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Art. 75 Codice di Procedura Civile

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312 provvedimenti

Liquidazione danno indennitario: prevale la polizza
Una compagnia assicurativa contesta la liquidazione danno indennitario per un infortunio, sostenendo l'uso errato delle tabelle di valutazione. La Corte d'Appello chiarisce che le condizioni contrattuali della polizza prevalgono sui criteri generali, confermando l'importo liquidato in primo grado e dichiarando l'appello inammissibile per carenza di interesse.
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Spese di lite: quando il giudice può liquidarle al minimo
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha esaminato un caso relativo alla liquidazione delle spese di lite in una controversia condominiale. La Corte ha confermato la decisione di primo grado che liquidava i compensi legali secondo i minimi tariffari, respingendo l'appello dei vincitori che ne chiedevano un aumento. La motivazione si fonda sulla semplicità delle questioni trattate e sul ruolo meramente illustrativo, e non tecnicamente complesso, della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) disposta nel corso del giudizio. La decisione sottolinea che la liquidazione delle spese di lite deve essere proporzionata all'effettiva attività processuale svolta.
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Legittimazione socio Srl: quando può impugnare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32146/2025, ha chiarito la questione della legittimazione del socio di una Srl a impugnare un avviso di accertamento fiscale. Nel caso esaminato, un ex socio unico e amministratore di una società, le cui quote erano state sottoposte a sequestro giudiziario con nomina di un nuovo amministratore e successivamente dichiarata fallita, aveva impugnato un accertamento fiscale. La Corte ha stabilito che l'ex socio non ha la legittimazione processuale per agire. Tale potere spetta esclusivamente al legale rappresentante della società (in questo caso, prima il custode giudiziario e poi il curatore fallimentare). L'interesse del socio alla conservazione del patrimonio sociale è tutelato solo tramite strumenti interni alla vita societaria e non con azioni dirette verso terzi.
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Accertamento presuntivo: limiti alla revisione del Fisco
Annullato un accertamento presuntivo basato su un altro avviso fiscale. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia Entrate, confermando che i giudizi sono autonomi e che la valutazione delle prove del contribuente (come il sequestro dell'attrezzatura) da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità. La decisione sottolinea i limiti del potere di revisione della Corte Suprema sui fatti del caso.
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Ricorso inammissibile: forma e sostanza contano
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di gravi vizi formali nella sua redazione. Originato da una controversia possessoria sul parcheggio di autovetture, il caso evidenzia come la mancanza di una esposizione chiara e sintetica dei fatti, in violazione dell'art. 366 c.p.c., precluda l'esame nel merito. La Corte ha sottolineato che un ricorso confuso e ripetitivo impedisce al giudice di legittimità di comprendere la vicenda, rendendolo non autosufficiente e quindi inammissibile, con conseguente condanna dei ricorrenti alle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Prova del danno: la Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni soggetti contro un istituto di credito, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il caso verteva sulla richiesta di rimborso per addebiti bancari e sul risarcimento per un'asserita illegittima segnalazione in Centrale Rischi. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi relativi alla legittimazione attiva di uno dei ricorrenti, che agiva sia come cessionario dei crediti di società estinte sia come loro successore. Fondamentale, inoltre, la statuizione sulla prova del danno: la Corte ha ribadito che il pregiudizio da segnalazione non è automatico ('in re ipsa') ma deve essere concretamente dimostrato con elementi economici specifici, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Cessione del credito e risarcimento: chi può agire?
Un automobilista, vittima di un incidente stradale, si vede negare il risarcimento dei danni materiali al proprio veicolo a causa di una cessione del credito fatta a favore della carrozzeria. La sentenza del Tribunale di Milano chiarisce che la revoca di tale cessione, per essere valida, deve rispettare precisi requisiti formali, altrimenti il danneggiato perde la titolarità del diritto ad agire in giudizio per quel danno specifico. Il risarcimento è stato invece riconosciuto per le sole lesioni fisiche.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere di depositare la sentenza
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso non per il merito della questione, ma per un vizio formale decisivo: la mancata allegazione della sentenza impugnata, un requisito che ha impedito alla Corte di esaminare il caso.
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Legittimazione ex legale rappresentante: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un complesso caso di legittimazione ex legale rappresentante. La questione verte sulla possibilità per l'ex amministratore di una società, prima soggetta a sequestro preventivo delle quote e poi dichiarata fallita, di impugnare avvisi di accertamento e cartelle di pagamento notificati al curatore fallimentare. Data la rilevanza e la complessità del principio di diritto da stabilire, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento.
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Legittimazione socio: appello dopo sequestro quote
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina la questione della legittimazione del socio ed ex amministratore a impugnare un avviso di accertamento fiscale notificato alla società, le cui quote sono state sottoposte a sequestro preventivo con nomina di un custode giudiziario. Data la rilevanza del quesito, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione congiunta con un caso analogo, senza ancora decidere nel merito della legittimazione socio.
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Legittimazione socio: chi contesta l’accertamento?
L'ordinanza analizza il caso della legittimazione di un socio a impugnare un avviso di accertamento notificato alla società, dopo che le quote di quest'ultima sono state sottoposte a sequestro preventivo e affidate a un custode giudiziario. A causa della particolare rilevanza della questione, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito. L'Amministrazione finanziaria contestava proprio la legittimazione del socio, ritenendo che solo il custode potesse agire.
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Legittimazione socio: sequestro quote e ricorso fiscale
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina il caso della legittimazione del socio, ex amministratore di una S.r.l. fallita, a impugnare un avviso di accertamento fiscale. La questione centrale riguarda il suo diritto di agire dopo che le quote societarie sono state sottoposte a sequestro preventivo e un custode giudiziario è stato nominato. Data la rilevanza del tema, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per la decisione finale.
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Equa riparazione: calcolo durata e legittimazione passiva
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'equa riparazione da irragionevole durata dei processi. La sentenza stabilisce che la fase di cognizione e quella esecutiva (incluso il giudizio di ottemperanza) vanno considerate unitariamente ai fini del calcolo della durata totale. Inoltre, in caso di procedimenti misti (ordinari e amministrativi), la legittimazione passiva ricade sia sul Ministero della Giustizia che su quello dell'Economia, ciascuno per la propria area di competenza.
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Principio della soccombenza: chi vince non paga spese
Una consumatrice, dopo aver vinto una causa contro una società energetica per una fattura errata, è stata ingiustamente condannata a pagare le spese legali in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale condanna, ribadendo il principio della soccombenza: la parte che risulta completamente vittoriosa non può essere obbligata a sostenere i costi del giudizio, neanche in minima parte.
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Società cancellata: impugnazione nulla del liquidatore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il ricorso presentato dal liquidatore contro un avviso di accertamento fiscale, notificato dopo la cancellazione della società dal Registro delle Imprese, è inammissibile. Una volta estinta, la società cancellata perde la capacità processuale, rendendo nullo l'intero giudizio intentato in suo nome.
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Onere della prova: come provare una consegna senza DDT?
Una società fornitrice ottiene un decreto ingiuntivo contro una ditta individuale per il mancato pagamento di una fornitura di abbigliamento. La ditta acquirente si oppone, negando di aver mai ricevuto la merce e sottolineando l'assenza di un Documento di Trasporto (DDT). La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, rigetta il ricorso. Viene stabilito che l'onere della prova della consegna può essere assolto anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come testimonianze e prassi commerciali consolidate tra le parti, superando così la mancanza del DDT.
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Curatore speciale: nomina obbligatoria nell’adozione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di adozione mite, accogliendo il ricorso della nonna di un minore. La decisione si fonda sulla mancata nomina di un curatore speciale, figura ritenuta indispensabile per rappresentare l'interesse del bambino in un contesto di grave conflitto tra i parenti (nonna contro zii affidatari). L'omissione ha causato la nullità dell'intero procedimento per violazione del contraddittorio.
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Liquidazione spese legali: obbligo di motivazione
Un avvocato contesta la quantificazione delle spese legali a suo favore in un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione specifica quando la liquidazione spese legali si discosta dai minimi tariffari, soprattutto in presenza di una nota spese dettagliata. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova determinazione dei compensi.
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Indennizzo durata processo: come si calcola il valore
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul calcolo dell'indennizzo per l'irragionevole durata del processo (legge Pinto) in ambito fallimentare. Con l'ordinanza n. 23899/2024, ha stabilito che il valore di riferimento per determinare il tetto massimo dell'indennizzo non è la somma concretamente riscossa dal creditore, ma l'intero credito ammesso al passivo fallimentare. Questa decisione ribalta il precedente orientamento di una Corte d'Appello, che aveva limitato l'indennizzo sulla base dell'importo effettivamente pagato, notevolmente inferiore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei creditori, affermando che il valore della causa deve essere parametrato al diritto accertato e non a variabili successive come la capienza dell'attivo fallimentare.
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Legittimazione passiva e avvisi di pagamento nulli
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di pagamento emesso da una società concessionaria per l'occupazione di suolo pubblico. La decisione si fonda sulla mancata prova della legittimazione passiva della società. Quest'ultima non ha dimostrato di aver ricevuto dal Comune l'incarico di accertare anche le entrate patrimoniali, oltre a quelle tributarie. Di conseguenza, l'atto emesso è stato dichiarato nullo per difetto di potere.
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