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art. 80, comma 2, d.p.r. 309/90

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49 provvedimenti

Sospensione ordine di esecuzione: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per un reato di droga con un'aggravante ostativa ha richiesto la sospensione ordine di esecuzione, sostenendo di aver già scontato in presofferto la parte di pena relativa all'aggravante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la valutazione va fatta al momento dell'emissione dell'ordine di esecuzione. A quella data, la condizione non era soddisfatta, escludendo di conseguenza la sospensione e rendendo il ricorso inammissibile.
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Esigenze cautelari: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità della misura, ritenendo correttamente valutate le esigenze cautelari e il pericolo di recidiva, basandosi sulla grande quantità di droga e denaro sequestrati, considerati indici di un inserimento stabile in circuiti criminali.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione sulla custodia
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per spaccio. Decisivo il concreto e attuale pericolo di recidiva, desunto dalla gravità dei fatti, dal ruolo professionale nel traffico e dai precedenti penali, che rendono inadeguata ogni misura meno afflittiva del carcere.
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Ingente quantità stupefacenti: basta il peso lordo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto trovato in possesso di quasi 5 kg di eroina. La Corte ha stabilito che per configurare l'aggravante dell'ingente quantità stupefacenti, non è sempre necessaria una perizia sul principio attivo. Il solo dato ponderale, se supera di molto le soglie minime (nel caso di specie, 2.000 volte il valore massimo per dose), è sufficiente a giustificare l'aggravante e le conseguenti misure cautelari.
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Reato continuato: calcolo pena e recidiva qualificata
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso sul calcolo della pena per reato continuato. La Corte chiarisce che l'aumento per i reati satellite, in caso di recidiva qualificata, non può essere inferiore a un terzo della pena base, rendendo infondata la doglianza su una presunta illogicità del calcolo.
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Detenzione di stupefacenti: il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di stupefacenti (oltre 14 kg di marijuana) e armi. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. Ha inoltre confermato che l'ingente quantitativo di droga è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come di 'lieve entità', consolidando un importante principio di diritto.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. I reati contestati erano associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dall'agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che mancava l'interesse a contestare l'aggravante, poiché la sua esclusione non avrebbe modificato la misura cautelare applicata.
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Associazione criminosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione criminosa finalizzata al traffico di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico e volto a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha confermato la solidità degli indizi e la correttezza della motivazione sulla sussistenza del vincolo associativo e delle esigenze cautelari.
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Divieto di reformatio in pejus: pena peggiore annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, in sede di rinvio, aveva aumentato la pena detentiva di un imputato nonostante avesse escluso una circostanza aggravante. La Suprema Corte ha ribadito il principio del divieto di reformatio in pejus, secondo cui la pena non può essere peggiorata in un appello proposto dal solo imputato, neanche nel giudizio di rinvio successivo a un annullamento. Il caso è stato rinviato per una corretta rideterminazione della pena.
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