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Art. 678 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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112 provvedimenti

Altri anni per Art. 678 Codice di Procedura Penale

Detenzione domiciliare negata: collaborare non scusa le evasioni
Il Tribunale di Sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare presentata da un collaboratore di giustizia, a cui era stata precedentemente revocata la stessa misura per gravi violazioni, tra cui l'allontanamento dal domicilio e l'uso di sostanze stupefacenti. Il condannato ricorreva in Cassazione, sostenendo che lo status di collaboratore escludesse il divieto triennale di concessione di nuovi benefici e lamentando la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Pur confermando che ai collaboratori di giustizia non si applica l'automatismo della preclusione triennale, la Corte ha stabilito che il giudice di merito ha legittimamente negato la detenzione domiciliare valutando l'incompatibilità concreta del soggetto con il regime esterno, visti i suoi precedenti comportamenti trasgressivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Legittimo impedimento a comparire: annullata la decisione
Il Detenuto, sottoposto alla misura della libertà vigilata, ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Egli aveva espresso la volontà di partecipare all'udienza davanti al Magistrato di Sorveglianza mentre era in carcere. Successivamente, veniva posto agli arresti domiciliari per un'altra causa. Il giudice, pur conoscendo la nuova condizione, ha celebrato l'udienza senza disporre la sua traduzione o partecipazione a distanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la detenzione domiciliare costituisce un legittimo impedimento a comparire. Di conseguenza, l'udienza celebrata in sua assenza è nulla. La Suprema Corte ha annullato i provvedimenti precedenti e ha ordinato un nuovo giudizio.
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Affidamento in prova al servizio sociale: ricorso errato salvato
Il Tribunale di Sorveglianza dichiarava l'esito negativo della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale per un condannato, a causa del mancato rispetto delle prescrizioni e della scarsa collaborazione. Il condannato proponeva ricorso per Cassazione lamentando vizi di notifica e di motivazione. La Suprema Corte, tuttavia, ha rilevato che contro tale provvedimento non è ammesso subito il ricorso per Cassazione, bensì l'opposizione davanti allo stesso Tribunale di Sorveglianza. In applicazione del principio di conservazione delle impugnazioni, la Corte non ha dichiarato inammissibile il ricorso, ma lo ha riqualificato come opposizione, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro per la corretta celebrazione del giudizio.
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Istanza di riabilitazione: l’archiviazione cancella il rigetto
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza di riabilitazione presentata da un cittadino, ritenendo che un'indagine per circonvenzione di incapace a suo carico dimostrasse l'assenza di buona condotta. Il cittadino ha fatto ricorso in Cassazione, dimostrando che quell'indagine era stata archiviata. La Cassazione ha stabilito che, contro il rigetto iniziale deciso senza udienza, si deve proporre opposizione allo stesso Tribunale e non ricorso in Cassazione. Tuttavia, applicando il principio di conservazione degli atti, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza per una nuova decisione in udienza.
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Permesso premio: no al diniego basato solo sul passato del reo
Il Tribunale di Sorveglianza di Ancona aveva negato la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidi. Il diniego si fondava esclusivamente sulla gravità dei reati passati e su una generica valutazione di pericolosità sociale, senza svolgere accertamenti aggiornati sui suoi attuali legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che, anche per i reati ostativi, la pericolosità non può essere presunta in modo assoluto. Il giudice ha il dovere di compiere un'istruttoria approfondita e aggiornata, acquisendo informazioni recenti dagli organi antimafia, anziché basarsi solo su elementi storici o rimandare la verifica a future istanze. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Omesso avviso al difensore di fiducia: annullata la revoca
Il Tribunale di sorveglianza aveva revocato la semilibert a un detenuto. Quest'ultimo aveva nominato un avvocato di fiducia tramite dichiarazione in carcere, ma il Tribunale, non accorgendosene, ha notificato la data dell'udienza solo a un difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo che l'omesso avviso al difensore di fiducia determina una nullit assoluta e insanabile dell'udienza e di tutti gli atti successivi, compresa la revoca della misura alternativa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di revoca e ha disposto un nuovo giudizio.
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Istanza di riabilitazione: no alla recidiva se il reato è estinto
Un cittadino ha presentato un'istanza di riabilitazione per ripulire la propria fedina penale da due vecchie sentenze. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo l'uomo recidivo e pretendendo il decorso di ben otto anni dall'ultima condanna. Il richiedente ha fatto ricorso, evidenziando che il primo reato era ormai estinto e che la seconda sentenza lo aveva dichiarato non punibile per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della recidiva, ha accolto il ricorso sotto il profilo procedurale: ha riqualificato l'atto come opposizione e ha rispedito gli atti al Tribunale di Sorveglianza di Palermo. Ora il tribunale locale dovrà rivalutare il caso in un'apposita udienza in contraddittorio, dando una concreta speranza al cittadino di ottenere la riabilitazione.
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Istanza di rinvio per PEC tardiva: il detenuto perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva l'annullamento della decisione del Tribunale di Sorveglianza. Quest'ultimo aveva negato la detenzione domiciliare poiché la pena residua superava i limiti di legge, non essendo ancora stato concesso lo sconto per liberazione anticipata. Il difensore del detenuto aveva inviato un'istanza di rinvio per PEC il giorno prima dell'udienza a causa della positività al Covid-19. Tuttavia, la richiesta non era confluita nel fascicolo cartaceo del giudice. La Cassazione ha stabilito che l'invio tardivo tramite PEC comporta il rischio, a carico del mittente, del mancato inserimento nel fascicolo. Di conseguenza, l'udienza svolta con un difensore d'ufficio è legittima e il ricorso è stato respinto.
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Riabilitazione penale: no al rifiuto automatico senza udienza
Una cittadina straniera ha richiesto la riabilitazione penale per una vecchia condanna del 2005. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda senza udienza, ritenendo ostativo un successivo reato archiviato per particolare tenuità del fatto. La donna ha fatto ricorso in Cassazione evidenziando la sua condotta esemplare, il lavoro stabile e l'integrazione familiare. La Suprema Corte ha accolto la tesi difensiva sotto il profilo procedurale: poiché il primo rifiuto è avvenuto senza udienza (de plano), il ricorso deve essere riqualificato come opposizione. Di conseguenza, la Cassazione ha trasmesso gli atti nuovamente al Tribunale di Sorveglianza di Trento per instaurare un regolare contraddittorio e riesaminare il caso.
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Riabilitazione penale: sì al beneficio anche se si è poveri
Il Tribunale di Sorveglianza negava la riabilitazione penale a un condannato perché non aveva risarcito le vittime né pagato le spese processuali. Il richiedente ricorreva in Cassazione evidenziando il proprio stato di totale indigenza, con reddito pari a zero, e l'impossibilità di rintracciare le persone offese a distanza di ventisette anni dai fatti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancanza assoluta di reddito giustifica il mancato adempimento delle obbligazioni civili e rimuove l'ostacolo alla concessione del beneficio. Inoltre, i giudici di merito avrebbero dovuto indicare come rintracciare le vittime anziché rigettare l'istanza in modo automatico. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento con rinvio per un nuovo esame.
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Misure alternative alla detenzione: no al rigetto automatico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione di misure alternative alla detenzione. Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda perché mancava l'indicazione del domicilio in cui scontare la misura. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la mancata indicazione iniziale del luogo di esecuzione non rende la richiesta inammissibile. L'inammissibilità immediata scatta solo se manca l'elezione di domicilio per ricevere le notifiche, non se il luogo di esecuzione viene documentato in un secondo momento. Il caso torna ora al Tribunale per una decisione ordinaria.
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Riabilitazione dalle misure di prevenzione: come fare ricorso
Il Sottoposto alla Misura ha chiesto la riabilitazione dalle misure di prevenzione dopo aver scontato quattro anni di sorveglianza speciale. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo non provata la rottura dei legami con la criminalità organizzata. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando la propria assoluzione definitiva e la condotta esemplare. La Suprema Corte non ha deciso sul merito, ma ha affrontato una questione procedurale: il ricorso contro il diniego di riabilitazione deve essere trattato come opposizione davanti allo stesso giudice di appello. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso e ha restituito gli atti alla Corte di Appello di Palermo per la decisione.
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