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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1090 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Uso della cosa comune: limiti e servitù di veduta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21117/2024, ha chiarito i limiti dell'uso della cosa comune. Nel caso di una lite tra fratelli comproprietari di un terreno, è stato stabilito che l'apertura di finestre e terrazzi da una proprietà esclusiva su un'area comune non rientra nell'uso consentito dall'art. 1102 c.c., ma costituisce l'imposizione di una servitù di veduta. Tale servitù è illegittima se non costituita con il consenso di tutti i comproprietari e in forma scritta, pertanto la Corte ha confermato l'ordine di rimozione delle opere.
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Contestazione bollette: quando il ricorso è inammissibile
Un utente, dopo aver pagato un conguaglio per presunta manomissione del contatore, ha agito in giudizio per ottenere la restituzione della somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che la contestazione bollette non può fondarsi su una personale reinterpretazione della consulenza tecnica (CTU) contraria a quella del giudice. Poiché la perizia aveva accertato consumi effettivi superiori a quelli già fatturati e pagati, la richiesta di rimborso è stata ritenuta infondata, confermando la decisione del Tribunale.
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Responsabilità avvocato: quando il nesso causale manca
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i contorni della responsabilità professionale avvocato. Nel caso analizzato, un legale si era costituito tardivamente in un giudizio locatizio. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente provare l'errore del professionista, ma è necessario dimostrare il nesso causale: il cliente deve provare che una difesa tempestiva e corretta avrebbe avuto una ragionevole probabilità di successo. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento viene respinta. La sentenza affronta anche la ripartizione delle spese legali quando viene chiamata in causa un'assicurazione.
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Obbligazione di risultato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di consulenza che richiedeva il pagamento per servizi finalizzati all'ottenimento di finanziamenti. Il contratto è stato qualificato come un'obbligazione di risultato, non adempiuta in quanto il finanziamento non è stato ottenuto. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, chiarendo i limiti del sindacato di legittimità sull'interpretazione del contratto e sulla liquidazione delle spese legali.
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Soccombenza reciproca: come si calcolano le spese
Una società di consulenza, citata in giudizio per inadempimento contrattuale, ha ottenuto ragione in Cassazione sulla quantificazione delle spese legali. La Corte ha stabilito che in caso di soccombenza reciproca, derivante dall'accoglimento solo parziale delle domande dell'attore, il valore della causa per la liquidazione delle spese si basa sulla somma effettivamente riconosciuta dal giudice e non su quella originariamente richiesta.
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Ricorso in Cassazione: improcedibilità e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato dagli eredi in una causa di divisione ereditaria. La decisione si fonda sul mancato deposito della copia notificata della sentenza d'appello, adempimento essenziale per verificare la tempestività dell'impugnazione. La Corte ribadisce che tale onere probatorio non può essere sanato e prescinde dal merito della controversia.
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Danno non patrimoniale: prova e onere per le società
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20871/2024, ha chiarito i principi sull'onere della prova per il risarcimento del danno non patrimoniale e del lucro cessante richiesto da una società. Il caso riguardava l'opposizione allo stato passivo di un fallimento. La Corte ha stabilito che la prova del danno all'immagine non può essere rigettata solo per la mancata produzione dei bilanci, in quanto si tratta di un pregiudizio non patrimoniale da dimostrare anche con presunzioni. Ha inoltre confermato che il lucro cessante richiede una prova rigorosa della sua esistenza, non bastando mere ipotesi. Infine, ha ribadito il diritto al rimborso delle spese legali per il creditore vittorioso in sede di opposizione.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
In una causa per risarcimento danni di guerra, il Ministero dell'Economia, intervenuto volontariamente, sollevava un'eccezione di incompetenza territoriale. Il Tribunale la rigettava con un'ordinanza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo regolamento di competenza proposto dal Ministero, chiarendo che l'ordinanza impugnata non era una decisione definitiva sulla competenza, bensì un'ordinanza di 'accantonamento'. La Corte ha sottolineato che, per essere impugnabile, una decisione sulla competenza deve essere preceduta dall'invito alle parti a precisare le conclusioni, formalità mancata nel caso di specie.
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Imposta unica scommesse: Cassazione conferma obbligo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa al 2011. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker estero sia il centro di trasmissione dati (CTD) italiano sono coobbligati al pagamento. È stata esclusa qualsiasi violazione del diritto dell'Unione Europea, affermando che la normativa non è discriminatoria e non costituisce una restrizione alla libera prestazione di servizi. Le sanzioni sono state ritenute applicabili, poiché l'incertezza normativa sulla soggettività passiva era cessata prima del periodo d'imposta in questione.
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Decadenza aggiudicazione: pagamento e compensazione
Un Ente Comunale si è visto confermare la decadenza dall'aggiudicazione di un immobile in un'asta fallimentare per non aver versato il saldo del prezzo. L'Ente intendeva pagare tramite compensazione con crediti tributari, ma questi non erano certi e liquidi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza aggiudicazione e la perdita della cauzione sono automatiche in caso di mancato pagamento, senza alcuna discrezionalità del giudice, anche se l'offerta prevedeva la compensazione.
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Rendita catastale impianti: quali componenti contano?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il calcolo della rendita catastale impianti antecedente al 1° gennaio 2016, devono essere inclusi tutti i componenti strutturali e impiantistici essenziali per la funzionalità della centrale, come pozzi geotermici, vapordotti, alternatori e trasformatori. La controversia nasceva da un accertamento della Agenzia delle Entrate che aveva aumentato la rendita di una centrale geotermica. La Corte ha chiarito che la normativa successiva (L. 208/2015), che esclude i cosiddetti 'imbullonati', non ha efficacia retroattiva.
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Fideiussione obbligazione futura: autorizzazione è d’obbligo
Un garante per una fideiussione obbligazione futura contesta la richiesta di una banca dopo che questa ha concesso ulteriore credito a un debitore in difficoltà finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai sensi dell'art. 1956 c.c., la banca è obbligata a richiedere e ottenere una specifica autorizzazione dal garante prima di erogare nuovo credito. Una clausola contrattuale che impone al garante di informarsi autonomamente non è sufficiente per eludere tale obbligo. L'unica eccezione si applica quando il garante è anche l'amministratore della società debitrice, non un semplice socio.
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Giudicato formale: si può riproporre la domanda?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20636/2024, ha chiarito la portata del giudicato formale. Nel caso esaminato, una domanda di risarcimento danni per vizi di costruzione, dichiarata inammissibile per tardività in un primo processo, è stata riproposta in un nuovo giudizio. La Corte d'Appello aveva respinto la nuova domanda, ritenendo che il risarcimento già concesso nel primo giudizio coprisse tutti i danni. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che una pronuncia di inammissibilità ha solo l'effetto di un giudicato formale, limitato a quel singolo processo, e non impedisce di ripresentare la stessa domanda. Pertanto, il giudice del secondo processo aveva il dovere di esaminare nel merito la domanda, senza poterla considerare già soddisfatta da una liquidazione relativa a un'altra e distinta voce di danno.
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Imposta unica scommesse: legittima per operatori esteri
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati senza concessione, ha impugnato avvisi di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa agli anni 2013 e 2014. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del prelievo fiscale. La Corte ha stabilito che l'imposta è compatibile con il diritto dell'Unione Europea, non è discriminatoria e si applica a chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di una concessione statale.
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Azione Revocatoria: credito litigioso è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20629/2024, ha confermato che per l'esercizio dell'azione revocatoria è sufficiente un credito anche solo potenziale o litigioso. Nel caso esaminato, una ex amministratrice di una banca aveva conferito le sue partecipazioni societarie in nuove società familiari. La banca, pur avendo solo un potenziale credito risarcitorio nei suoi confronti, ha agito con successo in revocatoria. La Corte ha ribadito che non è necessaria la certezza, liquidità ed esigibilità del credito, bastando una ragionevole aspettativa, e ha negato la necessità di sospendere il giudizio in attesa dell'accertamento del credito stesso.
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Onere della prova lavoro: ricorso inammissibile
Un lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione dopo che i giudici di merito avevano respinto le sue richieste di differenze retributive, straordinari e TFR. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la centralità dell'onere della prova lavoro. La decisione si fonda sul principio della "ragione più liquida", per cui il rigetto nel merito per mancanza di prove assorbe le questioni preliminari, e sulla genericità delle censure mosse dal ricorrente, che non hanno scalfito le valutazioni dei giudici precedenti.
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Soccombenza reciproca: motivazione obbligatoria
Una società vinceva in appello in una causa per danni da trasporto, ma il giudice compensava le spese legali. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la soccombenza reciproca deve essere sempre chiaramente motivata, pena la nullità della sentenza. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulle spese processuali.
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Blocco contratti PA: valido per dipendenti privati?
Un gruppo di dipendenti comunali, il cui rapporto di lavoro è regolato da un contratto collettivo di diritto privato (CCNL Edili), ha richiesto il riconoscimento di aumenti retributivi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, applicando il blocco contratti PA in vigore per il pubblico impiego, sostenendo la prevalenza della natura pubblica del datore di lavoro. I lavoratori hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare importanza e non ancora risolta in giurisprudenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui rinvia il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza quindi pronunciarsi sul merito della controversia.
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Blocco contrattazione pubblica: si applica a CCNL privati?
La Corte di Cassazione affronta un caso cruciale riguardante l'applicabilità del blocco contrattazione pubblica a dipendenti di un ente locale assunti con un contratto collettivo del settore privato (CCNL Edilizia). I lavoratori chiedevano l'adeguamento salariale negato dall'ente in virtù delle norme sul contenimento della spesa pubblica. Riconoscendo la novità e la rilevanza della questione, mai affrontata prima in questi termini, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, disponendo il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Decadenza impugnazione contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20579/2024, ha confermato la decadenza dall'impugnazione del contratto per un lavoratore in somministrazione. L'impugnazione tempestiva dell'ultimo contratto non salva dalla decadenza per i contratti precedenti, se non contestati nei termini di legge. La Corte ha stabilito che l'eccezione di decadenza, anche se formulata genericamente citando le norme, è valida se il fatto generatore (il decorso del tempo) è desumibile dagli atti.
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