LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 905 Codice Civile

Pagina 6 di 6

119 provvedimenti

Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un procedimento relativo a distanze tra costruzioni a seguito della rinuncia al ricorso da parte degli appellanti. La decisione chiarisce come vengono ripartite le spese legali quando la rinuncia è accettata solo da alcuni dei contro-ricorrenti, condannando i rinuncianti a pagare le spese solo a chi non ha aderito.
Continua »
Servitù di veduta: la prova per l’usucapione
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i requisiti per l'acquisto di una servitù di veduta per usucapione. Il caso riguarda una disputa tra vicini a seguito della sopraelevazione di un muro comune e la creazione di una nuova finestra. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari che sostenevano di aver usucapito il diritto, sottolineando che non avevano fornito prove sufficienti dell'esistenza pregressa di opere visibili e permanenti, come una terrazza con parapetto, destinate all'esercizio della veduta. La decisione ribadisce che l'onere della prova grava su chi intende far valere il diritto.
Continua »
Servitù di veduta: il muro divisorio non la crea
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta un caso di servitù di veduta derivante da una sopraelevazione su un muro divisorio. La Corte, prima di decidere nel merito, ha ritenuto necessario acquisire la consulenza tecnica d'ufficio per verificare le caratteristiche fattuali dell'opera, in particolare l'altezza e la sicurezza del parapetto, elementi cruciali per stabilire se si possa esercitare un affaccio comodo e sicuro sul fondo vicino. La questione centrale ruota attorno al principio, già affermato dalla stessa Corte, secondo cui un muro divisorio, per sua natura, non può costituire una servitù di veduta a causa della reciproca possibilità di affaccio.
Continua »
Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una causa per violazione delle distanze tra costruzioni, il giudice deve applicare d'ufficio tutte le normative pertinenti, inclusi i regolamenti locali e il D.M. 1444/1968, senza che la parte debba formulare domande distinte. La nozione di 'costruzione' del Codice Civile, che include i balconi non meramente ornamentali, prevale su eventuali definizioni più restrittive dei regolamenti comunali. Il caso riguardava dei balconi costruiti a distanza irregolare.
Continua »
Violazione distanze: quando l’ampliamento è illegale
Un proprietario amplia una veranda, violando le normative. I vicini lo citano in giudizio. La Cassazione conferma la condanna all'arretramento della costruzione, chiarendo i limiti della modifica della domanda in corso di causa e sottolineando che la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito. La sentenza evidenzia come un ampliamento che aumenta la superficie utile e modifica la sagoma dell'edificio costituisca una violazione distanze se non rispetta i regolamenti locali e il principio di prevenzione.
Continua »
Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello in un caso di distanze tra costruzioni. La decisione è stata cassata per motivazione apparente, poiché il giudice di secondo grado aveva riformato la sentenza di primo grado basandosi su una nuova misurazione della distanza (da inferiore a superiore al limite legale), senza però spiegare il metodo di calcolo utilizzato né le ragioni della discrepanza con la perizia precedente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame che chiarisca il percorso logico-giuridico della decisione.
Continua »
Proprietà condominiale: quando il cortile è privato?
Una società apriva finestre su un'area che riteneva comune, ma che i vicini utilizzavano come autorimessa privata. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'area è di proprietà esclusiva dei vicini. La motivazione si fonda sul fatto che, prima della costituzione del condominio, l'area era già stata chiusa e destinata permanentemente ad autorimessa, perdendo così la sua funzione di bene comune. Di conseguenza, la presunzione di proprietà condominiale non è applicabile.
Continua »
Presunzione di condominialità: onere della prova
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della presunzione di condominialità dei beni comuni. Il caso riguarda la trasformazione di un manufatto in un cortile comune a uso esclusivo di alcuni condomini. La Corte ha stabilito che, per difendere un bene comune, non è necessaria la 'probatio diabolica'. È il condomino che ne rivendica la proprietà esclusiva a dover fornire la prova, invertendo l'onere probatorio. La decisione chiarisce che la natura di un bene si presume comune se funzionale all'uso collettivo, salvo titolo contrario.
Continua »
Distanze legali: presunzione di demanialità stradale
In una controversia sulle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva adeguatamente considerato la natura pubblica di una strada privata ad uso pubblico. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di demanialità di una via interna a un centro abitato, aperta al pubblico, deve essere valutata sulla base di elementi sostanziali (uso pubblico, ubicazione, ecc.) e non solo formali. La corretta qualificazione della strada è essenziale per applicare le giuste norme sulle distanze. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Distanza dal confine: l’errore sulla zona urbanistica
Una disputa sulla corretta distanza dal confine tra due proprietà viene risolta dalla Corte di Cassazione. La Corte ha annullato la decisione di merito che, basandosi su una perizia tecnica errata, aveva applicato le norme per le zone rurali a un immobile sito in zona urbana. La sentenza sottolinea la prevalenza dei documenti urbanistici ufficiali (concessioni edilizie, certificati) sulla consulenza tecnica per stabilire la normativa applicabile in materia di distanze.
Continua »
Muro comune: come si calcola il confine del tetto?
In una disputa su un tetto e una gronda che avrebbero sconfinato sulla proprietà vicina, la Corte di Cassazione ha chiarito la disciplina del muro comune. La Corte ha stabilito che per le strutture costruite in appoggio a un muro comune, il confine non è la sua faccia esterna. Applicare tale criterio negherebbe i diritti di comproprietà, come quello di appoggiare strutture. La Corte ha anche rilevato un errore procedurale, in quanto il giudice d'appello non aveva considerato se i lavori fossero una semplice ricostruzione di uno stato preesistente, annullando la decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Luce irregolare: quando un’apertura non è veduta
La Corte di Cassazione interviene in una disputa tra vicini, chiarendo i criteri per distinguere una "veduta" da una "luce irregolare". L'ordinanza stabilisce che un'apertura non può essere considerata veduta se l'affaccio sul fondo del vicino non è esercitabile in condizioni di sufficiente comodità e sicurezza. Di conseguenza, una luce irregolare non può essere acquisita per usucapione e il vicino ha sempre il diritto di chiederne la regolarizzazione.
Continua »
Distanze tra costruzioni: DM 1444/68 si applica sempre
In una lunga disputa tra proprietari confinanti, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di distanze tra costruzioni. La Corte ha sentenziato che la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate, prevista dal D.M. 1444/1968, si applica direttamente anche quando i piani regolatori locali sono silenti o prevedono solo l'inedificabilità, come in una zona agricola. Inoltre, ha ribadito che in caso di violazione delle norme edilizie e antisismiche, il rimedio principale è il ripristino della situazione originaria (demolizione o arretramento) e non il semplice risarcimento del danno, a tutela del diritto di proprietà e della sicurezza pubblica. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
Continua »
Servitù di veduta: quando la motivazione è apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente in un caso di servitù di veduta. La controversia riguardava il diritto di veduta da un lastrico solare, ostacolato da una nuova costruzione dei vicini. La Cassazione ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato la loro decisione, limitandosi a richiami generici alla consulenza tecnica senza analizzare le caratteristiche specifiche del lastrico solare. La sentenza è stata cassata con rinvio, sottolineando che per la servitù di veduta è sufficiente la presenza di opere permanenti (come un parapetto), non la prova del suo esercizio continuo.
Continua »
Domanda nuova in appello: la Cassazione chiarisce
Un cittadino, condannato per violazione delle distanze edilizie, ha tentato di modificare in appello il fondamento della sua richiesta di manleva contro il Comune, passando da una responsabilità contrattuale a una extracontrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tale modifica, qualificandola come una domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che alterare la causa petendi, ovvero i fatti e il diritto su cui si fonda la pretesa, introduce un tema d'indagine radicalmente diverso, vietato in secondo grado.
Continua »
Servitù di veduta: quando un balcone è illegale
Un proprietario ha ampliato il proprio balcone fino al muro di confine, trasformandolo in un parapetto per affacciarsi sulla proprietà vicina. Il vicino ha contestato la creazione di una servitù di veduta illegale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'opera, ordinandone la rimozione. La Corte ha stabilito che la trasformazione di un muro divisorio in un parapetto che consente un affaccio comodo e sicuro sulla proprietà altrui costituisce una violazione delle norme sulle distanze e crea una servitù di veduta non consentita.
Continua »
Servitù di veduta: quando la convenzione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che lamentava la lesione della sua servitù di veduta a causa di un muro di confine. La Corte ha stabilito che, per l'esistenza di una servitù di veduta, non è sufficiente una generica previsione in una convenzione di lottizzazione (che indicava siepi e non muri), ma è necessario che sia garantito il requisito del 'comodo affaccio', ovvero la possibilità di affacciarsi e guardare agevolmente sul fondo vicino. Poiché il regolamento edilizio locale permetteva muri alti 1,50 metri, altezza che impedisce tale affaccio, la Corte ha escluso la costituzione della servitù.
Continua »
Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
Continua »
Distanze legali: la decisione della Corte d’Appello
Una complessa disputa tra vicini riguardante danni strutturali, modifiche a un passaggio, l'apertura di una finestra, una sopraelevazione e l'installazione di un cancello. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, sottolineando l'importanza del rispetto delle distanze legali e del diritto di passaggio. La Corte ha ordinato la riduzione in pristino del passaggio, la rimozione della finestra e della sopraelevazione illegittime e la consegna delle chiavi del cancello, specificando quando le modifiche a un immobile violano i diritti dei vicini.
Continua »