Una persona, condannata per furto e autoriciclaggio per aver investito fondi illeciti in polizze vita, ricorre in Cassazione. La Corte conferma il reato di autoriciclaggio, specificando che mescolare denaro illecito con fondi leciti in prodotti finanziari è un'azione idonea a ostacolare la tracciabilità. Tuttavia, annulla la decisione sul diniego della sospensione condizionale della pena, poiché la condannata, ultra settantenne, rientrava nei limiti di legge per ottenere il beneficio.
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