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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1196 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Retratto successorio: a chi si paga il prezzo?
Un coerede esercita il retratto successorio su una quota ereditaria venduta a terzi. A seguito di un complesso iter giudiziario, la Cassazione stabilisce che il retraente non deve pagare il prezzo ai coeredi venditori, a causa di un precedente giudicato che aveva negato la loro legittimazione passiva e respinto la richiesta di pagamento degli acquirenti originari.
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Prededuzione dei crediti: la funzionalità è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prededuzione dei crediti sorti dopo la domanda di concordato preventivo non è automatica. È necessario accertare la 'funzionalità' del credito, ovvero che l'atto da cui deriva sia stato coerente e necessario per il piano di risanamento. Nel caso di specie, una fornitura di beni a una società poi fallita non poteva essere considerata prededucibile senza questa verifica, che il tribunale di merito aveva omesso di compiere. La Corte ha quindi cassato la decisione e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Prededuzione dei crediti: onere della prova sul fornitore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 55/2025, ha stabilito che spetta al creditore dimostrare che la propria fornitura, eseguita dopo la domanda di concordato preventivo, fosse funzionale all'interesse della massa dei creditori per ottenere il riconoscimento della prededuzione. Nel caso di specie, una società di distribuzione farmaceutica si è vista negare la prededuzione per le forniture a una farmacia poi fallita, non avendo fornito prova della coerenza dell'operazione con il piano concordatario. La Corte ha chiarito che il semplice proseguimento dell'attività non è sufficiente a garantire la prededuzione, e che l'onere della prova ricade interamente sul creditore che la richiede.
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Privilegio credito AGCM: la Cassazione si esprime
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo obbligatorio versato all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) gode del privilegio credito AGCM in caso di fallimento. Superando la decisione di un Tribunale, la Corte ha applicato un'interpretazione estensiva dell'art. 2752 c.c., riconoscendo la natura tributaria del contributo e la sua funzione di finanziamento di spese pubbliche, garantendogli così priorità nel passivo fallimentare.
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Ammissione al passivo: rinuncia parziale al privilegio
Un comune chiedeva l'ammissione di un credito tributario al passivo di un fallimento. Durante il giudizio di opposizione, rinunciava al privilegio per la parte del credito relativa alle sanzioni. Il Tribunale, tuttavia, ammetteva l'intero credito in via privilegiata. La Cassazione ha corretto questa decisione, stabilendo che la modifica della domanda da privilegiata a chirografaria costituisce una lecita rinuncia parziale e non una modifica inammissibile della domanda, accogliendo così la richiesta originaria del creditore. Il caso chiarisce i limiti del principio di immutabilità della domanda nell'ambito dell'ammissione al passivo.
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Trattamento economico medici e Allegato N: Cassazione
Un gruppo di medici di continuità assistenziale ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Provinciale per ottenere un trattamento economico superiore, basato sull'Allegato N al D.P.R. 484/1996. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ha chiarito che il rapporto di lavoro di questi medici è regolato da convenzioni specifiche ai sensi dell'art. 8, comma 1-bis, del D.Lgs. 502/1992, e non dalle norme applicabili ai medici di medicina generale, rendendo inapplicabile il trattamento economico richiesto.
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Doppio Compenso Giudici Tributari: No della Cassazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al doppio compenso fisso per i giudici tributari che, pur mantenendo il loro incarico originario, sono stati temporaneamente 'applicati' a sezioni speciali per smaltire l'arretrato. La Corte ha chiarito che l' 'applicazione' non costituisce un nuovo incarico, ma un'assegnazione temporanea. Pertanto, i giudici hanno diritto solo al compenso fisso più favorevole tra i due incarichi, oltre a un compenso variabile per il lavoro extra, ma non al cumulo dei compensi fissi, in linea con l'obiettivo di contenimento della spesa pubblica.
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Disconoscimento scrittura privata: quando è inefficace
La Corte di Cassazione dichiara improcedibile il ricorso di alcuni fideiussori contro una società di recupero crediti. La decisione si basa su un vizio procedurale insanabile: il mancato deposito della relata di notifica della sentenza impugnata. Oltre a ciò, la Corte analizza i motivi del ricorso, giudicandoli inammissibili. In particolare, viene confermato che il disconoscimento scrittura privata, per essere valido, deve essere chiaro e inequivocabile, e la sua valutazione è un giudizio di fatto incensurabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
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Penale contrattuale fallimento: quando è prededucibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una penale contrattuale, pattuita prima del fallimento per il ritardo nella restituzione di un immobile, diventa un credito prededucibile se l'occupazione dell'immobile è stata funzionale alla procedura fallimentare. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della curatela fallimentare, confermando che la penale segue la sorte del credito principale per l'indennità di occupazione, acquisendo così il diritto a essere pagata con priorità rispetto agli altri crediti.
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Responsabilità avvocato: nesso causale e onere prova
Un ex dipendente ha citato in giudizio il proprio legale per non aver appellato la sentenza che confermava il suo licenziamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'avvocato sussiste solo se si dimostra che l'appello omesso avrebbe avuto concrete possibilità di successo. Poiché il licenziamento per conflitto di interessi era legittimo, è stato escluso il nesso causale tra la negligenza del professionista e il danno lamentato dal cliente. È stata negata anche la restituzione degli onorari, poiché non era stata preventivamente richiesta la risoluzione del contratto d'opera professionale.
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Risarcimento inadempimento preliminare: guida completa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare per grave inadempimento del promittente venditore. La Corte ha confermato il diritto della promissaria acquirente a ottenere la restituzione integrale di tutte le somme versate, inclusi acconti e rate di mutuo, oltre al pieno risarcimento dei danni subiti. La decisione chiarisce che l'inadempimento del venditore è la causa diretta di tutti i pregiudizi economici patiti dall'acquirente, rigettando il ricorso del venditore e condannandolo al pagamento di tutte le spese legali dell'intero, pluriennale giudizio.
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Vendita di cosa altrui: la trascrizione è decisiva
Una società acquista un terreno per edificare, ma scopre che una porzione era stata venduta decenni prima a un'altra persona. La società chiede la risoluzione del contratto per vendita di cosa altrui, ma la Corte di Cassazione respinge la richiesta. La motivazione è che la prima vendita non fu mai trascritta nei registri immobiliari, rendendola non opponibile. Di conseguenza, l'acquisto della società era pienamente valido e la richiesta di risoluzione infondata.
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Ammissione delle prove: la Cassazione decide
Una complessa controversia tra proprietari confinanti, relativa a presunti abusi edilizi e diritti di proprietà, giunge in Cassazione. La Corte rigetta il ricorso principale, stabilendo un principio fondamentale sull'ammissione delle prove: le istanze istruttorie respinte in primo grado, se non reiterate specificamente in sede di precisazione delle conclusioni e in appello, si considerano abbandonate, anche dalla parte risultata vittoriosa. Il ricorso incidentale è dichiarato inammissibile per tardività.
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Termine lungo appello: ricorso inammissibile se tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia tributaria a causa della sua presentazione tardiva. Il caso riguardava un erede che contestava una cartella esattoriale per debiti del defunto. La Corte ha stabilito che il ricorso era stato depositato oltre il termine lungo appello di sei mesi, e che la sospensione speciale dei termini prevista da una normativa transitoria non era applicabile, in quanto la scadenza originaria non rientrava nell'intervallo temporale previsto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza del rigoroso rispetto dei termini processuali.
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Prova atipica: perizia usata contro chi non c’era
Un professionista è stato condannato per vizi in un immobile. La condanna si basava su una perizia svolta in un procedimento a cui non aveva partecipato. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che tale perizia, pur non essendo direttamente opponibile, può essere utilizzata come prova atipica e valutata liberamente dal giudice insieme agli altri elementi probatori.
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Spese legali e contumacia: la Cassazione decide
Un cittadino vince una causa contro un Comune e appella la sentenza solo per l'importo delle spese legali, ritenuto troppo basso. Il Tribunale accoglie l'appello ma non liquida le spese del secondo grado, poiché il Comune non si era costituito. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo che in tema di spese legali e contumacia, il principio di causalità prevale: chi perde paga, anche se non si presenta in giudizio. L'omessa pronuncia sulle spese costituisce un errore del giudice.
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Muro comune: quando è illegittimo aprire un varco?
Una proprietaria realizzava opere edilizie che includevano l'abbattimento di un muro comune per ampliare la propria cucina. I vicini si opponevano e la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'intervento. La sentenza chiarisce che qualsiasi modifica a un muro comune non deve mai compromettere la stabilità e il decoro architettonico dell'edificio, configurandosi altrimenti come un'innovazione vietata. L'appello della proprietaria è stato quindi respinto con condanna al ripristino dei luoghi.
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Fusione societaria e risarcimento: la Cassazione nega
Una società nata da una fusione societaria ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare iniziata dalla società incorporata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al risarcimento non si trasferisce automaticamente. La società incorporante può agire 'iure successionis' solo se il termine di durata ragionevole era già scaduto al momento della fusione, e 'iure proprio' solo se interviene formalmente nel giudizio. Poiché nessuna di queste condizioni era soddisfatta, la richiesta è stata respinta.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un avvocato vince un'opposizione sulla liquidazione delle proprie spese, ma il tribunale decide per la compensazione dei costi del giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la compensazione spese legali non può basarsi sul modesto valore della causa né sulla contumacia della parte soccombente, in assenza di gravi ed eccezionali ragioni.
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Equa riparazione: no indennizzo se cessa il processo?
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di tre giudizi amministrativi. La sua domanda è stata respinta perché, nel frattempo, aveva ottenuto il bene della vita a cui aspirava (l'assunzione in Polizia), determinando la cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che in questi casi si applica una presunzione di assenza di pregiudizio. Per ottenere l'indennizzo, il ricorrente avrebbe dovuto fornire una prova specifica della sofferenza patita a causa del ritardo, prova che non è stata data. Di conseguenza, la richiesta di equa riparazione è stata definitivamente rigettata.
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