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Art. 75 Codice di Procedura Civile

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312 provvedimenti

Provvedimento associativo: non è un lodo arbitrale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza di un iscritto da un sindacato, decisa dagli organi interni, non costituisce un lodo arbitrale, bensì un provvedimento associativo. Di conseguenza, l'atto deve essere impugnato davanti al Tribunale ordinario e non alla Corte d'Appello. La Corte ha accolto il ricorso incidentale del sindacato, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa al Tribunale competente per un nuovo esame, sottolineando la differenza fondamentale tra le due tipologie di atti e i relativi rimedi giurisdizionali.
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Liquidazione spese di lite: la Cassazione chiarisce
In un contenzioso tributario durato anni per una cartella esattoriale di modesto valore, la Corte di Cassazione interviene per la terza volta per correggere la liquidazione spese di lite operata dalla Commissione Tributaria Regionale. L'ordinanza in esame cassa la sentenza impugnata perché il giudice di merito aveva omesso di pronunciarsi sulle spese vive richieste dalla parte vittoriosa e aveva liquidato i compensi in misura inferiore ai minimi tariffari, senza fornire adeguata motivazione. La Suprema Corte, decidendo la causa nel merito, ha ricalcolato e liquidato le spese per tutti i gradi di giudizio, riaffermando l'obbligo del giudice di seguire i parametri legali.
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Liquidazione spese legali: il giudice deve motivare
Un avvocato si è rivolto alla Cassazione dopo che un giudice tributario ha ridotto drasticamente i suoi compensi legali senza alcuna spiegazione e al di sotto dei minimi tariffari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione spese legali deve essere sempre motivata e non può violare i parametri minimi inderogabili, cassando la decisione e rinviando per una nuova valutazione.
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Liquidazione spese legali: la fase istruttoria si paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21750/2025, ha annullato la decisione di una Corte di giustizia tributaria che, nella liquidazione delle spese legali, aveva escluso il compenso per la fase istruttoria. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice del rinvio è vincolato al principio di diritto da essa enunciato e che la trattazione del processo legittima sempre il compenso per la fase istruttoria, anche in assenza di attività probatoria formale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rideterminato le spese in favore del contribuente.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la prova
Un debitore vende un bene al fratello. La società creditrice, che nel frattempo ha ceduto il credito, agisce con azione revocatoria. La Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente, chiarendo che la titolarità ad agire può essere provata in ogni momento del processo e che il rapporto di parentela stretta è un valido indizio per provare la conoscenza del danno ai creditori.
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TFR e fallimento: chi chiede i soldi non versati?
Un lavoratore si è visto negare il diritto di chiedere il TFR non versato al fondo pensione dopo il fallimento della sua azienda. Il tribunale riteneva che solo il fondo potesse agire. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di fallimento, il diritto di richiedere le quote di TFR maturate e non versate spetta, di regola, al lavoratore. Spetta al curatore fallimentare dimostrare un'eventuale cessione del credito al fondo pensione.
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Custode giudiziario: legittimazione e limiti in giudizio
Una società agricola, conduttrice di un fondo, si opponeva alla risoluzione per morosità del contratto di affitto, eccependo un difetto di contraddittorio e la nullità di alcune clausole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo il ruolo del custode giudiziario nel processo. È stato stabilito che il custode agisce come sostituto processuale dell'esecutato, detenendo la piena legittimazione a stare in giudizio (ad processum) per le azioni relative ai beni in custodia, rendendo non necessaria una separata citazione del soggetto pignorato. Inoltre, la Corte ha ribadito che la sottoscrizione del contratto da parte dei rappresentanti sindacali è prova sufficiente dell'effettiva assistenza richiesta dalla legge per i patti in deroga.
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Deducibilità costi familiari: quando è negata?
Un contribuente si è visto negare la deducibilità di costi e la detrazione IVA per fatture emesse dal padre. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, qualificando il rapporto come collaborazione familiare non deducibile. La Corte ha stabilito che, essendo la ditta del padre cancellata dal registro imprese prima dell'emissione delle fatture, l'operazione non era soggetta a IVA, rendendo indetraibile l'imposta esposta in fattura. Il ricorso del contribuente è stato quindi integralmente rigettato.
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Notifica decreto ingiuntivo: chi può fare opposizione?
Una condomina riceve una notifica di decreto ingiuntivo per un debito del condominio, venendo erroneamente indicata come amministratrice. La Corte d'Appello ribalta la decisione di primo grado, affermando il suo diritto a proporre opposizione per tutelare i propri interessi. La sentenza chiarisce che l'onere di avviare la mediazione obbligatoria spetta al creditore e, in caso di inadempimento, il decreto ingiuntivo deve essere revocato.
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Rappresentanza processuale s.n.c.: la notifica
Un lavoratore ha fatto causa al titolare di un'azienda agricola. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il suo gravame perché notificato alla società (S.n.c.) e non all'imprenditore individuale citato in primo grado. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che in tema di rappresentanza processuale s.n.c. irregolare, ciascun socio ha il potere di rappresentare la società. Di conseguenza, la notifica alla società era valida poiché sostanzialmente diretta alla stessa parte, anche se in una diversa qualità. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione bollette: come annullare un debito idrico
Un utente ha opposto un decreto ingiuntivo per una fornitura idrica, sostenendo che il credito fosse estinto per prescrizione. Il Tribunale di Brescia ha accolto l'opposizione, revocando il decreto. La decisione si fonda sull'applicazione della prescrizione quinquennale, il cui termine era già decorso al momento della richiesta di pagamento. La corte ha ritenuto irrilevanti le comunicazioni intercorse con l'ex convivente dell'utente, in quanto non idonee a interrompere la prescrizione nei confronti dell'intestatario del contratto.
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Contratto minore annullabile senza autorizzazione
Il Tribunale di Venezia ha annullato un contratto di sponsorizzazione sportiva per un'atleta minorenne. I genitori avevano firmato l'accordo in nome e per conto della figlia, assumendo obblighi economici significativi. La corte ha stabilito che, trattandosi di un atto di straordinaria amministrazione, era necessaria l'autorizzazione del Giudice Tutelare. In assenza di tale autorizzazione, il contratto minore è annullabile, a prescindere dalle responsabilità dei genitori, poiché la normativa mira a proteggere il patrimonio del minore.
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