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Art. 72 Codice Civile

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Rappresentante Supercondominio: No a divieti di ineleggibilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che un regolamento di supercondominio non può introdurre cause di ineleggibilità per la nomina del rappresentante di un singolo condominio. Nel caso specifico, l'assemblea aveva vietato la nomina a chi non fosse proprietario, a parenti di dipendenti o a chi avesse cause legali in corso contro il supercondominio. La Corte ha dichiarato illegittime queste clausole, poiché l'articolo 67 delle disposizioni di attuazione del codice civile, che regola la rappresentanza, è inderogabile. Pertanto, qualsiasi forma di ineleggibilità rappresentante supercondominio non prevista espressamente dalla legge è nulla. Hanno vinto i condomini che avevano impugnato la delibera.
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Recupero riposo giornaliero: no a permessi retribuiti
Un dipendente del settore vigilanza privata ha richiesto il pagamento di permessi retribuiti per non aver goduto del riposo giornaliero minimo di 11 ore. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il concetto di "recupero riposo giornaliero" previsto dal contratto collettivo si attua concedendo periodi di riposo più lunghi in un momento successivo, e non attraverso una riduzione dell'orario di lavoro con permessi pagati. La finalità della norma è tutelare la salute del lavoratore, garantendo un effettivo recupero psicofisico, non modificare la retribuzione.
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Indennità di malattia: obblighi datore primi 3 giorni
Una cooperativa sociale contestava l'obbligo di versare l'indennità di malattia per i primi tre giorni di assenza (periodo di carenza), sostenendo che il CCNL prevedesse solo un'integrazione a quanto versato dall'INPS, che in questo caso è nullo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la finalità della norma contrattuale è garantire al lavoratore il 100% della retribuzione. Pertanto, il datore di lavoro è tenuto a coprire interamente la retribuzione per i primi tre giorni, anche in assenza di indennità INPS da integrare.
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Oneri consortili: chi paga i debiti pregressi?
Un consorzio industriale ha richiesto al nuovo proprietario di un immobile il pagamento di oneri consortili maturati prima della vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza di una specifica previsione nello statuto del consorzio, i debiti pregressi restano a carico del venditore. La Corte ha chiarito che l'obbligo di pagare gli oneri consortili è un'obbligazione 'propter rem', che vincola il nuovo proprietario solo per le quote maturate dopo l'acquisto, e non può essere assimilata automaticamente alla disciplina del condominio.
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Spese ascensore condominio: chi paga la sostituzione?
La Corte di Cassazione ha stabilito che tutti i condòmini, inclusi i proprietari di locali al piano terra, devono contribuire alle spese per la sostituzione dell'ascensore se possono trarne un'utilità potenziale, come l'accesso a parti comuni. Una delibera che escludeva alcuni condòmini sulla base di un regolamento è stata annullata perché il regolamento stesso non prevedeva una deroga espressa e inequivocabile al criterio legale di ripartizione delle spese ascensore condominio, come previsto dall'art. 1124 c.c.
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Impugnazione delibera supercondominio: quando è nulla
Una recente sentenza ha annullato la delibera di un supercondominio perché all'assemblea erano stati convocati tutti i singoli proprietari anziché i rappresentanti dei singoli edifici, come previsto dalla legge. Il Tribunale ha chiarito che tale errore costituisce un vizio di convocazione che rende annullabile la decisione. L'analisi del caso sottolinea l'importanza delle corrette procedure per evitare l'impugnazione della delibera del supercondominio.
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Incarico provvisorio: quando la revoca è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un incarico provvisorio, conferito in attesa dell'esito di una selezione, cessa automaticamente con la conclusione della stessa. La successiva gestione del posto, resosi nuovamente vacante, rientra nella discrezionalità organizzativa del datore di lavoro, che non è obbligato a scorrere la graduatoria per un nuovo incarico ad interim. La Corte ha rigettato il ricorso di una dipendente che contestava la legittimità della cessazione del suo incarico e la successiva nomina di un altro collega.
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Simulazione acquisto: onere della prova col Fisco
Un contribuente si oppone a un accertamento fiscale basato sull'acquisto di un immobile, sostenendo una simulazione di acquisto che celava una donazione. La Cassazione chiarisce che per vincere la presunzione del Fisco non basta produrre un assegno non incassato o la dichiarazione del venditore. È necessario un quadro probatorio completo e criticamente valutato dal giudice, poiché tali elementi da soli sono considerati semplici indizi e non prove sufficienti a dimostrare la gratuità dell'atto.
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Accertamento sintetico: prova contraria e simulazione
In un caso di accertamento sintetico per l'acquisto di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che la difesa del contribuente, basata sulla simulazione dell'atto di compravendita (in realtà una donazione), non può fondarsi unicamente sulla mancata riscossione dell'assegno. Per superare la presunzione del Fisco, è necessario un quadro probatorio completo e concordante, che il giudice deve valutare criticamente nel suo insieme e non in modo frammentario. La sola dichiarazione del venditore o il mancato incasso non sono, da soli, sufficienti a dimostrare la gratuità dell'operazione.
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Compravendita simulata e Fisco: la prova contraria
La Corte di Cassazione analizza il caso di un accertamento fiscale basato su un acquisto immobiliare. Il contribuente sosteneva una compravendita simulata che nascondeva una donazione. La Corte ha stabilito che, per superare la presunzione del Fisco, non basta dimostrare il mancato incasso di un assegno o produrre una dichiarazione del venditore. È necessaria una valutazione complessiva di prove gravi, precise e concordanti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Convocazione assemblea condominio: l’email non basta
Una società impugnava una delibera condominiale sostenendo di non aver ricevuto l'avviso di convocazione, spedito tramite email ordinaria sulla base di un precedente accordo. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado avessero dato ragione al condominio, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Ha stabilito che le modalità di convocazione assemblea condominio previste dalla legge (PEC, raccomandata, fax, consegna a mano) sono inderogabili e non possono essere sostituite da una semplice email, neppure con il consenso del condomino, poiché tutelano interessi collettivi.
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Contestazione tardiva: licenziamento annullato
Un dipendente pubblico, licenziato per aver falsificato un certificato medico per giustificare un'assenza, ha ottenuto l'annullamento del licenziamento. Il Tribunale del Lavoro ha stabilito che l'amministrazione ha avviato il procedimento disciplinare troppo tardi rispetto a quando ha saputo dei fatti. Questa contestazione tardiva ha reso l'intero procedimento e il conseguente licenziamento illegittimi, portando alla reintegrazione del lavoratore.
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Polizza tutela legale condominio: è legittima?
Una condomina impugnava una delibera che approvava una polizza di tutela legale, sostenendo che violasse il diritto dei condomini dissenzienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la stipula di una polizza tutela legale condominio rientra nei poteri gestionali dell'assemblea. Tale spesa, finalizzata alla gestione generale delle parti comuni, non è legata a una lite specifica e quindi non viola l'art. 1132 c.c., dovendo essere ripartita tra tutti i condomini.
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Inquadramento superiore: la Cassazione sul diritto
Un dipendente di un ente pubblico economico, a cui erano state formalmente assegnate mansioni dirigenziali, si è visto negare il corrispondente inquadramento superiore dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, una volta accertato il conferimento formale dell'incarico, il giudice deve valutare la domanda di inquadramento e non può limitarsi a riconoscere solo le differenze retributive.
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Delibera supercondominio: annullabilità, non nullità
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla validità della delibera supercondominio. In un caso riguardante la mancata nomina del rappresentante di un edificio in un supercondominio con più di 60 partecipanti, la Suprema Corte ha stabilito che tale vizio procedurale non comporta la nullità della delibera, bensì la sua semplice annullabilità. La decisione ribalta i giudizi di merito e specifica che la sanzione per la mancata nomina è il ricorso all'autorità giudiziaria per la designazione, non l'invalidità assoluta delle decisioni prese. Viene inoltre precisato che un singolo condomino può impugnare la delibera solo se il rappresentante del suo edificio era assente, dissenziente o astenuto.
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