parte correlata al compratore sono indici di illiceità. La Corte ha inoltre ribadito che le domande di credito verso un fallimento devono essere proposte nella procedura concorsuale e non tramite domanda riconvenzionale in un giudizio ordinario.
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Appalto pubblico: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del proprio sindacato in una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico. Il caso riguarda la richiesta di risoluzione contrattuale e risarcimento avanzata da un'ATI, successivamente fallita, contro un ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente che quello incidentale di una delle curatele, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, ma solo la violazione di norme di diritto. La decisione conferma anche l'improcedibilità delle domande riconvenzionali contro una società fallita al di fuori della procedura concorsuale.
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Termine perentorio sovraindebitamento: la Cassazione
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione al passivo oltre il termine stabilito in una procedura di liquidazione del patrimonio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda, stabilendo che il termine perentorio sovraindebitamento, previsto dalla Legge 3/2012, è inderogabile. La Corte ha specificato che l'assenza di una norma per le domande tardive è una scelta legislativa deliberata per garantire la celerità della procedura, e non una lacuna da colmare per via analogica con la legge fallimentare.
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Riconoscimento di debito: opponibile al fallimento?
La Corte di Cassazione stabilisce che il riconoscimento di debito, se dotato di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è opponibile alla massa dei creditori. Questa decisione ribalta un precedente orientamento, affermando che tale atto fa presumere l'esistenza del debito e inverte l'onere della prova, che ricade sul curatore fallimentare. Il caso riguardava la richiesta di ammissione al passivo di un credito professionale, inizialmente respinta dal Tribunale proprio sulla base della presunta inopponibilità dell'atto di riconoscimento.
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Prova del credito in fallimento: la non contestazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. La Corte ha stabilito che la prova del credito in fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi sulla semplice non contestazione da parte del curatore. Il giudice fallimentare ha infatti il dovere di verificare d'ufficio l'esistenza del credito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Data certa contratto: opponibile in procedura concorsuale?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di diritto fallimentare e bancario. Un credito derivante da un conto corrente bancario può essere ammesso al passivo di una procedura concorsuale solo se il contratto originario ha una data certa anteriore all'apertura della procedura stessa. La Corte ha chiarito che i semplici estratti conto non sono sufficienti a provare il credito se il contratto sottostante è privo di tale requisito, in quanto il curatore (o commissario liquidatore) agisce come terzo. Di conseguenza, la prova del credito deve essere fornita mediante la produzione del contratto scritto con data certa, opponibile alla massa dei creditori.
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Opposizione stato passivo: oneri di prova del creditore
Una professionista ricorre in Cassazione per il parziale accoglimento del suo credito in un fallimento. La Corte dichiara inammissibile il motivo relativo alla valutazione delle prove, per mancata specificità nell'indicazione dei documenti a sostegno della pretesa nell'atto di opposizione stato passivo. Accoglie, invece, il motivo sull'omessa pronuncia del Tribunale in merito agli interessi di mora, rinviando la causa per una nuova decisione su questo punto.
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Omessa pronuncia: cassazione con rinvio del decreto
Una società cooperativa in liquidazione ha impugnato un decreto che ammetteva parzialmente il credito di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente a causa dell'omessa pronuncia del giudice su due punti cruciali: la nullità dei tassi di interesse e l'eccezione di compensazione. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Revocatoria fallimentare: ipoteca su debito preesistente
Un istituto di credito ha concesso un finanziamento garantito da ipoteca a una società, successivamente fallita. Il Tribunale di Brescia ha applicato la revocatoria fallimentare, annullando la garanzia ipotecaria. La decisione si fonda sul fatto che il finanziamento non era "nuova finanza", ma un'operazione volta a garantire un debito preesistente e non garantito, violando così la parità di trattamento tra creditori. La banca ha quindi visto il proprio credito ammesso al passivo come semplice credito chirografario.
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