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Rappresentante Supercondominio: No a divieti di ineleggibilità

La Corte di Cassazione ha stabilito che un regolamento di supercondominio non può introdurre cause di ineleggibilità per la nomina del rappresentante di un singolo condominio. Nel caso specifico, l’assemblea aveva vietato la nomina a chi non fosse proprietario, a parenti di dipendenti o a chi avesse cause legali in corso contro il supercondominio. La Corte ha dichiarato illegittime queste clausole, poiché l’articolo 67 delle disposizioni di attuazione del codice civile, che regola la rappresentanza, è inderogabile. Pertanto, qualsiasi forma di ineleggibilità rappresentante supercondominio non prevista espressamente dalla legge è nulla. Hanno vinto i condomini che avevano impugnato la delibera.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 14453 Anno 2026
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Pubblicato il 29 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il regolamento può limitare la scelta del rappresentante?

Un recente intervento della Corte di Cassazione chiarisce i confini del potere dell’assemblea in materia di nomine. La sentenza analizza un caso di ineleggibilità rappresentante supercondominio, stabilendo un principio fondamentale: il regolamento non può introdurre limiti alla scelta del rappresentante che non siano già previsti dalla legge. Questa decisione protegge il diritto di ogni condominio di scegliere liberamente la persona che lo rappresenterà, senza vincoli arbitrari imposti dalla maggioranza.

I fatti: una delibera contestata

La vicenda nasce dalla delibera di un’assemblea di un Supercondominio. L’assemblea aveva approvato una modifica al regolamento, introducendo specifiche cause di ineleggibilità per la figura del rappresentante che ogni singolo edificio doveva nominare per partecipare alle riunioni del Supercondominio.

In particolare, il nuovo regolamento vietava la nomina a tre categorie di persone:

  1. Coloro che non erano proprietari di un immobile all’interno del condominio rappresentato.
  2. Parenti e affini di un dipendente del Supercondominio.
  3. Chiunque avesse una causa legale in corso contro il Supercondominio, indipendentemente dal ruolo processuale.

Alcuni condomini hanno ritenuto queste clausole ingiuste e limitanti. Per questo motivo, hanno impugnato la delibera davanti a un giudice, sostenendo che fosse illegittima.

La differenza tra Rappresentante e Amministratore

Il Supercondominio, per difendere la propria delibera, ha tentato di paragonare la figura del rappresentante a quella dell’amministratore. Per l’amministratore, infatti, la legge (articolo 71-bis disp. att. c.c.) prevede specifici requisiti di onorabilità e professionalità.

La Corte di Cassazione ha respinto questa analogia. Il rappresentante del singolo condominio non è un amministratore. Il suo ruolo è quello di ‘portavoce’: egli agisce sulla base di un mandato ricevuto dal proprio condominio, esprimendo una volontà già formata. Non ha poteri decisionali autonomi. L’amministratore, invece, è un organo con compiti gestionali complessi e responsabilità dirette.

Le motivazioni: perché i limiti all’ineleggibilità del rappresentante supercondominio sono illegittimi

La Corte ha basato la sua decisione su un punto cardine del diritto condominiale: l’inderogabilità di alcune norme. L’articolo 67 delle disposizioni di attuazione del codice civile regola la delega e la rappresentanza in assemblea. L’articolo 72 dello stesso testo stabilisce che le regole dell’articolo 67 non possono essere modificate dai regolamenti condominiali.

Questo significa che i condomini non possono introdurre limiti o condizioni non previsti dalla legge. La legge prevede solo limiti numerici (una persona non può avere troppe deleghe) e un divieto soggettivo specifico: la delega non può essere conferita all’amministratore. Non esistono altri divieti. Introdurre clausole che escludono non proprietari, parenti di dipendenti o persone in lite con il Supercondominio costituisce una violazione di questa norma inderogabile. Inoltre, vietare la nomina a chi ha una causa in corso viola il diritto fondamentale alla difesa, garantito dall’articolo 24 della Costituzione.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Supercondominio. Ha confermato che la delibera era illegittima nella parte in cui introduceva le nuove cause di ineleggibilità rappresentante supercondominio. Di conseguenza, il Supercondominio ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali. La sentenza riafferma che l’autonomia regolamentare del condominio non può spingersi fino a comprimere i diritti dei singoli e le prerogative di scelta garantite da norme di legge inderogabili. La libertà di ogni condominio di nominare il proprio rappresentante è un principio che non può essere limitato arbitrariamente.

Un regolamento di condominio può vietare a un non proprietario di essere nominato rappresentante?
No. Secondo la Cassazione, il regolamento non può introdurre cause di ineleggibilità non previste dalla legge. La legge non richiede che il rappresentante sia un proprietario.

È legale impedire la nomina a rappresentante a chi ha una causa contro il supercondominio?
No, è illegittimo. Un simile divieto non solo non è previsto dalla legge, ma limita anche il diritto costituzionale alla difesa legale.

Quali sono gli unici limiti che la legge impone alla scelta del rappresentante in assemblea?
La legge prevede solo due tipi di limiti: un limite numerico sul numero massimo di deleghe che una persona può ricevere e il divieto esplicito di conferire la delega all’amministratore del condominio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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