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art. 74 d.P.R. 309 del 1990

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44 provvedimenti

Preclusione processuale: ricorso inammissibile
Un condannato, dopo aver ottenuto una prima rideterminazione della pena, ha presentato un nuovo ricorso per un'ulteriore riduzione, basandosi su questioni già valutate. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'istanza, ribadendo il principio della preclusione processuale, secondo cui non è possibile riproporre una richiesta già decisa in via definitiva in assenza di nuovi elementi.
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Gravità indiziaria e associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione finalizzata al narcotraffico. Il ricorso si basava sulla presunta inattendibilità e contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che non proverebbero la gravità indiziaria. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la convergenza sostanziale delle dichiarazioni e la continuità della collaborazione dell'indagato con diversi gruppi criminali operanti sul territorio sono sufficienti a dimostrare la sua consapevolezza di partecipare a un sodalizio più ampio, integrando così la gravità indiziaria richiesta per la misura cautelare.
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Associazione narcotraffico: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una associazione narcotraffico. La difesa sosteneva l'insufficienza probatoria basata su una singola intercettazione. La Corte ha invece ritenuto che tale elemento, unito a videosorveglianza e all'assistenza legale fornita dal gruppo, fosse sufficiente a dimostrare la partecipazione consapevole e a giustificare la misura cautelare, confermando la valutazione del Tribunale del riesame sul pericolo di recidiva.
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Collaborazione impossibile: limiti e doveri del detenuto
Un uomo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, si è visto negare i benefici penitenziari. Sosteneva una situazione di collaborazione impossibile, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che, per i reati associativi, l'obbligo di collaborazione non si limita ai fatti della propria condanna, ma si estende a tutte le dinamiche del gruppo criminale, specialmente se i procedimenti contro altri membri non sono ancora conclusi. La negazione dei fatti da parte del condannato è irrilevante di fronte a una sentenza di condanna definitiva.
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