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art. 7 cod. proc. amm.

15 provvedimenti

Giurisdizione sui canoni concessori: privato contro Comune
Una società privata concessionaria di impianti di risalita funiviari ha convenuto in giudizio un Comune per non pagare le somme pattuite. L'impresa sosteneva la nullità dell'accordo per assenza di causa e oggetto, affermando la proprietà privata dei suoli e la natura sportiva del servizio. La Suprema Corte ha risolto la questione della giurisdizione sui canoni concessori stabilendo un principio fondamentale. Quando una controversia contesta alla radice la validità dell'intero rapporto amministrativo e l'esercizio del potere autoritativo, la competenza spetta al giudice amministrativo e non al tribunale ordinario. I giudici hanno dunque confermato la decisione dei gradi precedenti e rigettato il ricorso della società con condanna alle spese.
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Dal piccolo canale al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche
I comproprietari di un terreno hanno impugnato l'annullamento del loro permesso di costruire in sanatoria, deciso dal Comune a causa della vicinanza dell'edificio a un canale di scolo. I privati sostenevano che il canale non fosse un'acqua pubblica e che la causa spettasse al giudice ordinario o amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la competenza spetta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Il canale, infatti, fa parte di un bacino idrografico pubblico e l'opera edilizia interferisce direttamente con il regime delle acque. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso dei privati, confermando la giurisdizione speciale del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
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Risarcimento danni pubblica amministrazione: quale giudice?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un Comune davanti al Tribunale ordinario per ottenere il risarcimento danni pubblica amministrazione a causa del diniego illegittimo di completare un intervento edilizio. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del Comune, dichiarando la giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte ha stabilito che, quando il danno deriva dall'illegittimo esercizio di un potere pubblico discrezionale, la posizione del privato è di interesse legittimo pretensivo, devoluta alla giurisdizione amministrativa.
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Risarcimento danni da silenzio della PA: decide il TAR
Una rete di imprese ha chiesto il risarcimento danni da silenzio della PA per la mancata realizzazione di un impianto fotovoltaico, causata dal ritardo dell'Autorità pubblica nel rilasciare un nulla osta necessario per ottenere incentivi statali. Dopo che il Tribunale Amministrativo Regionale ha accertato il silenzio inadempimento, le imprese hanno citato la Pubblica Amministrazione davanti al giudice ordinario per ottenere il risarcimento dei danni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che, quando il danno deriva direttamente dall'omissione di un atto amministrativo discrezionale, la competenza spetta esclusivamente al giudice amministrativo e non a quello civile.
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Appalto Truccato: Risarcimento tra Privati dal Giudice Ordinario
Un'impresa, classificatasi seconda in un appalto pubblico, ha citato in giudizio l'azienda vincitrice per ottenere un risarcimento, sostenendo che l'aggiudicazione fosse frutto di illeciti. La convenuta ha eccepito la competenza del giudice amministrativo, data la natura pubblica della gara. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario. Il principio sancito è che una domanda di risarcimento danni proposta da un privato contro un altro privato, anche se legata a una procedura di appalto, rientra nella competenza del tribunale civile, poiché non contesta un atto della Pubblica Amministrazione ma un illecito tra privati. Vince la causa sulla giurisdizione l'impresa danneggiata.
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Immobile occupato: sì al risarcimento danni per inerzia della P.A.
Una società immobiliare chiede il risarcimento dei danni allo Stato per non aver sgomberato un suo edificio occupato abusivamente da centinaia di persone. La questione centrale è stabilire quale giudice abbia il potere di decidere: quello ordinario o quello amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce la competenza del giudice ordinario. La richiesta della società non contesta una decisione della Pubblica Amministrazione, ma lamenta la lesione del suo diritto di proprietà a causa della totale inattività degli organi preposti. Questo comportamento omissivo configura un illecito civile e giustifica una domanda di risarcimento danni per inerzia della P.A. ai sensi dell'art. 2043 del codice civile.
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Giurisdizione: atti attuativi contributo energia
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha chiarito i confini della giurisdizione in merito all'impugnazione degli atti attuativi del contributo straordinario contro il caro bollette. Una società del settore energetico aveva contestato i provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate che definivano le modalità di versamento del prelievo solidaristico. L'Agenzia e il Ministero sostenevano il difetto di giurisdizione, ma la Suprema Corte ha confermato che la competenza spetta al Giudice Amministrativo. Gli atti impugnati sono infatti qualificabili come provvedimenti amministrativi generali e non come pretese tributarie individuali, incidendo su interessi legittimi e non su diritti soggettivi tributari già cristallizzati.
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Revoca contributi pubblici: quando decide il giudice?
Un'azienda agricola si vede revocare un contributo pubblico per inadempimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19484/2024, conferma che la controversia sulla revoca contributi pubblici per violazioni successive alla concessione appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un diritto soggettivo del beneficiario e non di una valutazione discrezionale della P.A.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del giudice
Un proprietario privato ha agito in giudizio per la restituzione di terreni occupati illegittimamente dalla Pubblica Amministrazione e per il risarcimento dei danni. Il Consiglio di Stato ha riformato la decisione di primo grado, stabilendo che nessuna statuizione risarcitoria potesse essere emessa finché l'ente pubblico non avesse deciso se acquisire il bene (ex art. 42-bis T.U. Espropri) o restituirlo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha rigettato il ricorso, chiarendo la nozione di eccesso di potere giurisdizionale. Ha stabilito che il Consiglio di Stato non ha sconfinato nella discrezionalità amministrativa, poiché non ha imposto una scelta specifica, e non ha commesso 'arretramento', in quanto la sua decisione di attendere la scelta della P.A. rappresenta una scelta interpretativa interna alla giurisdizione, e non un rifiuto di tutela.
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Autodichiarazione non veritiera: esclusione concorso
Un professore vince un concorso universitario ma viene escluso dal Consiglio di Stato a causa di una autodichiarazione non veritiera su alcuni titoli nel suo curriculum. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato la decisione, stabilendo che il giudice amministrativo ha piena giurisdizione per accertare la non veridicità delle dichiarazioni essenziali per la partecipazione al concorso, senza necessità di un giudizio civile separato. La sentenza ribadisce il principio di autoresponsabilità dei candidati.
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Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
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Atti gestione processo: quando il giudice è insindacabile
Un gruppo di cittadini impugna il rinvio di una importante udienza, considerandolo un atto amministrativo lesivo del proprio diritto. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che gli atti gestione processo sono espressione della funzione giurisdizionale e non amministrativa. Pertanto, non possono essere sindacati dal giudice amministrativo, confermando il difetto assoluto di giurisdizione. I rimedi per contestare tali decisioni vanno cercati all'interno dello stesso processo civile.
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Decadenza alloggio pubblico: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un assegnatario di casa popolare contro la decadenza alloggio pubblico disposta per abbandono. La sentenza ribadisce che il controllo del giudice amministrativo sulla legittimità del provvedimento, basato su prove raccolte dall'amministrazione, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Lo status di rifugiato non esonera dal requisito della stabile occupazione dell'immobile.
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Concessioni balneari: limiti al potere del giudice
Una società di gestione balneare ha impugnato una decisione del Consiglio di Stato che, disapplicando le proroghe legislative nazionali, aveva confermato la scadenza della sua concessione demaniale marittima. La società lamentava un eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che i giudici avessero invaso la sfera del legislatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che interpretare le norme e disapplicare quelle interne in contrasto con il diritto dell'Unione Europea rientra pienamente nella funzione del giudice e non costituisce un vizio di giurisdizione.
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Giurisdizione revoca contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sulla revoca di contributi pubblici spetta al giudice ordinario quando l'ente erogatore contesta la mancanza di un requisito previsto dalla legge o dal contratto. Nel caso specifico, un'agenzia governativa aveva revocato un finanziamento a una società, sostenendo che l'attività imprenditoriale fosse iniziata prima della concessione del beneficio, violando il requisito di novità. Poiché la revoca non derivava da una valutazione discrezionale della P.A., ma da un mero accertamento di un presupposto, la controversia riguarda un diritto soggettivo e rientra nella competenza del tribunale civile.
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