LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 67, comma 2 l. fall.

Pagina 3 di 3

47 provvedimenti

Pegno irregolare: la contestazione in primo grado
Una società bancaria sosteneva che un pagamento ricevuto non fosse revocabile in quanto derivante da un pegno irregolare. La società debitrice, in amministrazione straordinaria, ha contestato tale qualificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche una contestazione sintetica ma chiara in primo grado è sufficiente per poter discutere la natura del pegno in appello, respingendo il ricorso della banca e condannandola per lite temeraria.
Continua »
Azione revocatoria: quando il creditore è consapevole
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha esercitato l'azione revocatoria fallimentare, sostenendo che la creditrice fosse a conoscenza dell'insolvenza. La Cassazione ha confermato la revoca, chiarendo che la valutazione delle prove sulla conoscenza dello stato di decozione spetta al giudice di merito. Ha però corretto la data di decorrenza degli interessi sulla somma da restituire.
Continua »
Prova presuntiva: limiti del sindacato in Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso tra un istituto di credito e una grande società in amministrazione straordinaria. La sentenza analizza i confini del giudizio di legittimità sulla prova presuntiva, dichiarando inammissibile il motivo che mirava a una rivalutazione dei fatti per dimostrare la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca. Accoglie, invece, il motivo relativo alla corretta modalità di riproposizione in appello di un'eccezione assorbita in primo grado, cassando la sentenza impugnata su questo punto e rinviando alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Revocatoria fallimentare: il momento del pagamento
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di revocatoria fallimentare. In caso di escussione di un pegno, il momento rilevante per il calcolo del periodo sospetto non è quello dell'imputazione contabile della somma, ma quello della 'monetizzazione del pegno', ovvero della vendita del bene. Nel caso esaminato, una curatela fallimentare aveva agito contro una banca per revocare un pagamento, ma la Corte ha stabilito che la vendita dei titoli in pegno, avvenuta fuori dal periodo sospetto, costituiva il pagamento effettivo, rendendo l'azione inefficace.
Continua »
Simulazione assoluta e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti di alcuni immobili, confermando la sentenza d'appello che aveva dichiarato la simulazione assoluta dei contratti di vendita. Una società edile, poco prima di fallire, aveva venduto diverse proprietà a parenti e affini. Il curatore fallimentare ha agito in giudizio sostenendo che le vendite fossero fittizie, mirate a sottrarre i beni alla massa dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore, agendo come terzo, può provare la simulazione tramite presunzioni gravi, precise e concordanti (come la mancanza di prova del pagamento, i legami familiari e la tempistica sospetta), e che la dichiarazione di avvenuto pagamento nel rogito notarile non è vincolante nei suoi confronti.
Continua »
Azione revocatoria pagamenti: la Cassazione decide
Una società fornitrice ha impugnato in Cassazione la sentenza che accoglieva l'azione revocatoria pagamenti promossa dall'amministrazione straordinaria di una sua cliente. I pagamenti, avvenuti prima della dichiarazione di insolvenza, erano stati revocati. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la continuazione di fatto di un contratto non implica un subentro tacito da parte dei commissari e che anche l'IVA versata al fornitore è soggetta a revoca per tutelare la parità dei creditori.
Continua »
Revocatoria pagamenti: quando la prassi salva i canoni
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto la revocatoria dei pagamenti dei canoni di locazione effettuati a favore della società locatrice nel cosiddetto 'periodo sospetto'. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che i pagamenti, sebbene avvenuti con un leggero ritardo rispetto alle scadenze contrattuali, erano esenti da revocatoria. La decisione si basa sulla dimostrazione di una prassi consolidata e tollerata tra le parti, che ha reso tali pagamenti conformi ai 'termini d'uso' previsti dalla legge fallimentare, assorbendo la questione della conoscenza dello stato di insolvenza.
Continua »