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Art. 73, commi 1, 4 e 5, d.p.r. 9 ottobre 1990 n. 309

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23 provvedimenti

Ricorso inammissibile e valutazione dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti del processo, compito esclusivo dei giudici di merito. Viene confermata la condanna e il diniego della qualificazione del reato come 'fatto di lieve entità', poiché il ricorso mirava a una rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità.
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VPO nel patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. Il motivo principale del ricorso era la mancanza di legittimazione del Vice Procuratore Onorario (VPO) a prestare il consenso per l'accordo. La Corte ha stabilito che, nonostante il VPO non avesse effettivamente tale potere, questo vizio non rientra tra i motivi tassativi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento, come previsto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La decisione chiarisce i rigidi confini dell'impugnazione in caso di VPO nel patteggiamento.
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Spaccio lieve: i criteri della Cassazione per escluderlo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, escludendo la possibilità di qualificare il fatto come 'spaccio lieve' (art. 73, comma 5, d.p.r. 309/1990). La decisione si è basata non solo sulla quantità di droga sequestrata (hashish, marijuana e cocaina), ma soprattutto sugli indici di un'attività organizzata, come il rinvenimento di ingenti somme di denaro, appunti contabili e modalità di confezionamento professionali. La Corte ha ritenuto che tali elementi dimostrassero un livello di organizzazione incompatibile con la fattispecie di lieve entità, rigettando così il ricorso del condannato.
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