LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 — Sezione Prima Penale

Pagina 4 di 4

71 provvedimenti

Altri anni per Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

Reati ostativi: illegittimo il no de plano alle misure
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile 'de plano' la richiesta di detenzione domiciliare per un condannato per reati ostativi. La Suprema Corte ha affermato che, a seguito della riforma del 2022, la presunzione di pericolosità è diventata relativa, rendendo obbligatoria la valutazione nel merito della richiesta attraverso un'udienza in contraddittorio e non con una decisione sommaria.
Continua »
Unico disegno criminoso: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione dell'istituto dell'unico disegno criminoso per unificare reati commessi a grande distanza di tempo. La richiesta mirava a collegare omicidi avvenuti nel 1998-1999 con una successiva condanna per associazione a delinquere sorta a partire dal 2012. La Corte ha stabilito che l'enorme lasso temporale e il radicale mutamento del contesto criminale escludono la possibilità di una programmazione unitaria dei delitti, confermando così la decisione dei giudici di merito.
Continua »
Giudicato esecutivo: no a nuove decisioni sulla pena
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva nuovamente ridotto una pena, stabilendo un principio fondamentale sul giudicato esecutivo. Una volta che una decisione del giudice dell'esecuzione diventa irrevocabile perché non impugnata, la stessa questione non può essere riproposta, a meno che non emergano fatti o questioni giuridiche genuinamente nuove. Nel caso specifico, la richiesta di un'ulteriore riduzione della pena per effetto del rito abbreviato è stata ritenuta inammissibile perché la questione era già stata implicitamente decisa e coperta dal giudicato formatosi sulla precedente ordinanza.
Continua »
Cumulo pene: incluse anche le pene già espiate
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel calcolo del cumulo pene devono essere incluse anche le pene già interamente scontate, qualora ciò possa portare un vantaggio concreto al condannato, come un più agevole accesso ai benefici penitenziari. La Corte ha annullato la decisione di un giudice dell'esecuzione che aveva negato la formazione di un cumulo 'allargato', ritenendolo erroneamente inutile solo perché tutti i reati erano 'ostativi'. La Cassazione ha precisato che esiste un interesse meritevole di tutela quando i reati, seppur tutti ostativi, appartengono a 'fasce' diverse con requisiti differenti per l'accesso alle misure alternative.
Continua »
Reato continuato: no se è stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per narcotraffico che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra due condanne per associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che la partecipazione a diversi sodalizi criminosi, in tempi e con ruoli diversi, non configura un unico disegno criminoso, ma piuttosto uno 'stile di vita criminale', escludendo così il beneficio.
Continua »
Associazione mafiosa: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda giudiziaria riguardante un'associazione mafiosa, delineando i criteri per la prova del vincolo associativo. La sentenza ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando le condanne per numerosi imputati. Tuttavia, ha accolto parzialmente alcune impugnazioni, annullando con rinvio le decisioni su specifici aspetti sanzionatori, come il calcolo della recidiva e la concessione delle attenuanti. Il fulcro della decisione risiede nella distinzione tra la forza intimidatrice del gruppo e il carisma del singolo capo, affermando che per configurare il reato di associazione mafiosa è necessaria la prova di un potere di assoggettamento derivante dall'intera compagine e non solo dalla fama di un suo membro.
Continua »
Reato continuato: quando è inammissibile in esecuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra diverse sentenze di condanna. La decisione si fonda sul principio che tale istituto non può essere concesso in fase esecutiva se il giudice della cognizione lo ha già esaminato e respinto in precedenza. L'omessa contestazione di questo punto cruciale nel ricorso ne ha determinato l'inammissibilità.
Continua »
Associazione per delinquere: i requisiti minimi
Un soggetto ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo la mancanza di una vera struttura organizzata. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando che per configurare il reato è sufficiente un'organizzazione minima, anche orizzontale, essendo decisivo l'accordo stabile per commettere una serie indeterminata di crimini.
Continua »
Giudice dell’esecuzione e discrasia tra dispositivo
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza, stabilendo che il giudice dell'esecuzione, pur non potendo riesaminare una questione di continuazione tra reati già decisa, ha il dovere di interpretare la sentenza definitiva per risolvere eventuali discrasie tra il dispositivo e la motivazione. In questo caso, una sentenza aveva riconosciuto un vincolo di continuazione, ma la motivazione sembrava escludere uno dei reati inclusi. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del rigetto dell'istanza del condannato e ha rinviato il caso per un nuovo esame che chiarisca la reale volontà del giudice della cognizione.
Continua »
Confisca per sproporzione: la prova spetta all’imputato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto contro la confisca di un immobile. Il ricorrente, ex affiliato a un clan e poi collaboratore di giustizia, sosteneva di aver acquistato il bene con fondi leciti. La Corte ha confermato la validità della confisca per sproporzione, basata sulla presunzione di illecita provenienza dei fondi, poiché l'acquisto era avvenuto prima della collaborazione con la giustizia e non era stata fornita prova contraria adeguata.
Continua »
Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati associativi legati al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la partecipazione a due distinti sodalizi criminali non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato l'unificazione delle pene per assenza di una programmazione unitaria iniziale.
Continua »