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Art. 656 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

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462 provvedimenti

Altri anni per Art. 656 Codice di Procedura Penale

Condannato irreperibile: no al rigetto senza udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità emesso senza udienza nei confronti di un condannato irreperibile che aveva richiesto una misura alternativa alla detenzione. La Suprema Corte ha stabilito che la condizione di irreperibilità non permette una decisione 'de plano' basata sulla mancata elezione di domicilio, ma impone la celebrazione di un'udienza in contraddittorio, garantendo il diritto di difesa. Il caso è stato rinviato al Tribunale di Sorveglianza per un nuovo esame nel rispetto delle corrette procedure.
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Relazione UEPE: necessaria per l’affidamento in prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava una misura alternativa alla detenzione. Il motivo è la mancata acquisizione della relazione UEPE, ritenuta indispensabile per valutare la richiesta del condannato. Senza tale relazione, la decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata giudicata contraddittoria, poiché basata su presupposti che proprio la relazione UEPE avrebbe dovuto accertare, come la revisione critica del passato e il contesto socio-familiare.
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Detenzione domiciliare ultrasettantenni: la Cassazione
La Cassazione, con Sentenza n. 34479/2025, rigetta il ricorso del PM. Chiarisce che la nuova procedura di detenzione domiciliare ultrasettantenni (art. 656 co. 9-bis c.p.p.) si applica solo a chi è già in custodia cautelare, non a tutti i condannati liberi sopra i 70 anni, per evitare disparità di trattamento.
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Pericolosità sociale: quando blocca le misure alternative
La richiesta di un condannato per misure alternative alla detenzione è stata respinta a causa della sua conclamata pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come i precedenti penali, lo status di irregolarità in Italia e la mancanza di un lavoro e di una residenza stabili costituiscano validi indicatori per una prognosi negativa, rendendo l'appello inammissibile.
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Notifica irreperibili: no ricerche all’estero
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una notifica irreperibili a un condannato espulso all'estero. La sentenza chiarisce che l'autorità giudiziaria non è obbligata a svolgere ricerche nel paese di origine del condannato se non ne conosce l'indirizzo preciso. Viene inoltre confermata la legittimità della notifica dell'ordine di esecuzione al difensore del giudizio di merito, come previsto specificamente dalla legge per questa fase.
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Misure alternative: competenza del Tribunale di Sorveglianza
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova. Durante il procedimento, è sopravvenuta una nuova condanna cumulativa. Il Tribunale di Sorveglianza ha deciso su tutte le pene, negando l'affidamento. La Cassazione ha confermato, stabilendo che la competenza del Tribunale si estende automaticamente alle nuove pene (perpetuatio jurisdictionis) senza necessità di un nuovo avviso, e che la valutazione sull'idoneità del percorso rieducativo è una decisione di merito non sindacabile se ben motivata.
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Pene sostitutive: conta la pena inflitta, non residua
Un condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione ha richiesto l'applicazione delle pene sostitutive, sostenendo che si dovesse considerare la pena residua da scontare al netto del presofferto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'ammissibilità alle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia, il calcolo deve basarsi esclusivamente sulla pena inflitta con la sentenza di condanna, e non sulla pena residua. La detenzione cautelare già scontata non rileva ai fini dell'accesso al beneficio, ma solo per il successivo scomputo dalla pena da eseguire.
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Misura cautelare e revoca: la valutazione del giudice
La Cassazione annulla la revoca automatica degli arresti domiciliari esecutivi a seguito di una nuova misura cautelare. Il giudice deve valutare la compatibilità considerando tutti gli elementi, non basandosi su un automatismo, specialmente se i nuovi fatti sono antecedenti alla misura in corso.
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Pene sostitutive: il giudicato preclude la richiesta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2357/2024, ha stabilito che il diniego di una pena sostitutiva in fase di cognizione, basato su una valutazione negativa della personalità dell'imputato, crea un effetto preclusivo (giudicato) che si estende a tutte le altre pene sostitutive. Tale effetto impedisce di chiederne l'applicazione in fase di esecuzione, anche se introdotte da una normativa più favorevole successiva, a meno che non vengano presentati elementi di novità significativi.
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Pene sostitutive Cartabia: applicabili post-giudicato?
La Corte di Cassazione stabilisce che le nuove pene sostitutive della Riforma Cartabia sono applicabili anche se la sentenza di condanna è diventata definitiva dopo l'entrata in vigore della riforma stessa. Un imputato si era visto negare la sostituzione della pena con lavori di pubblica utilità dal giudice dell'esecuzione, che riteneva la norma non vigente al momento del processo. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il momento determinante è la data in cui la sentenza diventa irrevocabile (giudicato). Se successiva alla riforma, il condannato ha diritto a chiedere l'applicazione delle norme più favorevoli.
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Notifica ordine esecuzione irreperibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo, condannato in assenza e poi dichiarato irreperibile, che lamentava la mancata conoscenza dell'ordine di esecuzione. La Corte ha stabilito che la notifica dell'ordine di esecuzione a un irreperibile non è richiesta, poiché le garanzie previste dalla legge non si estendono a chi si è reso volontariamente introvabile. Inoltre, ha ribadito che per contestare la validità di un processo svoltosi in assenza, lo strumento corretto è la rescissione del giudicato e non l'incidente di esecuzione.
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Misura alternativa dall’estero: si può chiedere?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di una misura alternativa dall'estero presentata da un cittadino straniero. La Corte ha stabilito che, sebbene la presenza fisica in Italia non sia un requisito per presentare la domanda, è indispensabile fornire prove concrete sulla fattibilità del programma di reinserimento nel territorio nazionale. Poiché il richiedente non ha fornito dettagli su tempi, modi del rientro e condizione lavorativa, il ricorso è stato respinto, sottolineando l'importanza di dimostrare la concreta possibilità di esecuzione della misura.
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Affidamento in prova: lavoro non indispensabile
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un condannato disoccupato. La sentenza chiarisce che, sebbene l'assenza di un'attività lavorativa non sia di per sé un ostacolo insuperabile, essa deve essere bilanciata dalla dimostrazione di un concreto percorso di reinserimento sociale, come il volontariato o altre attività socialmente utili, che nel caso specifico non sono state provate.
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Cumulo parziale: la Cassazione chiarisce il calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che contestava il ricalcolo della sua pena tramite la tecnica del cumulo parziale. L'uomo, dopo aver commesso nuovi reati a seguito di un periodo di detenzione, si opponeva al nuovo provvedimento di esecuzione delle pene. La Corte ha stabilito che, in presenza di reati commessi in momenti diversi e separati da una carcerazione, il Pubblico Ministero deve correttamente procedere con cumuli parziali distinti, non potendosi limitare a una mera sottrazione della pena ridotta dal giudice dell'esecuzione.
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Affidamento in prova: no senza residenza stabile
Un uomo condannato per reati di droga ha richiesto l'affidamento in prova. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta poiché il soggetto, cittadino straniero, non aveva una residenza stabile, un lavoro o legami sociali in Italia, rendendo impossibile una valutazione sul suo percorso di rieducazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso inammissibile perché una domanda di affidamento in prova priva di questi elementi fondamentali è manifestamente infondata.
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Esecuzione pene sostitutive: chi è competente?
La Corte di Cassazione interviene su un caso di errata attribuzione di competenza in materia di esecuzione pene sostitutive. Un Magistrato di sorveglianza, dopo aver convertito una pena pecuniaria in detenzione domiciliare, aveva trasmesso gli atti al Pubblico Ministero per l'esecuzione. La Suprema Corte ha dichiarato tale provvedimento 'abnorme', ribadendo che, a seguito della Riforma Cartabia, l'organo esclusivo per l'esecuzione di pene come la detenzione domiciliare è il Magistrato di sorveglianza stesso, creando altrimenti una paralisi procedurale insanabile.
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Esecuzione pena all’estero: la Cassazione decide
Un cittadino italiano residente in Germania si è visto negare la possibilità di scontare la pena tramite una misura alternativa per mancanza di domicilio in Italia. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il giudice deve sempre valutare la possibilità di esecuzione della pena all'estero in un altro Stato dell'UE, come previsto dalla normativa europea sul reciproco riconoscimento, per favorire il reinserimento sociale del condannato.
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Revoca detenzione domiciliare: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la revoca della detenzione domiciliare a un soggetto che si era allontanato da casa e aveva tentato di ingannare le autorità. La sentenza sottolinea che la valutazione non si basa sul singolo episodio, ma sulla condotta complessiva del condannato, che deve dimostrare affidabilità. La revoca della detenzione domiciliare è legittima quando il comportamento, inclusi episodi passati, rivela un'incompatibilità con la finalità della misura alternativa.
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Pene sostitutive: limiti di cumulo e revoca
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un giudice dell'esecuzione che aveva revocato la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità. Il giudice aveva erroneamente applicato un limite di cumulo di tre anni anziché quello di quattro, introdotto dalla Riforma Cartabia, e si era rifiutato di calcolare il periodo di pena già scontato (presofferto). La Suprema Corte ha ribadito che il calcolo del presofferto è competenza del giudice e che la revoca delle pene sostitutive può avvenire solo nei casi tassativamente previsti dalla legge, non per superamento dei limiti in fase di cumulo.
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Giudicato straniero: limiti del giudice esecutivo
La Cassazione chiarisce che il giudice dell'esecuzione non può modificare la qualificazione giuridica dei reati già accertata in una sentenza definitiva di riconoscimento di un giudicato straniero. Il caso riguardava una condanna francese per associazione a delinquere e riciclaggio, dove la Corte d'Appello, in fase esecutiva, aveva illegittimamente scisso il reato associativo, violando il principio di intangibilità del giudicato.
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