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Art. 74, comma 6, d.P.R. n. 309 del 1990

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36 provvedimenti

Associazione a delinquere: annullata condanna per droga
Un uomo, condannato in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rilevando una grave carenza di motivazione da parte dei giudici di secondo grado. Secondo la Cassazione, non era stato adeguatamente dimostrato l'elemento fondamentale dell'organizzazione stabile, necessario per distinguere l'associazione criminale dalla semplice partecipazione a singoli episodi di spaccio. Il caso è stato rinviato a un'altra Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Pene Sostitutive: No se c’è tendenza a delinquere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata, condannata per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte conferma la decisione di merito che negava l'applicazione delle pene sostitutive e delle attenuanti generiche, data la piena consapevolezza e partecipazione attiva dell'imputata, la sua tendenza a delinquere e la mancanza di resipiscenza.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e irrilevanti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso la revoca degli arresti domiciliari. Il ricorrente aveva basato il suo appello sulla lieve entità del reato originario, ma la Corte ha stabilito che i motivi erano generici e non pertinenti alla vera ragione della revoca, ovvero la violazione delle prescrizioni e un comportamento incompatibile con la misura. La decisione sottolinea l'importanza di contestare la specifica ratio decidendi del provvedimento impugnato.
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Reato associativo stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reato associativo stupefacenti. La sentenza conferma che una pluralità di episodi di spaccio, l'approvvigionamento di quantitativi rilevanti e la gestione dei profitti configurano un'associazione stabile, escludendo l'ipotesi di lieve entità. La Corte ha inoltre ribadito che la richiesta di conferma di un'assoluzione da parte del PM in udienza non equivale a una rinuncia formale all'impugnazione.
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Associazione a delinquere: quando si configura il reato
Un soggetto, accusato di essere l'organizzatore di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sosteneva si trattasse di un semplice concorso di persone nel reato, data l'assenza di sequestri ingenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per l'associazione a delinquere contano la stabilità del patto criminoso, la struttura organizzativa e la capacità operativa, non necessariamente i singoli quantitativi sequestrati.
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Reato continuato: obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che, nel ricalcolare una pena applicando la disciplina del reato continuato in fase esecutiva, aveva omesso di motivare adeguatamente la scelta del reato più grave, gli aumenti per i reati satellite e la mancata applicazione della diminuente per il rito abbreviato. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione deve fornire una motivazione trasparente e dettagliata per ogni fase del calcolo della pena complessiva.
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Misure cautelari: il tempo non elide il pericolo
La Corte di Cassazione conferma l'applicazione degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che, in tema di misure cautelari per reati di tale gravità, il semplice decorso del tempo non è sufficiente a far venir meno la presunzione di pericolosità sociale e il rischio di reiterazione del reato, confermando la logicità della decisione del tribunale.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia in carcere per traffico di stupefacenti. Il motivo è la genericità dell'appello, che non ha fornito prove concrete sulla connessione tra reati né ha contestato specificamente le motivazioni del Tribunale.
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Associazione dedita al narcotraffico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18974/2025, ha confermato la misura cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico. Il ricorrente, un esperto coltivatore di cannabis, era stato 'prestato' da un clan a un altro per gestire una vasta piantagione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la stabilità del ruolo, l'organizzazione strutturata e la consapevolezza di operare per il sodalizio criminale sono elementi sufficienti per configurare il reato associativo, distinguendolo dal mero concorso di persone in singoli reati. È stata inoltre confermata l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
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Ne bis in idem: Cassazione annulla nuova pena
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'appello che aveva ricalcolato la pena per un imputato, riconoscendo la continuazione tra reati già oggetto di una precedente sentenza definitiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ravvisando una chiara violazione del principio del ne bis in idem, secondo cui nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso fatto.
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Associazione criminale: la Cassazione e il ruolo apicale
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di custodia cautelare in carcere per un soggetto ritenuto capo e promotore di un'associazione criminale dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che il ruolo apicale può essere ricoperto anche durante la detenzione, attraverso l'uso di social network e messaggistica per impartire ordini. Il ricorso, basato sulla presunta insussistenza del ruolo direttivo e degli elementi costitutivi del sodalizio, è stato rigettato in quanto la valutazione del Tribunale del riesame è stata ritenuta logica e coerente con le prove investigative, in particolare le intercettazioni.
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Errore di fatto Cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17466/2025, chiarisce i confini del ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. Un imputato, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha tentato di contestare la valutazione delle prove (intercettazioni, GPS) come un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore di fatto consiste in una svista percettiva sugli atti processuali, non in un presunto errore di giudizio o di interpretazione. Il rimedio non può essere utilizzato per ottenere un nuovo esame del merito della causa.
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Associazione a delinquere: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di essere l'organizzatore di un'associazione a delinquere dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che le censure proposte miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la logicità delle motivazioni del Tribunale del Riesame sulla gravità indiziaria e sulle esigenze cautelari che giustificavano la detenzione in carcere.
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Associazione per delinquere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può comportare una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla logicità della motivazione del giudice di merito. In questo caso, il Tribunale del Riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basati su una complessa attività investigativa che delineava una struttura criminale stabile e organizzata, nonché la persistenza delle esigenze cautelari data la pericolosità sociale dell'indagato e i suoi legami con l'ambiente criminale.
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Pene accessorie: quando sono legittime per la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 29691/2025, si è pronunciata su diversi ricorsi presentati da imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha rigettato i ricorsi, cogliendo l'occasione per chiarire importanti principi sulle pene accessorie, come l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, e sui limiti all'impugnazione in caso di precedente 'patteggiamento in appello'. La decisione sottolinea che l'applicazione di tali pene accessorie è un automatismo di legge legato alla gravità della pena principale e non una scelta discrezionale del giudice.
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Art. 74 d.P.R. 309/1990: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti secondo l'Art. 74 d.P.R. 309/1990. I motivi, basati sulla presunta inutilizzabilità delle intercettazioni e sulla richiesta di riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, sono stati respinti. La Corte ha sottolineato la genericità delle eccezioni e confermato la solida struttura organizzativa del sodalizio criminale, incompatibile con l'ipotesi lieve.
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