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Art. 732 Codice Civile

21 provvedimenti

Retratto Successorio: La Cassazione chiarisce i limiti sulla nuda proprietà
Un'erede ha tentato di esercitare il diritto di retratto successorio su un immobile venduto da un'altra coerede a un terzo. L'immobile era parte dell'eredità, ma la vendita riguardava la nuda proprietà dell'intero appartamento, non una quota ideale dell'eredità. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il retratto successorio si applica solo quando l'alienazione riguarda una quota ereditaria intesa come porzione ideale del patrimonio del defunto, e non un bene specifico considerato nella sua interezza.
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Diritto di prelazione: no al riscatto se si vende solo una quota
Il Conduttore di un immobile commerciale, che aveva stipulato tre contratti di locazione pro quota con tre comproprietari, ha contestato la vendita della quota di un terzo dell'immobile a due società terze. Il Conduttore lamentava la violazione del proprio diritto di prelazione, ritenendo che le condizioni di vendita fossero più favorevoli di quelle a lui offerte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto di prelazione non spetta al conduttore se l'alienazione riguarda solo una quota ideale del bene locato. La Suprema Corte ha chiarito che estendere la prelazione alle quote creerebbe una comunione forzata tra locatore e conduttore, ostacolando la gestione del bene e violando il principio di tassatività delle limitazioni alla proprietà privata.
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Retratto successorio: tra legato e comunione vince l’acquirente
Un testatore lascia un immobile indiviso ai due figli con l'obbligo di preferirsi in caso di vendita. Uno dei fratelli vende la sua quota a un terzo acquirente. L'altro fratello agisce in giudizio chiedendo il retratto successorio. Il Tribunale rigetta la domanda, ma la Corte d'Appello la accoglie, ritenendo nullo l'accordo verbale. L'acquirente ricorre in Cassazione, sostenendo che l'immobile fosse stato attribuito come legato e non in comunione ereditaria, escludendo così il retratto successorio. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente: la Corte d'Appello avrebbe dovuto esaminare d'ufficio la natura dell'attribuzione (legato o eredità), poiché l'acquirente, vittorioso in primo grado, non aveva l'onere di proporre appello incidentale su una difesa non rigettata. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Divisione ereditaria: la nuora esclusa vince a metà
Una donna propone opposizione di terzo contro la sentenza di divisione ereditaria dei beni del suocero defunto. La donna sostiene di aver acquistato dalla suocera, prima della causa, una quota dei terreni oggetto di divisione, e di essere stata esclusa dal processo. La Corte di Cassazione chiarisce che la vendita di una quota di singoli beni ereditari ha solo effetti obbligatori e non reali fino alla divisione, escludendo che l'acquirente sia un litisconsorte necessario. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso: una parte dei terreni apparteneva alla suocera non per eredità, ma per comunione legale. Questa quota del 50%, venduta alla nuora con effetto immediato, non poteva essere inclusa nella divisione ereditaria. La sentenza viene cassata con rinvio per verificare la proprietà di tale quota.
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Donazione di cosa altrui: nullo l’atto che esclude il coerede
Un coerede impugna la donazione effettuata dal fratello a favore di un terzo, sostenendo che l'atto nasconda una vendita finalizzata a eludere il suo diritto di prelazione. In subordine, ne chiede la nullità. La Corte d'Appello rigetta la domanda senza pronunciarsi sulla nullità. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la donazione di cosa altrui, come un singolo bene ereditario non ancora diviso, è nulla, a meno che il donante non dichiari espressamente di essere consapevole dell'altruità del bene. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Retratto Successorio: Eredi vincono contro l’azienda acquirente
Una società acquista da un'erede la sua quota di eredità, composta da tutti i beni a lei spettanti. Gli altri coeredi esercitano il retratto successorio per riscattare la quota. La società si oppone, sostenendo di aver comprato beni specifici e non una quota. La Cassazione dà ragione ai coeredi, stabilendo un principio chiave: la vendita da parte di un coerede di tutti i beni ereditari a lui spettanti si presume come una vendita di quota, non di singoli beni. Questo fa scattare il diritto di prelazione e di retratto successorio degli altri coeredi, che vincono la causa.
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Retratto successorio e contratto di vitalizio
Il Tribunale di Cagliari ha affrontato una complessa causa di divisione ereditaria riguardante due immobili. Il punto centrale della controversia riguardava la validità dell'esercizio del retratto successorio da parte di un coerede contro la cessione di una quota di un fabbricato effettuata tramite un contratto di vitalizio. Il Giudice ha stabilito che la prelazione ereditaria non si applica quando il corrispettivo consiste in prestazioni di assistenza infungibili, poiché queste non sono equiparabili a un prezzo in denaro. Inoltre, la sentenza ha chiarito la distinzione tra comunione ordinaria ed ereditaria ai fini del riscatto.
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Interversione del possesso: guida all’usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato che l'interversione del possesso non si verifica se il soggetto continua a comportarsi come mandatario. Nel caso analizzato, la richiesta di usucapione è stata respinta poiché l'amministratore dei beni rendeva periodicamente il conto ai proprietari, riconoscendo così la loro titolarità.
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Retratto successorio: risarcimento dal giorno della vendita
Un coerede esercita con successo il suo diritto di retratto successorio su una quota di immobili venduta da altri coeredi a una società. La Corte di Cassazione stabilisce che il retratto successorio ha efficacia retroattiva, rendendo il coerede proprietario fin dalla data dell'originaria vendita illegittima. Di conseguenza, il suo diritto al risarcimento del danno per l'occupazione senza titolo dell'immobile decorre da quella data e non dal momento in cui la sentenza di retratto è divenuta definitiva.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
La Corte di Appello di Napoli ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una causa riguardante un decreto ingiuntivo da 134.000 euro, originato da un caso di retratto successorio. Le parti hanno raggiunto un accordo stragiudiziale durante il processo d'appello, rendendo superflua una decisione nel merito. La sentenza impugnata è stata annullata e le spese legali sono state integralmente compensate tra le parti, come da loro concordato.
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Prelazione tra coeredi: diritto personale e intrasmissibile
In un caso di conflitto tra prelazione agraria e prelazione tra coeredi, la Corte di Cassazione ha stabilito che quest'ultima è un diritto personalissimo e non si estende agli eredi del coerede originario. Di conseguenza, la vendita di una quota ereditaria da parte di questi ultimi non attiva il diritto di prelazione a favore di un altro coerede originario, lasciando spazio all'applicazione di altre forme di prelazione, come quella agraria vantata dal coltivatore diretto confinante.
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Diritto di prelazione impresa familiare: quando cessa?
Una recente ordinanza della Cassazione stabilisce un punto fermo sul diritto di prelazione nell'impresa familiare. Il caso riguardava una familiare che, dopo aver cessato la sua collaborazione pluriennale, rivendicava il diritto di prelazione sull'azienda conferita in una S.r.l. La Corte ha chiarito che tale diritto è strettamente legato alla partecipazione attiva e continuativa al lavoro. Con la cessazione definitiva della prestazione lavorativa, il familiare perde il diritto di prelazione, pur conservando il diritto alla liquidazione della propria quota di partecipazione. La sentenza ha inoltre accolto il ricorso su un punto procedurale, specificando che le domande assorbite in primo grado devono essere espressamente riproposte in appello per non essere considerate rinunciate.
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Prelazione ereditaria: prevale su quella agraria
Una coerede acquista la quota ereditaria della sorella, comprensiva di un vigneto. Un coltivatore confinante esercita il retratto agrario. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, afferma che in caso di vendita di una quota ereditaria, la prelazione ereditaria ex art. 732 c.c. prevale sempre su quella agraria, impedendo al confinante l'esercizio del suo diritto.
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Divisione ereditaria: vendita di beni e usucapione
In un complesso caso di divisione ereditaria, la Cassazione affronta due temi cruciali: l'ammissibilità dell'appello e la qualificazione della vendita di beni da parte di un coerede. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il gravame per difetto di specificità. Ha invece confermato che la vendita di beni che esauriscono la quota di un coerede va qualificata come cessione di quota ereditaria con effetti reali, e non come vendita di singoli beni con efficacia solo obbligatoria.
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Prelazione testamentaria: il valore del ‘desiderio’
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prelazione testamentaria. Il caso riguarda una clausola in un testamento che esprimeva il 'desiderio' del defunto che gli eredi si preferissero a vicenda in caso di vendita dei beni ereditati. I giudici di merito avevano interpretato tale espressione come un mero auspicio morale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, se il testamento prevede una sanzione specifica (in questo caso, la riduzione alla sola quota di legittima) per chi non rispetta tale 'desiderio', questo si trasforma in un obbligo giuridico vincolante, configurando una vera e propria prelazione testamentaria.
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Prelazione ereditaria: la Cassazione chiarisce
Il diritto di un coerede alla prelazione ereditaria è stato al centro di una recente decisione della Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che una bozza di contratto preliminare, con oggetto e prezzo diversi dalla vendita finale, non costituisce una valida 'denuntiatio'. Di conseguenza, la controproposta del coerede non può essere interpretata come una rinuncia al suo diritto di riscattare la quota ereditaria venduta a un terzo, portando all'annullamento della sentenza d'appello.
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Prelazione convenzionale: il ricorso deve essere specifico
Una società agricola ha agito in giudizio per far valere un diritto di prelazione convenzionale su un terreno, derivante da un precedente contratto. I coeredi venditori hanno opposto la prevalenza della prelazione ereditaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di specificità, poiché la società non ha adeguatamente contestato l'interpretazione contrattuale della corte d'appello, la quale aveva limitato la prelazione convenzionale alla sola vendita dell'intero bene e non della singola quota.
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Prelazione ereditaria: quando non si applica più?
In una controversia tra coeredi per la vendita di una quota immobiliare a un terzo, la Cassazione chiarisce i limiti della prelazione ereditaria. Il ricorso di una coerede, che lamentava la violazione del suo diritto di prelazione, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato che, a seguito di una divisione parziale del patrimonio ereditario, l'immobile residuo ricade in un regime di comunione ordinaria, escludendo l'applicazione della prelazione ereditaria. Inoltre, l'acquisizione della quota contesa per usucapione, sancita da un'altra sentenza passata in giudicato, ha determinato il difetto di interesse a proseguire il ricorso.
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Retratto successorio: a chi si paga il prezzo?
Un coerede esercita il retratto successorio su una quota ereditaria venduta a terzi. A seguito di un complesso iter giudiziario, la Cassazione stabilisce che il retraente non deve pagare il prezzo ai coeredi venditori, a causa di un precedente giudicato che aveva negato la loro legittimazione passiva e respinto la richiesta di pagamento degli acquirenti originari.
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Vendita di eredità: la quota incerta non nega i diritti
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che garantiva a un coerede l'accesso a un immobile comune, nonostante la sua quota fosse incerta a causa di una complessa vendita di eredità e di un testamento contestato. Secondo la Corte, la qualità di co-proprietario è sufficiente per esercitare il diritto di accesso, anche se la determinazione esatta della quota è pendente in altre sedi giudiziarie. L'appello degli altri eredi è stato respinto con condanna per lite temeraria.
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