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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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619 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Liquidazione spese legali: il principio di causalità
Una lavoratrice ha contestato la liquidazione delle spese legali a suo favore. La Corte d'Appello ha errato, applicando una tariffa obsoleta e compensando le spese del secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che si applica sempre la tariffa vigente al momento della decisione e che il principio di soccombenza (chi perde paga) prevale, anche se il processo d'appello è stato necessario per un errore del primo giudice. La sentenza chiarisce i criteri per una corretta liquidazione spese legali.
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Retratto agrario: la prova della proprietà del confinante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32043/2023, ha rigettato il ricorso contro una decisione che riconosceva il diritto di retratto agrario a dei coltivatori confinanti. La questione centrale era la prova della loro piena proprietà, contestata dagli acquirenti che li ritenevano semplici 'livellari'. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché contestavano l'accertamento dei fatti del giudice di merito, ribadendo che la valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità.
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Responsabilità del custode: la Cassazione decide
Un'automobilista subisce danni urtando una ruota di camion in autostrada. La Corte di Cassazione, riformando la sentenza d'appello, riafferma il principio della responsabilità del custode (art. 2051 c.c.). Spetta all'ente gestore dimostrare il caso fortuito per escludere la propria colpa, non al danneggiato provare l'assenza di condotte alternative. La Corte ha ritenuto illegittima la decisione di secondo grado basata su mere congetture sulla velocità del veicolo.
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Patrocinio a spese dello Stato: il rito dell’opposizione
La Corte di Cassazione annulla un decreto che aveva respinto un'opposizione al rigetto del patrocinio a spese dello Stato. La sentenza chiarisce che tale opposizione, se nata in ambito penale, ha carattere accessorio e va trattata dal giudice penale, non civile. Un provvedimento privo di motivazione è considerato illegittimo.
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Servitù di passaggio: accordo e trasferimento
Una recente ordinanza della Cassazione affronta un complesso caso di servitù di passaggio tra fratelli, sorto in seguito alla modifica del tracciato. La Corte ha confermato la validità di un accordo di trasferimento, anche se non formalizzato per iscritto, chiarendo la relazione tra azione petitoria e possessoria e la gestione delle opere accessorie, come le condutture idriche. La decisione rigetta sia il ricorso principale che quello incidentale di un terzo intervenuto, stabilendo principi importanti sulla modifica delle servitù e sulla tutela dei diritti reali.
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Responsabilità intermediario: la scelta dell’investitore
Due investitori, dopo aver affidato ingenti somme a un trader non qualificato per operazioni speculative e aver perso l'intero capitale, hanno citato in giudizio le banche presso cui erano aperti i conti e l'organo di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità dell'intermediario finanziario (le banche) poiché gli investitori avevano agito di propria autonoma iniziativa, scegliendo consapevolmente il loro mandatario. Le banche erano all'oscuro della riconducibilità dei fondi agli investitori e quindi non potevano essere ritenute responsabili.
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Compenso incentivante: no per servizi di manutenzione
Un dipendente pubblico ha richiesto un compenso incentivante per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, negando il diritto all'incentivo. La Corte ha stabilito che tali attività rientrano nella categoria dei "servizi" e non delle "opere pubbliche", poiché non comportano una modifica fisica e permanente della realtà, requisito essenziale per il riconoscimento del compenso incentivante previsto dalla legge.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un'azienda agricola citava in giudizio una società venditrice per vizi della merce. La domanda veniva rigettata sia per difetto di legittimazione attiva che per prescrizione. Nonostante il rigetto, i giudici di merito disponevano una parziale compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il rigetto basato su una duplice motivazione, sia procedurale che di merito (prescrizione), configura una soccombenza piena dell'attore. Pertanto, la compensazione spese legali è illegittima e si deve applicare il principio generale per cui le spese seguono la soccombenza.
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Incentivo pubblico impiego: no per i servizi
Un dipendente pubblico ha richiesto un incentivo per attività di manutenzione del verde e sgombraneve. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al compenso, chiarendo che l'incentivo pubblico impiego spetta solo per 'opere e lavori' che modificano la realtà fisica, e non per 'servizi' come quelli in questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spese processuali: la rinuncia agli atti non basta
Una società si opponeva a un precetto, notificava la rinuncia all'azione alla controparte ma non la depositava telematicamente in tribunale. La controparte si costituiva in giudizio e otteneva la condanna della società al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società e chiarendo che la rinuncia, per essere efficace e bloccare le spese, deve essere formalizzata con il deposito in cancelleria prima che per la controparte scada il termine per costituirsi.
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Spese legali soccombenza parziale: Cassazione chiarisce
Una cittadina ha citato in giudizio una società di fornitura idrica per un ricalcolo dei consumi, ottenendo una vittoria solo parziale. I giudici di merito l'avevano condannata a pagare le spese legali della controparte. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 31577/2023, ha ribaltato la decisione, affermando un principio fondamentale in tema di spese legali e soccombenza parziale: chi vince, anche solo in parte, non può essere condannato a pagare le spese del soccombente. Al massimo, il giudice può disporre la compensazione delle spese.
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Onere della prova interessi: chi deve provare il patto?
Una società si opponeva a un'azione di recupero crediti derivante da un mutuo, sostenendo che fosse un "mutuo solutorio" destinato a coprire un debito precedente illegittimo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova interessi: in caso di contestazione da parte del debitore, spetta al creditore, e non al debitore, dimostrare l'esistenza del patto sugli interessi e la correttezza del loro calcolo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Un gruppo di lavoratori ha vinto una causa per licenziamento illegittimo. In appello, l'azienda ha perso nuovamente perché il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Nonostante la vittoria totale dei lavoratori, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione spese processuali, adducendo una motivazione generica. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la compensazione è possibile solo per ragioni specifiche e gravi, come previsto dalla legge, e non può basarsi su formule vaghe come la "natura e l'esito della controversia".
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Travisamento della prova: Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
In un caso di contestazione di bollette energetiche, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione a causa di una questione sul travisamento della prova. Un condominio aveva impugnato la sentenza d'appello, che lo condannava al pagamento, sostenendo che i giudici avessero frainteso il contenuto delle fatture. Poiché l'ammissibilità del motivo di ricorso per travisamento della prova è una questione dibattuta e già rimessa alle Sezioni Unite, la Corte ha disposto un rinvio in attesa della pronuncia del massimo organo nomofilattico.
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Cessazione materia del contendere: la guida completa
Un lavoratore aveva citato in giudizio un'azienda per ottenere il pagamento di cospicue indennità di fine rapporto. Dopo una prima sentenza sfavorevole in appello, il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, presentando un'istanza congiunta al giudice. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla causa e stabilendo che le spese legali fossero compensate tra le parti, come da loro pattuito.
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Azione di rivendicazione: onere della prova e limiti
In un caso di rivendicazione di una quota immobiliare tra parenti con un antenato comune, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. La Corte ha stabilito che, nell'azione di rivendicazione, la prova della proprietà a carico dell'attore deve essere completa e rigorosa. Non è ammissibile che il giudice fondi la sua decisione su ricostruzioni ipotetiche dei passaggi di proprietà, anche se l'esistenza di un dante causa comune potrebbe in teoria attenuare la cosiddetta 'probatio diabolica'. La decisione deve basarsi esclusivamente su quanto allegato e provato in giudizio.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una cittadina vince un'opposizione a una cartella di pagamento per crediti prescritti, ma le vengono compensate le spese legali con l'ente creditore. La Cassazione conferma, ritenendo legittima la compensazione spese legali poiché la prescrizione è derivata dalla negligenza dell'agente di riscossione e non del creditore, integrando 'gravi ed eccezionali ragioni'.
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Compenso difesa personale: sì alle spese legali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato che si difende personalmente in giudizio ha pieno diritto al compenso professionale e al rimborso delle spese legali in caso di vittoria. Il caso riguardava un legale che, dopo aver contestato un importo liquidato per una difesa d'ufficio e aver vinto l'opposizione difendendosi da solo, si era visto negare dal tribunale le spese per questa seconda fase. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che il compenso per la difesa personale è dovuto poiché l'attività svolta mantiene la sua natura professionale.
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Compenso professionale: quando è credito privilegiato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso professionale di uno studio associato non gode di privilegio se non viene provata la natura personale della prestazione. Nel caso esaminato, uno studio si era opposto alla collocazione chirografaria del proprio credito nel fallimento di una società cliente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di prova che la prestazione fosse riconducibile personalmente ai singoli professionisti, il credito va considerato chirografario e liquidato secondo le norme del concordato fallimentare per i crediti non privilegiati. È stato inoltre confermato il potere discrezionale del giudice nel quantificare il compenso in base alla durata e all'utilità della prestazione.
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