Un creditore promuove un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da una società, poi fallita, a favore del fratello del garante. Il Tribunale accoglie la domanda, ma la Corte d'Appello riforma la decisione escludendo l'accordo fraudolento. Il Curatore fallimentare propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso improcedibile: il ricorrente non ha depositato la relata di notifica della sentenza d'appello insieme alla copia autentica della stessa. Inoltre, l'impugnazione è stata notificata oltre il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della sentenza, calcolato tenendo conto della sospensione straordinaria dei termini dovuta all'emergenza sanitaria da COVID-19. Di conseguenza, la decisione d'appello favorevole all'acquirente dell'immobile diventa definitiva.
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