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art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159 del 2011

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119 provvedimenti

Sorveglianza speciale: 11 minuti bastano per la prova
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che un controllo di 11 minuti, con ripetute suonate al citofono e un cane che abbaia, è un lasso di tempo sufficiente a provare l'assenza ingiustificata della persona dalla propria abitazione, ritenendo illogica la motivazione del giudice di primo grado che lo aveva considerato troppo breve.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto, già sottoposto a misure di prevenzione, ha proposto ricorso in Cassazione contro una condanna per la violazione di tali misure. Le condotte contestate consistevano in insulti e molestie telefoniche aggravate nei confronti del coniuge, oltre al danneggiamento di arredi domestici, comportamenti legati a uno stato di risentimento e all'uso di sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i fatti ampiamente dimostrati e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione ribadisce che la violazione sorveglianza speciale può concretizzarsi anche attraverso condotte aggressive e ingiuriose.
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Ricorso generico: inammissibile se non è specifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso generico presentato da un soggetto condannato per la violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale. I motivi del ricorso, relativi a vizi di motivazione e alla violazione di legge, sono stati ritenuti non specifici e manifestamente infondati. La Corte ha sottolineato che le doglianze devono confrontarsi puntualmente con le ragioni della sentenza impugnata, confermando la decisione dei giudici di merito anche in merito al diniego delle attenuanti generiche, giustificato dalla presenza di precedenti penali.
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Violazione misura di prevenzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione misura di prevenzione. L'imputato aveva trasgredito il divieto di entrare in un determinato comune, imposto da una misura di sorveglianza speciale aggravata. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero mere doglianze sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità, e ha confermato la solidità della motivazione della sentenza di condanna riguardo l'intenzionalità della violazione.
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Continuazione in executivis: calcolo pena e rito abbreviato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che aveva errato nel ricalcolare una pena a seguito del riconoscimento della continuazione in executivis. La sentenza chiarisce i principi per determinare l'aumento di pena per i reati satellite, specialmente quando questi sono stati giudicati con rito abbreviato, e per l'applicazione dell'aumento per la recidiva, riaffermando che l'aumento per il reato satellite deve beneficiare della riduzione di pena del rito speciale e non può superare la pena inflitta nella sentenza originale.
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Precedenti penali: quando negano le attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato, confermando che i numerosi e gravi precedenti penali giustificano ampiamente il diniego delle attenuanti generiche e l'irrogazione di una pena superiore al minimo, anche qualora il giudice non abbia applicato la recidiva.
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Circostanze attenuanti generiche negate per recidiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione di misure preventive. La Corte conferma la decisione di non concedere le circostanze attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali e della recidiva qualificata, ritenendo la motivazione della corte d'appello adeguata e immune da vizi.
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Minaccia aggravata procedibilità: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per minaccia aggravata a causa di una modifica legislativa sulla procedibilità. La Corte ha stabilito che la minaccia, sebbene aggravata dall'uso di un fucile ad aria compressa, non è perseguibile d'ufficio ma richiede una querela di parte. Poiché la querela non è stata presentata nei termini previsti dalla nuova legge, la condanna per tale reato è stata annullata, con conseguente riduzione della pena complessiva per l'imputato.
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Reato continuato: limiti del giudice dell’esecuzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18085/2025, ha rigettato un ricorso sull'applicazione del reato continuato. Ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non è vincolato da precedenti decisioni e può escludere l'esistenza di un disegno criminoso unitario in presenza di reati commessi in tempi, luoghi e con modalità diverse, anche se della stessa tipologia. La sentenza conferma l'ampia discrezionalità del giudice nel valutare gli elementi concreti del caso per l'applicazione del reato continuato.
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Divieto detenzione cellulari: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, condannato per la violazione del divieto detenzione cellulari. La Corte ha ritenuto il ricorso una mera riproposizione di censure già respinte, confermando la legittimità del provvedimento basato sulla pericolosità del soggetto e le circostanze specifiche della violazione, come il trovarsi fuori dal territorio di soggiorno obbligato con due telefoni.
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Recidiva: quando giustifica un aumento della pena?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione delle misure di prevenzione. L'imputato contestava l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che, di fronte a gravi e numerosi precedenti penali (come rapina ed estorsione), la nuova condotta illecita è un chiaro sintomo di rinnovata pericolosità sociale, legittimando così l'aumento di pena per la recidiva.
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Pena illegale favorevole: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza che, pur essendo tecnicamente errata nel tipo di pena, gli aveva applicato una condanna più mite di quella minima prevista dalla legge. Il ricorso è stato respinto per carenza di interesse, in quanto l'errore ha prodotto un vantaggio per il condannato (pena illegale favorevole), e perché la questione non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio.
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Motivi nuovi in Cassazione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per aver introdotto motivi nuovi in Cassazione, non presentati in appello. Il caso riguardava il bilanciamento tra recidiva e attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che non possono essere sollevate questioni per la prima volta in sede di legittimità, confermando la condanna.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e aspecifici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per violazione di misure di prevenzione. I motivi sono stati giudicati generici, riproduttivi di censure già esaminate e, in parte, non pertinenti al ricorrente e al rito processuale seguito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: quando è solo questione di fatto
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per violazione degli obblighi di una misura di prevenzione. I motivi, basati sulla giustificazione dell'assenza, la tenuità del fatto e la recidiva, sono stati ritenuti mere rivalutazioni di merito, non consentite in sede di legittimità. La Corte ha confermato la decisione di appello, sottolineando la correttezza delle motivazioni fornite.
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Ricorso generico: inammissibile se non è specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per violazione del d.lgs. 159/2011. Il motivo è la genericità dell'appello, che si limitava a riproporre questioni già valutate. Questa decisione conferma che un ricorso generico comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso di tremila euro.
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Divieto detenzione armi: coltello è arma propria?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione del divieto detenzione armi da parte di un sorvegliato speciale. La Corte ha chiarito che il divieto si applica solo alle 'armi proprie' e non agli strumenti atti a offendere, come un coltello senza punta. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle caratteristiche del coltello.
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Sorveglianza speciale: quando la violazione è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale a carico di una persona sorpresa fuori dal comune di residenza obbligatorio. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso basati sulla mancanza di dolo, sulla particolare tenuità del fatto e sull'errata applicazione della recidiva. È stato chiarito che per questo reato è sufficiente la consapevolezza di violare la misura (dolo generico) e che la non punibilità per tenuità del fatto è esclusa quando la violazione è finalizzata a commettere altri reati, dimostrando una maggiore pericolosità sociale.
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Stato di necessità: quando è giustificabile?
Un uomo, condannato per aver violato la sorveglianza speciale, ha invocato lo stato di necessità putativo, sostenendo di aver agito per impedire al fratello di acquistare droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la scriminante dello stato di necessità richiede prove concrete e non generiche supposizioni, confermando così la condanna.
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