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Art. 832 Codice Civile

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223 provvedimenti

Usucapione tra coniugi: impossibile in comunione legale
Un ex marito chiedeva l'usucapione tra coniugi della quota di un immobile, adibito a studio professionale, acquistato in comunione legale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'usucapione è sospesa tra i coniugi finché dura il vincolo matrimoniale e la comunione legale, per tutelare l'armonia familiare. Solo con la separazione e un atto di interversione del possesso possono iniziare a decorrere i termini.
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Accessione su suolo comune: la guida della Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce il principio dell'accessione su suolo comune in un caso di divisione ereditaria. Alcuni coeredi avevano costruito degli immobili su un cortile comune. La Corte d'Appello aveva escluso il diritto al conguaglio per gli altri coeredi, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che la costruzione su terreno comune diventa proprietà di tutti i coeredi per accessione e il suo valore deve essere considerato nella divisione, garantendo un giusto compenso a chi non riceve una quota fisica del bene.
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Sequestro a terzi: legittimità e intestazione fittizia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo su un immobile intestato a una persona, ma di fatto riconducibile al suo compagno, indagato per reati tributari. La sentenza chiarisce che, ai fini del sequestro a terzi, non rileva la titolarità formale del bene, ma la sua effettiva disponibilità da parte dell'indagato. Il ricorso della proprietaria formale è stato rigettato perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e perché il Tribunale aveva adeguatamente motivato la fittizietà dell'intestazione sulla base di elementi indiziari concreti.
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Occupazione sine titulo: restituzione del terreno
Un proprietario ha citato in giudizio un Condominio e un Comune per l'occupazione sine titulo di un suo terreno. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'autorizzazione a costruire del Comune non giustifica la violazione della proprietà privata e che il Condominio è tenuto alla restituzione della porzione di suolo illecitamente occupata, indipendentemente da un precedente risarcimento ottenuto dal proprietario nei confronti del Comune per un'altra opera.
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Occupazione senza titolo: come si calcola il danno?
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'occupazione senza titolo di un terreno da parte di una società costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, al proprietario spetta un risarcimento del danno, e non un semplice indennizzo. La Corte ha stabilito che tale danno va commisurato al valore locativo del bene, ovvero al guadagno che il proprietario avrebbe potuto ottenere dall'immobile. L'onere di dimostrare la legittimità dell'occupazione spetta a chi occupa il bene, non al proprietario.
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Opponibilità confisca penale: tutela del terzo
Una società immobiliare ha agito in giudizio per far riconoscere la propria esclusiva proprietà su alcuni immobili oggetto di confisca penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che il terzo, che ritiene di essere proprietario di un bene confiscato, deve prima rivolgersi al giudice dell'esecuzione penale per dimostrare la propria buona fede e ottenere la revoca del provvedimento. Solo successivamente può, eventualmente, adire il giudice civile. Nel caso di specie, la società non ha fornito prova della propria buona fede, risultando collegata all'imputato nel procedimento penale. La questione centrale è l'opponibilità della confisca penale al terzo acquirente e il corretto percorso giurisdizionale da seguire.
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Titolarità del diritto: prova necessaria per il danno?
Un'azienda agricola ha citato in giudizio un fornitore per averle venduto un prodotto fitosanitario, pubblicizzato come biologico, che in realtà conteneva una sostanza chimica non consentita. Tale contaminazione ha reso invendibili i prodotti agricoli, causando un grave danno economico. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta di risarcimento sostenendo che l'agricoltore non avesse provato la proprietà di tutti i terreni coltivati. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo un punto fondamentale sulla titolarità del diritto: per i danni subiti dall'attività d'impresa (come la perdita dei raccolti e il danno all'immagine), il soggetto legittimato a chiedere il risarcimento è colui che ha subito la perdita economica, a prescindere dalla proprietà dei beni (in questo caso, i terreni) utilizzati per l'attività.
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Procura speciale Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società produttrice di elettrodomestici contro il proprietario di un immobile danneggiato da un'esplosione. Il motivo risiede nella mancanza di una procura speciale cassazione, in quanto il difensore agiva sulla base di una procura generale alle liti risalente a quasi trent'anni prima e non specifica per il giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'avvocato, e non la società, al pagamento delle spese processuali.
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Eccesso di potere giurisdizionale e limiti del giudice
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha chiarito i confini dell'eccesso di potere giurisdizionale in materia edilizia. Il caso riguardava una società che, dopo aver demolito una struttura in modo più esteso rispetto a quanto autorizzato, si è vista dichiarare decaduto il permesso di ampliare. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della società, stabilendo che la decisione del Consiglio di Stato, che aveva confermato la decadenza del titolo e il diniego a ricostruire, non costituiva un'invasione nella sfera del legislatore o della P.A., ma un corretto esercizio della funzione interpretativa della legge e degli atti amministrativi.
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Nullità atti notarili: il caso del complesso residenziale
La Corte di Cassazione esamina un caso di nullità atti notarili relativi ad aree pertinenziali di un complesso residenziale. Una società immobiliare ha impugnato le sentenze di merito che avevano annullato la vendita, effettuata dal commissario di una cooperativa in liquidazione, per difetto di potere e autorizzazioni. La Suprema Corte, ravvisando questioni di particolare importanza giuridica, tra cui l'efficacia del giudicato e l'esecuzione di un concordato fallimentare, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza emettere una decisione finale.
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Retrocessione totale: quando il diritto sorge subito
Un privato cede un terreno a un ente pubblico per la realizzazione di un'opera di pubblica utilità. L'opera non viene mai costruita e l'ente vende il terreno a una società privata. La Corte di Cassazione stabilisce che, in caso di mancata realizzazione totale dell'opera, il proprietario originale ha un diritto soggettivo automatico alla retrocessione totale del bene, senza necessità di una preventiva dichiarazione di 'inservibilità' da parte della Pubblica Amministrazione. La sentenza di appello, che aveva negato tale diritto, viene cassata con rinvio.
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Diritto di scelta in condominio: il caso del citofono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condòmini che chiedevano un risarcimento danni per essere rimasti isolati dal nuovo impianto videocitofonico condominiale. I condòmini si erano opposti all'acquisto del modello proposto dalla ditta appaltatrice, esercitando il loro diritto di scelta in condominio e installandone uno autonomo. La Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna condotta illecita da parte del condominio o della ditta, poiché le richieste di garanzie e certificazioni per l'allaccio del dispositivo privato erano legittime per preservare la sicurezza e la funzionalità dell'intero impianto comune.
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Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera condominiale è nulla se, approvata a maggioranza, priva un singolo condomino del godimento di un bene comune, come l'impianto idrico. Nel caso specifico, un condominio aveva deciso di realizzare un nuovo impianto a servizio dei soli appartamenti, escludendo un'unità commerciale. La Corte ha chiarito che una tale decisione, trasformando un bene comune in bene esclusivo per alcuni, incide sul diritto di proprietà individuale e richiede pertanto il consenso unanime di tutti i condòmini.
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Occupazione sine titulo: danno in re ipsa confermato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un soggetto per l'occupazione sine titulo di un immobile. Viene ribadito il principio secondo cui il danno per il proprietario è 'in re ipsa', cioè presunto nella perdita stessa della disponibilità del bene, senza necessità di provare un mancato guadagno specifico. La liquidazione del danno può basarsi sul valore locativo di mercato. La Corte ha inoltre respinto le altre doglianze dell'occupante, relative all'identificazione dell'immobile e alla richiesta di rimborso per lavori non autorizzati, dichiarandole inammissibili.
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Regolamento dei confini: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20737/2025, ha stabilito i criteri per distinguere l'azione di regolamento dei confini da quella di rivendicazione. Il caso riguardava una disputa tra vicini per uno sconfinamento con costruzione di un manufatto. La Corte ha qualificato l'azione come regolamento dei confini, poiché l'incertezza verteva sulla linea di demarcazione e non sulla titolarità del diritto di proprietà, confermando la condanna alla demolizione.
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Azione revocatoria: credito non accertato sufficiente
Una ex consigliera di amministrazione di un istituto di credito dona degli immobili alla nuora. La banca agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficaci le donazioni, vantando un credito risarcitorio nei confronti della sua ex amministratrice, sebbene non ancora accertato in un giudizio separato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, rigetta il ricorso della donna. Viene ribadito il principio consolidato secondo cui, per l'azione revocatoria, non è richiesto un credito definitivamente accertato, essendo sufficiente una ragione di credito probabile e non palesemente pretestuosa, data la natura cautelare e preventiva dello strumento.
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Legittimazione attiva: possesso basta per il danno?
Un condomino agisce contro il condominio e una società energetica per rumori e infiltrazioni nel suo box auto. La Cassazione interviene sul tema della legittimazione attiva, stabilendo un principio fondamentale: per la richiesta di risarcimento del danno da mancato utilizzo è sufficiente dimostrare il possesso del bene, non essendo necessaria la prova della proprietà. Al contrario, per le domande che mirano a ottenere un ordine di esecuzione di opere su parti comuni, è indispensabile provare la titolarità del diritto di proprietà. La Corte cassa la sentenza e rinvia il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla base di questi principi.
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IMU immobile occupato: esenzione possibile?
Una società immobiliare ha contestato il pagamento dell'IMU per un edificio abusivamente occupato da terzi per oltre due anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'imposta non è dovuta. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo imporre l'IMU su un immobile occupato, in quanto la perdita di disponibilità del bene fa venir meno la capacità contributiva del proprietario, presupposto fondamentale di ogni tributo.
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Incarico professionale: chi paga? Società o socio?
Un professionista ha citato in giudizio gli eredi del presidente di una società per il pagamento delle sue parcelle. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che l'incarico professionale era stato conferito dal presidente per conto della società e non a titolo personale. L'elemento decisivo è stato il contenuto del mandato scritto, che legava l'attività del professionista ai doveri aziendali, esonerando così gli eredi dal pagamento personale.
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Comunione forzosa del muro: chi può chiederla?
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per danni causati da una tettoia appoggiata al suo muro. Oltre al risarcimento, ha richiesto un'indennità per la comunione forzosa del muro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la facoltà di chiedere la comunione forzosa spetta esclusivamente a chi costruisce in appoggio al muro altrui, e non al proprietario del muro stesso. Quest'ultimo può solo domandare la rimozione dell'opera o il risarcimento dei danni.
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