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Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 — Sezione Settima Penale

28 provvedimenti

Altri anni per Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

Revoca sentenza: l’inammissibilità ricorso in fase esecutiva
Un Lavoratore, già condannato per reati legati all'introduzione e commercio di sostanze non destinate all'uso umano, ha presentato un ricorso per la revoca della sentenza. Egli sosteneva un errore nella qualificazione giuridica dei fatti. La Corte d'Appello e successivamente la Corte di Cassazione hanno dichiarato l'inammissibilità ricorso in fase esecutiva. I giudici hanno chiarito che la fase esecutiva non permette una nuova valutazione del merito dell'addebito, ma solo specifiche ipotesi previste dalla legge, come l'art. 673 c.p.p. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali.
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Continuazione reato: Cassazione nega unione per traffico di droga
Un Imputato, già condannato per diversi reati di traffico di sostanze stupefacenti e associazione a delinquere, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina della continuazione del reato. Il Giudice ha parzialmente accolto la richiesta, riconoscendo la continuazione solo per alcuni dei reati. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tutti i reati fossero legati da un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che non esistevano prove sufficienti per estendere la continuazione a tutti i reati, in quanto commessi in tempi e luoghi diversi, senza un "medesimo disegno criminoso".
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Ricorso per cassazione inammissibile: il costo del silenzio
Il caso riguarda un uomo condannato per associazione finalizzata al traffico di cocaina. Dopo una prima decisione della Cassazione sul trattamento sanzionatorio, la Corte di Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha proposto un nuovo ricorso lamentando il mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa non si confrontavano minimamente con la decisione presa dai giudici d'appello, limitandosi a riprodurre censure generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Permesso premio reati ostativi: negato e ricorso inutile per fine pena
Un detenuto, condannato per un reato legato al narcotraffico, si è visto negare un permesso premio speciale. La legge, infatti, pone limiti severi per i cosiddetti 'reati ostativi'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la pericolosità sociale legata a questi crimini giustifica un trattamento più rigido. Il caso di permesso premio reati ostativi si è però concluso in modo particolare: il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, nel frattempo, il detenuto aveva finito di scontare la sua pena ed era stato scarcerato, perdendo così ogni interesse a una decisione sul permesso.
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Reato continuato: quando manca il disegno unitario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per il riconoscimento del reato continuato tra due condanne distinte. Il giudice ha stabilito che uno scarto temporale superiore ai tre anni tra un episodio di narcotraffico e l'adesione a un'associazione criminale esclude la prova di un unico programma criminoso originario.
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Aggravamento sorveglianza speciale: quando scatta?
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento sorveglianza speciale per un soggetto che, nonostante lunghi periodi di detenzione, ha mostrato una persistente pericolosità sociale tra il 2018 e il 2021. La decisione sottolinea che la dedizione al narcotraffico e l'inserimento in contesti criminali organizzati giustificano l'estensione della misura di prevenzione.
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Inammissibilità del ricorso: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. I motivi risiedono nella manifesta infondatezza degli appelli: uno è stato ritenuto vago e aspecifico, l'altro meramente ripetitivo di questioni già decise dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea i requisiti di specificità necessari per un ricorso e le conseguenze economiche in caso di inammissibilità.
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Ricorso inammissibile: i motivi non specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che si limitavano a una rilettura dei fatti senza una critica puntuale alla sentenza impugnata. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare un ricorso specifico per superare il vaglio di legittimità, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove. La Corte ha inoltre chiarito che il diniego delle attenuanti generiche non richiede una confutazione analitica di ogni deduzione difensiva.
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Reato continuato: quando si esclude il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due sentenze definitive, una per sequestro di persona e l'altra per traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso l'esistenza di un disegno criminoso unitario, evidenziando la natura differente e autonoma dei due reati: il primo, un'azione estemporanea e punitiva; il secondo, un'attività organizzata e strutturata con un altro clan criminale. La vicinanza temporale o l'appartenenza a un contesto criminale non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare un'unica programmazione.
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Pena concordata in appello: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di appello che aveva ridotto la pena su richiesta concorde delle parti. Secondo la Corte, la misura della pena concordata in appello non può essere oggetto di discussione in sede di legittimità, poiché l'accordo presuppone l'accettazione della responsabilità accertata in primo grado. Il ricorso viene rigettato de plano, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: come si determina la pena?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro la rideterminazione della pena per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha ritenuto l'appello manifestamente infondato, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente applicato i criteri legali e fornito una motivazione adeguata e logica per la quantificazione della condanna, in linea con i principi delle Sezioni Unite. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Diversi imputati, condannati per reati legati agli stupefacenti, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "concordato in appello", hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che l'accordo sulla pena nel giudizio di secondo grado ha un effetto preclusivo, impedendo di sollevare ulteriori contestazioni sia sulla congruità della sanzione sia sulla responsabilità, salvo il caso di pena illegale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza definita con 'concordato in appello'. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo tra le parti preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità la qualificazione giuridica del fatto, poiché tale motivo di impugnazione si considera rinunciato. Il ricorso è ammesso solo per vizi del consenso, difformità dall'accordo o illegalità della pena.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'espulsione di uno straniero condannato per spaccio. Nonostante la buona condotta in carcere, la gravità del reato e l'assenza di legami in Italia confermano la sua pericolosità sociale, rendendo legittima la misura dell'espulsione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da due imputati dopo aver stipulato un concordato in appello. La Corte ribadisce che l'accordo preclude la possibilità di sollevare in Cassazione motivi oggetto di rinuncia, comprese le questioni sulle misure di sicurezza, e vieta di presentare richieste unilaterali successive, come quella di applicazione di pene sostitutive, che modificherebbero l'accordo stesso.
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Impugnazione in sede esecutiva: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che, in fase di esecuzione della pena, chiedeva di ricalcolare la condanna sollevando questioni di legittimità costituzionale sul bilanciamento tra recidiva e attenuanti. La Corte ha stabilito che l'impugnazione in sede esecutiva non è la sede corretta per tali doglianze, che dovevano essere proposte durante il processo di merito.
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Revoca affidamento terapeutico e capacità criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di misure alternative. La decisione non si è basata sulla precedente revoca dell'affidamento terapeutico, ma sulla valutazione della "spiccata capacità criminale" del soggetto, che richiede una nuova e approfondita analisi del suo percorso prima di poter accedere a benefici.
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Reato di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione di un'accusa di spaccio in reato di lieve entità. La Corte ha stabilito che il ricorso era una mera riproposizione di motivi già esaminati e respinti in appello, dove era stato sottolineato che la quantità significativa di stupefacente e la reiterazione degli acquisti escludevano la lieve entità del fatto.
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Continuazione tra reati associativi: la Cassazione
Un soggetto condannato per partecipazione a due distinte associazioni criminali finalizzate al narcotraffico in periodi diversi ha richiesto l'unificazione delle pene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per riconoscere la continuazione tra reati associativi non basta la contiguità temporale e geografica, ma è necessaria la prova di un unico e preventivo progetto delinquenziale, distinguendolo da una scelta di vita criminale. La valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
Una ricorrente ha impugnato in Cassazione una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello', lamentando vizi di motivazione su un capo d'imputazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a contestare la responsabilità penale. Il ricorso è consentito solo per vizi nella formazione della volontà, nel consenso del PM o per pene illegali, non per motivi a cui si è rinunciato con il concordato in appello.
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