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Art. 73, comma 7-bis, d.P.R. n. 309 del 1990

24 provvedimenti

Confisca per sproporzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo indagato per spaccio di stupefacenti contro il sequestro di una somma di denaro. La decisione si fonda sulla natura del sequestro, finalizzato non solo al profitto del reato ma anche alla confisca per sproporzione, che non richiede un nesso di causalità diretto tra il bene e il crimine. La Corte ha ritenuto irrilevante la documentazione prodotta dall'indagato, poiché relativa a un conto corrente intestato a terzi.
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Spaccio di lieve entità: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La sentenza conferma che la valutazione delle prove, come le intercettazioni, spetta ai giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità. Inoltre, chiarisce che non viola il divieto di peggioramento della pena (reformatio in peius) la rimodulazione della sanzione in appello, se la pena finale risulta inferiore a quella di primo grado.
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Confisca per sproporzione: obbligo di motivazione
La Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca per sproporzione di 2.600 euro. La corte ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve fornire una motivazione specifica sulla provenienza illecita del denaro e sulla sua sproporzione rispetto al reddito, soprattutto quando l'imputazione è di sola detenzione di stupefacenti e non di spaccio.
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Confisca di denaro e stupefacenti: il nesso causale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la confisca di denaro a un soggetto condannato, tramite patteggiamento, per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ribadito che, per il solo reato di detenzione, il denaro non può essere considerato 'profitto' diretto, mancando un nesso causale. Ha inoltre precisato che la confisca per sproporzione, sebbene applicabile, richiede una specifica e approfondita motivazione sulla sproporzione dei beni rispetto al reddito, che non può essere sostituita dal semplice accordo tra le parti.
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Confisca denaro stupefacenti: quando non è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41492/2024, ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta nei confronti di un imputato condannato tramite patteggiamento per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, in caso di mera detenzione, il denaro non può essere considerato automaticamente 'profitto del reato' ai sensi dell'art. 240 c.p. È necessario un nesso specifico tra il denaro e l'attività illecita, nesso che il giudice di merito deve motivare adeguatamente. L'assenza di motivazione rende la confisca illegittima.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione si pronuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di eroina ai fini di spaccio. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per la genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre le argomentazioni già presentate in appello senza un confronto critico con la sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della confisca del denaro trovato in possesso dell'imputato.
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Confisca per equivalente: quando si applica sui beni?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per traffico di stupefacenti, confermando il sequestro di beni acquistati molto prima dei reati contestati. La sentenza chiarisce che, nella confisca per equivalente, non è necessario che lo Stato compia una ricerca generalizzata del profitto diretto del reato. Inoltre, a differenza di altre misure ablative come la confisca di prevenzione, non si applica il criterio della ragionevolezza temporale: qualsiasi bene, anche se di lecita e remota provenienza, può essere aggredito per un valore corrispondente al profitto illecito.
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Confisca denaro per detenzione droga: illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta nei confronti di un soggetto condannato, tramite patteggiamento, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Secondo la Corte, la confisca del denaro è illegittima se non viene provato un nesso causale diretto con un'attività di cessione, non essendo sufficiente il solo reato di detenzione. La generica ammissione dell'imputato di aver ottenuto la somma da 'attività illecita' non basta a giustificare il provvedimento ablativo.
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Confisca del denaro e Patteggiamento: obbligo di prova
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento nella parte relativa alla confisca di una somma di denaro. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione da parte del giudice di primo grado, il quale non aveva dimostrato il nesso causale tra il denaro sequestrato e il reato di spaccio di stupefacenti contestato. Secondo la Suprema Corte, non è sufficiente affermare che la somma sia genericamente 'compatibile' con l'attività illecita, ma è necessaria una prova specifica che la ricolleghi al reato come prezzo o profitto.
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Confisca denaro detenzione stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione annulla la confisca di denaro disposta nei confronti di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La sentenza chiarisce che per la confisca denaro detenzione stupefacenti è necessario provare un nesso diretto tra la somma e il reato contestato, non essendo sufficiente una mera presunzione. Il semplice possesso di contanti non li qualifica automaticamente come 'profitto del reato' di detenzione.
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Confisca denaro detenzione stupefacenti: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di 1.080 euro a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di mera detenzione, non è possibile presumere che il denaro sia provento di spaccio. Per procedere alla confisca denaro detenzione stupefacenti, è necessario un nesso provato con un'attività di cessione, che in questo caso non era stata contestata né dimostrata.
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Concorso spaccio stupefacenti: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due persone condannate per spaccio di cocaina. L'ordinanza conferma la confisca del denaro come profitto del reato e ribadisce i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione del concorso spaccio stupefacenti e sulla gravità del fatto, escludendo la scarsa offensività per la cessione di 11 grammi di crack.
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Confisca denaro spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca del denaro derivante dalla vendita di droga. La Corte ha ribadito che i proventi economici, diretti o indiretti, del reato di spaccio sono soggetti a confisca ai sensi dell'art. 240 c.p., richiamato dall'art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 309/1990.
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Confisca stupefacenti: motivazione e limiti
Un soggetto, condannato con patteggiamento per trasporto di cocaina, ha impugnato la sentenza riguardo la confisca di denaro e dell'auto, oltre che per l'espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato la confisca stupefacenti relativa al denaro per assenza di motivazione, non potendo essere considerato profitto diretto del reato di trasporto. Ha invece confermato la confisca dell'auto, in quanto strumento modificato per commettere il reato, e ha ritenuto legittima l'espulsione, non essendo incompatibile con le attenuanti generiche concesse.
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Confisca per sproporzione: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di 350 euro e due telefoni a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto le giustificazioni sulla provenienza dei beni (lavoro in nero) non credibili, data l'assenza di redditi leciti, legittimando la confisca.
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Confisca denaro patteggiamento: quando è illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per la parte relativa alla confisca di denaro, emessa a seguito di un patteggiamento per reati legati a stupefacenti. La Corte ha stabilito che, per procedere alla confisca denaro patteggiamento, non è sufficiente una motivazione generica sulla prevenzione di futuri illeciti, ma è necessario dimostrare il nesso diretto tra il denaro e il reato, ossia che ne costituisca il profitto o il prodotto. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'ordinanza sottolinea i limiti stringenti per l'impugnazione, stabiliti dall'art. 448 co. 2-bis c.p.p., e la necessità di contestare specificamente le motivazioni del giudice, in questo caso relative alla confisca di una somma di denaro ritenuta sproporzionata rispetto al reddito dell'imputato. Il ricorso è stato giudicato infondato e generico.
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Confisca per detenzione stupefacenti: i limiti
La Cassazione annulla la confisca di denaro disposta con sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la confisca per detenzione stupefacenti non è automatica e richiede una motivazione rafforzata, diversa da quella prevista per la cessione. Il giudice di merito aveva omesso di valutare le prove fornite dall'imputato sulla lecita provenienza del denaro, rendendo la motivazione solo apparente.
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Confisca per spaccio: denaro sì, telefoni no
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la confisca per spaccio. La Corte ha confermato la confisca di 23.000 euro, ritenuti profitto del reato, basandosi su un nesso logico-presuntivo. Al contrario, ha annullato la confisca di alcuni telefoni cellulari, poiché l'accusa non ha fornito la prova specifica e diretta del loro impiego nell'attività illecita, distinguendo così nettamente tra profitto e strumento del reato.
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Confisca per sproporzione: sì anche per la detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione di una somma di denaro trovata in possesso di un soggetto accusato di sola detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sull'impossibilità dell'imputato, privo di reddito, di giustificare la legittima provenienza del denaro, ritenuto sproporzionato rispetto alla sua condizione economica, respingendo la tesi difensiva che lo attribuiva all'indennità di disoccupazione della moglie.
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